Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14918 del 19/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14918 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: GALLO DOMENICO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da
Sanfilippo Matteo, nato a Monza il 5/9/1963
avverso la sentenza 11/4/2014 della Corte d’appello di Firenze, sezione
penale;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Domenico Gallo;
udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore generale,
Carmine Stabile, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito per l’imputato, l’avv. Luigi Tartaglino che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso;

RITENUTO IN FATTO

1.

Con sentenza in data 11/4/2014, la Corte di appello di Firenze, in

parziale riforma della sentenza del Tribunale di Arezzo, in data 19/7/2010,
esclusa l’aggravante di cui all’art. 61 n. 7 cod. pen., riduceva pena inflitta a
Sanfilippo Matteo, rideterminandola in mesi otto di reclusione ed C. 600,00
di multa.

1

Data Udienza: 19/03/2015

3.

Avverso tale sentenza propone ricorso l’imputato per mezzo del suo

difensore di fiducia, sollevando tre motivi di gravame con i quali deduce:
3.1

Violazione di norme processuali stabilite a pena di nullità,

riproponendo l’eccezione di nullità del giudizio di primo grado per la nullità
del decreto di irreperibilità, non avendo i Carabinieri effettuato ricerche
adeguate dell’imputato, al quale fu regolarmente notificato, presso il
domicilio indicato come luogo di residenza (Torino, via degli Ulivi, 17),

3.2

Violazione dell’art. 519 cod. proc. pen. per non essere stata

notificata all’imputato contumace la circostanza aggravante di cui all’art. 61
n. 7 cod. pen. contestata dal RM. in udienza;
3.3

Vizio della motivazione per non aver la sentenza impugnata risposto

alle censure in punto di elemento soggettivo e per non aver motivato in
punto di diniego di generiche e dosimetria della pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Il ricorso è infondato.

2.

Per quanto riguarda il primo motivo in punto di nullità del decreto di

irreperibilità, le censure sono manifestamente infondate. La Corte
territoriale ha già respinto le medesime doglianze sollevate con l’appello,
osservando che dalla nota dei Carabinieri della stazione di Torino del 18
aprile 2008, emergeva che erano state ritualmente effettuate le ricerche
dell’imputato in conformità all’art. 159 cod. proc. pen. Pertanto
correttamente veniva emesso il decreto di irreperibilità ed il fatto che due
anni dopo l’estratto di sentenza fosse stato regolarmente notificato
all’imputato nel luogo di residenza non valeva ad escludere che egli si sia
rreso – medio tempore – irreperibile.

2.

Ugualmente infondate sono le censure sollevate con il secondo

motivo in punto di contestazione dell’aggravante di cui all’art. 61 n. 7 cod.
pen. La Corte d’appello, proprio perchè ha accolto sotto questo profilo le
doglianze dell’imputato, ha correttamente escluso l’aumento di pena
determinato dall’applicazione dell’aggravante non regolarmente contestata.

2

l’estratto contumaciale della sentenza.

Di conseguenza il ricorrente non ha più motivo di dolersi di non aver
ricevuto la comunicazione della contestazione dell’aggravante effettuata dal
RM. nel corso del dibattimento di primo grado.

3.

Per quanto riguarda le censure relative all’elemento soggettivo, dalla

motivazione della sentenza impugnata emerge chiaramente, nella
descrizione della condotta, la sussistenza dell’elemento soggettivo del reato

fornire informazioni/rassicurazioni idonee a trarre in inganno la parte lesa.

4.

Infine sono infondate anche le censure in punto di diniego delle

generiche e di dosimetria della pena, in quanto la sentenza di primo grado
ha correttamente motivato sul punto, osservando che:

<>.

A fronte di questa

considerazioni, le doglianze sollevate con l’atto d’appello (risulta in atti che
un parziale recupero della merce venduta sia stato conseguito e ciò
attrenua la portata dei fatti se non li scrimina), risultano inammissibili per
genericità. Pertanto nessuna censura può essere sollevata alla sentenza
id’appello per non aver preso in considerazione la richiesta.

5.

Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che

rigetta il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere condannato al
pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso, il 19 marzo 2015

Il Consiciliere estensore

Il Presidente

di truffa, che nel caso di specie deriva dalla consapevolezza dell’agente di

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