Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14915 del 19/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14915 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CASTAGNELLA FRANCESCO N. IL 30/08/1977
avverso la sentenza n. 791/2011 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 20/03/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARD
Udito il Procuratore Geigerale in persona 4el Dott.
Cu_
evt‘s tcYLIAD °,
che ha concluso per r .,_ ex,c

7.

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor

Data Udienza: 19/03/2015

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Castagnella Francesco ricorre per cassazione – a mezzo del suo
difensore – avverso la sentenza della Corte di Appello di Reggio Calabria
del 20.3.2014, che, in parziale riforma della pronuncia del G.U.P. del
locale Tribunale, ha dichiarato non doversi procedere nei suoi confronti in
ordine ai reati di danneggiamento e furto aggravato di cui ai capi B) e C)

di tentata estorsione aggravata dall’art. 7 D.L. n. 152/1991 e furto in
abitazione contestati ai capi A) e D) della rubrica, riducendo la pena.
2. Propone diversi motivi di ricorso.
2.1. Col primo motivo, deduce il vizio della motivazione della
sentenza impugnata con riferimento al mancato riconoscimento della
desistenza volontaria, avuto riguardo al fatto che il Castagnella si sarebbe
spontaneamente costituito alle forze di polizia, interrompendo l’azione
criminosa.
Il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 606 comma 3 cod. proc.
pen., perché dedotto per la prima volta col ricorso per cassazione.
Invero, la doglianza non risulta essere stata previamente dedotta come
motivo di appello, come si evince dal riepilogo dei motivi di gravame
riportato nella sentenza impugnata (p. 7-8), che l’odierno ricorrente
avrebbe dovuto contestare specificamente nell’odierno ricorso, se
incompleto o comunque non corretto.
In ogni caso, la censura è inammissibile anche per nonautosufficienza del ricorso sul punto, in quanto il ricorrente non allega il
menzionato verbale di costituzione del Castagnella in data 23.1.2006,
posto a base della doglianza.
2.2. Col secondo motivo di ricorso, deduce l’inosservanza e l’erronea
applicazione della legge, nonché il vizio della motivazione della sentenza
impugnata con riferimento alla ritenuta responsabilità dell’imputato in
ordine ai delitti di furto contestati al capo D) della rubrica. Deduce, in
particolare, che i giudici di merito non avrebbero argomentato sulle
ragioni per le quali i furti commessi andrebbero ascritti all’autore delle
lettere estorsive inviate alla persona offesa.
La censura è inammissibile, in quanto sottopone alla Corte profili

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della rubrica, confermando il giudizio di responsabilità per i residui reati

relativi al merito della valutazione delle prove, che sono insindacabili in
sede di legittimità, quando – come nel caso di specie – risulta che i
giudici di merito hanno esposto in modo ordinato e coerente le ragioni
che giustificano la loro decisione (richiamando, tra l’altro, il nesso
significativo tra gli episodi di furto e il contenuto delle lettere minatorie
spedite alla p.o. e inviate dall’imputato: v. pp. 6-7 della sentenza di

escludersi tanto la mancanza quanto la manifesta illogicità della
motivazione, vizio quest’ultimo che, per essere deducibile nel giudizio di
cassazione, deve essere «di macroscopica evidenza», «percepibile “ictu

ocull”» (cfr. Cass., sez. un., n. 24 del 24.11.1999 Rv 214794; Sez. un.,
n. 47289 del 24/09/2003 Rv. 226074), ciò che – nel caso di specie deve senz’altro escludersi.
2.3. Col terzo motivo di ricorso, deduce l’inosservanza e l’erronea
applicazione della legge, nonché il vizio della motivazione della sentenza
impugnata con riferimento alla ritenuta sussistenza dell’aggravante di cui
all’art. 7 D.L. n. 152 del 1991. Deduce, in particolare, che i giudici di
merito non avrebbero motivato in ordine all’appartenenza dell’imputato
ad associazione di tipo mafioso.
La censura è manifestamente infondata, avendo i giudici di merito
motivato in ordine alla sussistenza dell’aggravante de qua con riferimento
all’adozione del c.d. “metodo mafioso” (peraltro da parte di soggetto già
condannato per partecipazione ad associazione mafiosa). La motivazione
sul punto risulta esente da vizi logici e giuridici ed è, pertanto,
insindacabile in sede di legittimità.
2.4. Col quarto motivo di ricorso, deduce il vizio della motivazione
della sentenza impugnata con riferimento alla determinazione della pena
e al diniego delle invocate attenuanti. Deduce, in particolare, che i giudici
di merito non avrebbero tenuto conto del decreto in data 14.12.2011, col
quale il Tribunale di Reggio Calabria ebbe a revocare la misura della
sorveglianza speciale di P.S. nei confronti del Castagnella, dando atto
della cessata pericolosità sociale dello stesso.
Anche questa censura è inammissibile, perché sottopone alla Corte
profili relativi al merito, che sono insindacabili in sede di legittimità,

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appello e pp. 12-13 della sentenza di primo grado), sicché deve

quando – come nel caso di specie – risulta che i giudici di merito hanno
esposto in modo coerente le ragioni che giustificano la loro decisione
(richiamando, tra l’altro, i gravi precedenti penali dell’imputato), sicché
deve senz’altro escludersi la manifesta illogicità della motivazione.
3. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese

determinata equitativamente come in dispositivo.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione
Penale, addì 19 marzo 2015.

processuali e – considerati i profili di colpa – della sanzione pecuniaria

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