Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14903 del 19/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14903 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: LOMBARDO LUIGI GIOVANNI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GIOVANNINI GIANLUCA N. IL 28/02/1966
avverso la sentenza n. 1798/2003 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 18/01/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 19/03/2015 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. LUIGI GIOVANNI LOMBARD
Udito il Procuratore G erale in persona del
`R..s.,Q,u.t
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv-711-A,

rote4,,

Lc-LeAill-9,

412

et..A

Data Udienza: 19/03/2015

RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1. Giovannini Gianluca ricorre per cassazione – a mezzo del suo
difensore – avverso la sentenza della Corte di Appello di Bologna del
18.1.2013, che ha confermato la pronuncia del G.I.P. del locale
Tribunale, emessa in esito a giudizio abbreviato, con la quale è stato
condannato alle pene di legge per il delitto di usura continuata aggravata

2. Col ricorso, deduce l’inosservanza e l’erronea applicazione della
legge, nonché il vizio della motivazione della sentenza impugnata con
riferimento alla ritenuta sussistenza del delitto di usura. Deduce, in
particolare, che le dichiarazioni rese dai due testimoni (persone offese)
non sarebbero attendibili, stante la loro discrepanza circa la somma
erogata in prestito (20 milioni o 24-25 milioni di lire); che non si
comprende come, sussistendo in ipotesi l’usura per il Giovannini, non sia
stata chiamata a rispondere della stessa anche Ercolessi Luana, che curò
di scontare in banca le cambiali rilasciate dai coniugi Codifava ed emise
due assegni bancari da lire 10 milioni ciascuno in favore del Giovannini e
da questi girati ai Codifava; che, nella specie, non sarebbe configurabile
alcuna usura dal momento che il Giovannini consegnò ai coniugi Codifava
l’importo di lire 24 milioni (due assegni da lire 10 milioni ciascuno e lire 4
milioni in contanti) e che il maggiore importo – pari a 30 milioni di lire emesso in cambiali dalle persone offese serviva a ripagare la banca per lo
sconto dei titoli.
3. La censura è inammissibile.
Va premesso che, secondo la giurisprudenza pacifica di questa Corte
in tema di inammissibilità del ricorso per cassazione, i motivi devono
ritenersi generici non solo quando risultano intrinsecamente
indeterminati, ma altresì quando difettino della necessaria correlazione
con le ragioni poste a fondamento del provvedimento impugnato,
risultando così “aspecifici” (Cass., Sez. 5, n. 28011 del 15/02/2013 Rv.
255568; Cass., Sez. 2, n. 36406 del 27/06/2012 Rv. 253893); cosicché è
inammissibile il ricorso per cassazione che manchi la correlazione tra le
ragioni argomentate della decisione impugnata e quelle poste a
fondamento dell’atto d’impugnazione, che non può ignorare le

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in danno dei coniugi Codifava.

affermazioni del provvedimento censurato (cfr., ex plurimis, Cass., Sez.
2, n. 19951 del 15/05/2008 Rv. 240109) e non può risolversi nella
pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello e puntualmente
disattesi dalla Corte di merito (Cass., Sez. 6, n. 20377 del 11/03/2009
Rv. 243838).
Ai fini della validità del ricorso per cassazione è, pertanto, necessario

della sentenza impugnata; con la conseguenza che se, da un lato, il
grado di specificità dei motivi non può essere stabilito in via generale ed
assoluta, dall’altro, esso esige pur sempre – a pena di inammissibilità del
ricorso – che alle argomentazioni svolte nella sentenza impugnata
vengano contrapposte quelle del ricorrente, volte ad incrinare il
fondamento logico-giuridico delle prime.
È quindi onere del ricorrente, nel chiedere l’annullamento del
provvedimento impugnato, prendere in considerazione gli argomenti
svolti dal giudice di merito e sottoporli a critica, nei limiti – s’intende delle censure di legittimità.
Nella specie, la Corte di Appello, nel rispondere ai motivi di gravame,
ha spiegato con sufficiente chiarezza come sia provato che i Codifava
emisero cambiali per 30 milioni, ricevendo in cambio, dall’imputato,
assegni per soli 20 milioni (in particolare, due assegni da 10 milioni
ciascuno); come non vi sia prova che il Giovannini consegnò ai coniugi
ulteriori lire 4 milioni in contanti e come sia del tutto irrilevante l’entità
della somma richiesta in prestito al Giovannini (in relazione all’importo
della quale v’è discrasia tra le dichiarazioni dei due coniugi), rilevando
unicamente il fatto che agli stessi fu consegnata la somma di 20 milioni di
lire, a fronte di cambiali per 30 milioni. La Corte territoriale ha pure
spiegato come, alla stregua delle prove acquisite, la Ercolessi risulti
essere stata semplice intermediaria, senza contropartita, tra il Giovannini
e la banca ai fini dello sconto delle cambiali, in quanto tutte le somme da
lei ottenute dalla banca furono consegnate al Giovannini.
Orbene, a fronte di tale precisa e coerente ricostruzione del fatto, il
ricorrente formula censure che non prendono compiutamente in esame le
argomentazioni svolte dai giudici di merito nel provvedimento impugnato,

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che le ragioni sulle quali esso si fonda siano correlate con la motivazione

risultando così generiche e, quindi, inammissibili, limitandosi a proporre a
questa Corte una ricostruzione dei fatti alternativa rispetto a quella dei
giudici di merito.
Nella sostanza, il ricorrente sottopone alla Corte di profili relativi al
merito della valutazione delle prove, che sono insindacabili in sede di
legittimità, quando – come si è veduto – risulta che i giudici di merito

loro decisione, sicché deve escludersi tanto la mancanza quanto la
manifesta illogicità della motivazione, vizio quest’ultimo che, per essere
deducibile nel giudizio di cassazione, deve essere «di macroscopica
evidenza», «percepibile “ictu ocu/i”» (cfr. Cass., sez. un., n. 24 del
24.11.1999 Rv 214794; Sez. un., n. 47289 del 24/09/2003 Rv. 226074),
ciò che – nel caso di specie – deve senz’altro escludersi.
4. Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile, con
conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e – considerati i profili di colpa – della sanzione pecuniaria
determinata equitativamente come in dispositivo.
P. Q. M.
La Corte Suprema di Cassazione
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di euro mille alla Cassa delle
ammende.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Seconda Sezione
Penale, addì 19 marzo 2015.

hanno esposto in modo ordinato e coerente le ragioni che giustificano la

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