Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14891 del 17/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14891 Anno 2015
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: PELLEGRINO ANDREA

Data Udienza: 17/03/2015

SENTENZA
Sui ricorsi rispettivamente proposti nell’interesse di
Pace Antonino, n. ad Agrigento il 13.03.1965, rappresentato e
assistito dall’avv. Calogero Meli, di fiducia
Pace Domenico, n. ad Agrigento il 02.05.1974, rappresentato e
assistito dall’avv. Antonio Impellizzeri, di fiducia
Pace Totuccio, n. ad Agrigento il 03.07.1968, rappresentato e
assistito dall’avv. Antonio Impellizzeri e dall’avv. Calogero Meli, di
fiducia
avverso la sentenza della Corte d’appello di Palermo, sesta sezione
penale, n. 739/2013, in data 04.04.2014;
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed i ricorsi;
sentita la relazione della causa fatta dal consigliere dott. Andrea
Pellegrino;

1

udita la requisitoria del Sostituto procuratore generale dott. Eduardo
Vittorio Scardaccione che ha concluso chiedendo l’annullamento con
rinvio limitatamente alla determinazione della pena;
sentite le discussioni dei difensori, avv. Antonio Impellizzeri e avv.
Calogero Meli che hanno chiesto l’accoglimento dei rispettivi ricorsi.

1. Con sentenza n. 4162/2013, in data 07.11.2012, la Suprema Corte,
sesta sezione penale, annullava nei confronti degli odierni ricorrenti Pace
Antonino, Pace Domenico e Pace Totuccio (oltre Scibetta Vincenzo, la cui
posizione è stata separata) la sentenza della Corte d’appello di Palermo
n. 866/2010 in data 07.03.2011, in relazione al reato di cui al capo A
(art. 74 d.P.R. n. 309/1990) con rinvio ad altra sezione della predetta
Corte d’appello per nuovo giudizio; con la medesima pronuncia, la
Suprema Corte annullava senza rinvio la sentenza impugnata in
relazione al capo Y (art. 453 cod. pen.) nei confronti di Pace Antonino e
Pace Domenico perché il fatto non sussiste e in relazione al capo X (art.
697 cod. pen.) nei confronti di Pace Antonino perché il reato è estinto
per prescrizione, con rigetto nel resto.
1.1. Con riferimento al capo A, la Suprema Corte riconosceva come si
fosse in presenza “di un insieme di elementi … che non davano
consistenza all’ipotesi di una “struttura associativa”, bensì a rapporti
episodici tra persone collegate dal comune interesse all’attività di
spaccio al dettaglio di stupefacenti, la cui prova è incontrovertibilmente
fondata dall’esito delle conversazioni intercettate le quali potrebbero dar
consistenza – all’esito di un rinnovato giudizio di merito a carico di
Domenico Pace e di altri correi – a ulteriori coinvolgimenti a titolo di
concorso in cessioni di stupefacente, ma non appaiono essere di per sé
solo idonee a dimostrare l’esistenza di uno stabile sodalizio criminoso. E’
per tale esclusiva ragione che la sentenza impugnata va annullata con
rinvio ad altra sezione della Corte d’appello di Palermo per un nuovo
giudizio, in ordine al diverso inquadramento delle ulteriori condotte
accertate in un’eventuale ipotesi di concorso nei reati di commercio di
stupefacenti”.
2. Con sentenza in data 04.04.2014, la Corte d’appello di Palermo,
investita in sede di rinvio, dichiarava la nullità della sentenza emessa in

RITENUTO IN FATTO

primo grado dal Tribunale di Agrigento in data 22.07.2009 nella parte in
cui dichiarava la penale responsabilità, tra gli altri, di Pace Antonino,
Pace Domenico e Pace Totuccio in ordine al reato di cui al capo A (art.
74 d.P.R. n. 309/1990), disponendo la trasmissione degli atti al pubblico
ministero in relazione a fatti diversi da quelli contestati, ascrivibili ai
predetti e da qualificarsi giuridicamente ai sensi dell’art. 73 d.P.R. n.
309/1990.

– a Pace Totuccio, in relazione al capo H), in anni quattordici, mesi due di
reclusione ed euro 60.000,00 di multa;
– a Pace Domenico, in relazione ai capi B), C), D), E), H), I), L), N), P) e
U), già unificati sotto il vincolo della continuazione, in anni quattordici,
mesi tre di reclusione ed euro 47.300,00 di multa;
-a Pace Antonino, in relazione al capo X (artt. 81 cod. pen., 1, 2, 4 e 7 I.
895/1967), in anni sei di reclusione ed euro 1.500,00 di multa;
– a Scibetta Vincenzo, in relazione al capo G), in anni tre di reclusione ed
euro 900,00 di multa.
3.

Avverso detta sentenza, vengono proposti distinti ricorsi per

cassazione nell’interesse di Pace Antonino, Pace Domenico, Pace
Totuccio e Scibetta Vincenzo.
Il ricorso nell’interesse di quest’ultimo, Scibetta Vincenzo, n. ad
Agrigento il 07.10.1978, veniva preliminarmente separato, con ordine di
fissazione a nuovo ruolo, atteso che, in sede di verifica della costituzione
delle parti, il Collegio accertava come fosse stata omessa la notifica al
difensore di fiducia dell’imputato, avv. Raffaele Bonsignore (unico
difensore dello stesso), dell’avviso di fissazione dell’odierna udienza:
notifica che, per errore, risultava essere stata effettuata a favore
dell’avv. Alessandro Bonsignore, collega di studio dell’avv. Raffaele
Bonsignore, ma mai officiato dell’incarico di difensore dallo Scibetta.
All’odierna udienza non comparivano in udienza né l’avv. Raffaele
Bonsignore né l’avv. Alessandro Bonsignore.

4. Ricorso nell’interesse di Pace Antonino
Si lamenta:
-violazione ex art. 606 lett. e) cod. proc. pen. dell’art. 132 cod. pen. per
omessa motivazione in relazione alla condanna inflitta per il capo X
(primo motivo);

Rideterminava quindi la pena inflitta:

-violazione ex art. 606 lett. b) cod. proc. pen. dell’art. 133 cod. pen. in
relazione alla condanna inflitta per il capo X (secondo motivo).
4.1. In relazione al primo motivo, si censura la sentenza impugnata che
ha applicato una pena in misura di gran lunga superiore al minimo
edittale senza effettuare una motivazione analitica sul punto, limitandosi
ad un generico ed apodittico riferimento ai precedenti penali ed alla
gravità dei fatti senza alcuna indicazione delle ragioni per i cui i fatti e i

precedenti sono stati ritenuti gravi.
4.2. In relazione al secondo motivo, si censura la sentenza impugnata
che ha applicato una pena, per così dire esemplare, del tutto disancorata
dai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., senza alcuna indicazione di
riferimento per individuare gli indici di gravità del reato, l’intensità del
dolo nelle componenti rappresentative e volitive e le concrete modalità
dell’azione.

5. Ricorso nell’interesse di Pace Domenico
Si lamenta:
-violazione dell’art. 606 lett. b), c) ed e) cod. proc. pen. in relazione
all’art. 73 e 73 comma 5 d.P.R. n. 309/1990 e gli artt. 25 Cost., 2, 62
bis, 114, 81 cpv., 110, 133 cod. pen., 157 cod. per., 192 e 546 lett. e)
cod. proc. pen.; illogica ed immotivata dosimetria della pena base e
degli aumenti per la continuazione con assenza di motivazione quanto al
diniego delle richieste circostanze attenuanti generiche; omessa
applicazione delle norme penali più favorevoli correlate alla dichiarazione
di incostituzionalità dell’art. 73 ed all’entrata in vigore delle norme di cui
alla I. n. 79/2014, con conseguente applicabilità dell’art. 73, comma 5
d.P.R. n. 309/1990 non solo ai capi D, E e P, ma anche ai capi B, C, I, L,
ed N, e dichiarazione di estinzione del reato per sopravvenuta
prescrizione con riferimento ai capi B), C), D), E), I), L), N) e P)
d’imputazione (motivo unico).

6. Primo ricorso nell’interesse di Pace Totuccio (a firma avv. Impellizzeri)
Si lamenta:
– violazione dell’art. 606 lett. b), c) ed e) cod. proc. pen. in relazione
all’art. 73 e 73 comma 5 d.P.R. n. 309/1990, 62 bis, 114, 81 cpv., 110,
133 cod. pen., 157 cod. pen., 192 e 546 lett. e) cod. proc. pen.; illogica
ed immotivata dosimetria della pena base e degli aumenti per la

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continuazione con assenza di motivazione quanto al diniego
dell’attenuante di cui all’art. 114 cod. pen. ovvero delle circostanze
attenuanti generiche; omessa applicazione delle norme penali più
favorevoli correlate alla dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 73 ed
all’entrata in vigore delle norme di cui alla I. n. 79/2014, con
conseguente applicabilità dell’art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309/1990 e
dichiarazione di estinzione del reato per sopravvenuta prescrizione

(motivo unico).

7. Secondo ricorso nell’interesse di Pace Totuccio (a firma avv. Meli)
Si lamenta:
-violazione ex art. 606 lett. e) cod. proc. pen. dell’art. 132 cod. pen. per
omessa motivazione in relazione alla condanna inflitta per il capo H
(primo motivo);
-violazione ex art. 606 lett. b) cod. proc. pen. dell’art. 133 cod. pen. in
relazione alla condanna inflitta per il capo H (secondo motivo).
7.1. In relazione al primo motivo, si censura la sentenza impugnata che
ha applicato una pena in misura di gran lunga superiore al minimo
edittale senza effettuare una motivazione analitica sul punto, limitandosi
ad un generico ed apodittico riferimento ai precedenti penali ed alla
gravità dei fatti senza alcuna indicazione delle ragioni per i cui i fatti e i
precedenti sono stati ritenuti gravi.
7.2. In relazione al secondo motivo, si censura la sentenza impugnata
che ha applicato una pena, per così dire esemplare, del tutto disancorata
dai criteri di cui all’art. 133 cod. pen., senza alcuna indicazione di
riferimento per individuare gli indici di gravità del reato, l’intensità del
dolo nelle componenti rappresentative e volitive e le concrete modalità
dell’azione.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. I ricorsi di Pace Totuccio e di Pace Domenico sono fondati e, come
tali, risultano meritevoli di accoglimento con le precisazioni che si
andranno ad esporre; di contro, il ricorso di Pace Antonino risulta
manifestamente infondato e, come tale, va dichiarato inammissibile.

2. Ricorsi di Pace Totuccio

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La comunanza e la parziale sovrapposizione delle doglianze svolte nei
due distinti ricorsi (quello a firma dell’avv. Impellizzeri da un lato e
quello a firma avv. Meli dall’altro) consentono una trattazione unitaria
dei gravami, entrambi fondati.
2.1 Pace Totuccio, chiamato a rispondere del reato di cui al capo H (artt.
110, 81 cpv. cod. pen., 73 commi 1 e 6 d.P.R. n. 309/1990, commesso
in data antecedente e prossima al 18.02.2003), è stato condannato dalla

Corte d’appello di Palermo (sent. in data 04.04.2014) alla pena di anni
quattordici, mesi due di reclusione ed euro 60.000,00 di multa. La Corte
d’appello ha ritenuto come l’imputato – già condannato in passato per
ben due volte per il delitto di cui all’art. 416 bis cod. pen. ed altri gravi
delitti come quello di tentata estorsione nonché destinatario di misura di
prevenzione – avesse dimostrato una non comune capacità a delinquere
che si andava ad aggiungere alla notevole gravità alla condotta avente
“ad oggetto ben 247 grammi di stupefacente del tipo cocaina”. Pena,
che veniva giustificata per la presenza “anche di diversi altri soggetti in
posizione subalterna a conferma dei ramificati contatti criminali
mantenuti fermi negli anni da Pace Totuccio” e che così si determinava:
pena base, anni dodici e mesi otto di reclusione ed euro 53.000,00 di
multa, aumentata ex art. 73 comma 6 d.P.R. n. 309/1990, ad anni
quattordici, mesi due di reclusione ed euro 60.000,00 di multa.
2.2. Rileva il Collegio come la Corte territoriale, a fronte di un
trattamento sanzionatorio così elevato che si attesta su parametri
prossimi – se non addirittura superiori – alla media edittale, avrebbe
dovuto motivare con maggior rigore sul punto indicando, anche solo
sommariamente, gli elementi oggettivi e soggettivi (nella specie solo in
parte accennati), utilizzati per la determinazione della pena, precisando
altresì l’entità dell’aumento di pena ex art. 81 cod. pen. previa
individuazione della singola violazione più grave nonché – in modo
espresso e comunque inequivoco – le specifiche ragioni del diniego delle
richieste circostanze attenuanti di cui agli artt. 62 bis e 114 cod. pen..
2.3. Trattasi di principio di diritto assolutamente consolidato nella
giurisprudenza di legittimità secondo cui, allorquando il giudice intenda
discostarsi dalla misura del minimo edittale, lo stesso assume il dovere
di rendere ragione del corretto esercizio del proprio potere discrezionale
in termini di progressivo rigore, essendo chiamato a indicare in modo
specifico, tra i criteri oggettivi e soggettivi enunciati dall’art. 133 cod.

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pen., quelli ritenuti rilevanti ai fini del giudizio espresso (cfr., ex multis,
Sez. 6, sent. n. 35346 del 12/06/2008, dep. 15/09/2008, Bonarrigo e
altri, Rv. 241189).
Da qui l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata
limitatamente all’imposto nuovo giudizio relativo alla sola
determinazione della pena.

3. Ricorso di Pace Domenico
3.1. Pace Domenico, chiamato a rispondere dei reati di cui ai capi B), C),
D), E), H), I), L), N), P) e U), è stato condannato, con la succitata
sentenza della Corte d’appello di Palermo, previo riconoscimento del
vincolo della continuazione, alla pena di anni quattordici, mesi tre di
reclusione ed euro 47.300,00 di multa.
Afferma la Corte d’appello: “… se è vero che Pace Domenico non risulta
gravato da precedenti penali, è altrettanto vero che lo stesso … è stato il
maggiore protagonista del ramificato traffico di stupefacenti oggetto
delle indagini, tanto da rimanere coinvolto non solo nell’acquisto della
suddetta rilevante partita di cocaina, ma anche nei diversi altri episodi di
cui agli altri capi di imputazione. Inoltre, illuminante in ordine alla non
comune capacità a delinquere dell’imputato appare anche la condotta
contestata al capo U), trattandosi anche in tal caso di un vero e proprio
arsenale costituito pure da armi da guerra …”. Questa la determinazione
della pena finale: pena base per il capo H), anni dieci, mesi sei di
reclusione ed euro 40.000,00 di multa, aumentata ex art. 73 comma 6
d.P.R. n. 309/1990 ad anni undici, mesi uno di reclusione ed euro
45.000,00 di multa, ulteriormente aumentata ex art. 81 cod. pen., di
mesi undici di reclusione ed euro 200,00 di multa per il capo U), di mesi
sei di reclusione ed euro 300,00 di multa per il capo B), di mesi quattro
di reclusione ed euro 250,00 di multa per il capo D), di mesi quattro di
reclusione ed euro 250,00 di multa per il capo E), di mesi tre di
reclusione ed euro 300,00 di multa per il capo I), di mesi tre di
reclusione ed euro 300,00 di multa per il capo L), di mesi tre di
reclusione ed euro 300,00 di multa per il capo N), di mesi tre di
reclusione ed euro 300,00 di multa per il capo C), di mesi uno di
reclusione ed euro 100,00 di multa per il capo P). Totale: anni
quattordici, mesi tre di reclusione ed euro 47.300,00 di multa.
3.2. La Corte d’appello ha riconosciuto per il capo D (concernente 4

7

grammi di cocaina), per il capo E (concernente 11 grammi di cocaina del
valore di euro 700,00) e per il capo P (concernente 100 grammi di
hashish) l’ipotesi di minore gravità descritta al comma 5 dell’art. 73
d.P.R. n. 309/1990. Non ha tuttavia giustificato la mancata estensione
della predetta ipotesi di minore gravità anche ad altre cessioni in
qualche modo assimilabili a quelle testè indicate: ci si riferisce ai capi B
(concernente un quantitativo non determinato di cocaina), C

(concernente 100 grammi di marjuana), I (concernente hashish per un
controvalore di euro 100,00), L (concernente hashish per un
controvalore di euro 400,00) ed N (concernente 109 grammi di hashish).
3.3. Fermo quanto precede, evidenzia il Collegio – riprendendo le
analoghe considerazioni svolte nei precedenti paragrafi 2.2. e 2.3.
relativi alla posizione di Pace Totuccio – a fronte di un trattamento
sanzionatorio così complessivamente elevato, la Corte territoriale
avrebbe dovuto motivare con maggior rigore sul punto indicando, anche
solo sommariamente, gli elementi oggettivi e soggettivi (nella specie
solo in parte accennati), utilizzati per la determinazione della pena
giustificando altresì – in modo espresso e comunque inequivoco – le
specifiche ragioni del diniego delle richieste circostanze attenuanti di cui
agli artt. 62 bis e 114 cod. pen.: da qui l’annullamento con rinvio della
sentenza impugnata limitatamente all’imposto nuovo giudizio relativo
alla sola determinazione della pena. Il giudice del rinvio valuterà altresì
l’avvenuta maturazione di eventuali termini prescrizionali con
riferimento alle specifiche imputazioni alla luce del nuovo precetto
normativo di cui all’art. 73, comma 5 d.P.R. n. 309/1990, come
modificato dal D.L. 20.03.2014 n. 36, convertito nella L. 16.05.2014, n.
79.

4. Ricorso di Pace Antonino
A Pace Antonino, la Corte d’appello di Palermo, con la succitata
sentenza, ha inflitto, in relazione al reato di cui al capo X (artt. 81 cod.
pen., 1, 2, 4 e 7 I. 895/1967, riguardanti la detenzione ed il porto illegali
di armi da sparo, comuni e da guerra, ed in particolare di un fucile
Winchester, di altro calibro 12, di una pistola e di un mitragliatore) la
pena di anni sei di reclusione ed euro 1.500,00 di multa, in forza del
seguente calcolo: pena base, per il porto di arma da guerra, anni cinque
mesi sei di reclusione ed euro 900,00 di multa, aumentata ex art. 81

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cod. pen., di mesi sei di reclusione ed euro 600,00 di multa per la
detenzione e le altre condotte relative ad armi comuni.
4.1. Anche in questo caso, la parziale sovrapposizione dei motivi di
gravame consente una trattazione unitaria degli stessi.
Ritiene il Collegio come le censure mosse alla sentenza con riferimento
al trattamento sanzionatorio riservato al ricorrente Pace Antonino siano
manifestamente infondate.

4.2. Invero, con riferimento a questa posizione, la Corte territoriale,
seppur succintamente, ha correttamente adempiuto al proprio obbligo
motivazionale con riferimento all’entità della sanzione irrogata in
concreto rispetto alle previsioni edittali, avendo indicato in sentenza gli
elementi ritenuti rilevanti o determinanti nell’ambito della complessiva
dichiarata applicazione di tutti i criteri di cui all’art. 133 cod. pen. sia con
riferimento alla determinazione del reato base che di quelli unificati sotto
il vincolo della continuazione.
4.3. Afferma al riguardo la Corte territoriale: “… all’allarme suscitato
dalla disponibilità di un tale arsenale e anzitutto dal mitragliatore,
utilizzabile per commettere ulteriori ed ancora più gravi reati, si
aggiunge la valutazione della capacità a delinquere specifica
dell’imputato, quale emerge dai precedenti anche per violazione della
disciplina sulle armi. Lo stesso, inoltre, risulta essere stato condannato
più recentemente per un traffico di stupefacenti accertato in Germania
nella prima metà del 2005”.
Ciò basta per rendere la sentenza non censurabile in questa sede, con
riferimento al predetto profilo (cfr., Sez. 6, sent. n. 9120 del
02/07/1998, dep. 04/08/1998, Urrata e altri, Rv. 211582).

5. Alla pronuncia consegue pertanto:
– l’annullamento della sentenza impugnata nei confronti di Pace Totuccio
e Pace Domenico limitatamente alla determinazione della pena con
rinvio ad altra sezione Corte d’appello di Palermo per nuovo giudizio sul
punto;
– la declaratoria di inammissibilità del ricorso di Pace Antonino che, per il
disposto dell’art. 616 cod. proc. pen., va condannato al pagamento delle
spese processuali nonché al versamento, in favore della Cassa delle
ammende, di una somma che, considerati i profili di colpa emergenti dal
ricorso, si determina equitativamente in euro 1.000,00

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PQM

Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Pace Totuccio e Pace
Domenico limitatamente alla determinazione della pena con rinvio ad
altra sezione Corte d’appello di Palermo per nuovo giudizio sul punto.
Dichiara inammissibile il ricorso di Pace Antonino che condanna al

favore della Cassa delle ammende.
Così deliberato in Roma, udienza pubblica del 17.3.2015

Il Consigliere estensore

Il Presidente

Dott. Andrea Pellegrino

Dott. Mario Gentile

/

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pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 a

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