Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14885 del 11/03/2015


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14885 Anno 2015
Presidente: CAMMINO MATILDE
Relatore: ALMA MARCO MARIA

SENTENZA
sul ricorso proposto da:

FERRARA Salvatore, nato a Noto il giorno 28/11/1976

avverso la sentenza n. 2204/13 in data 22/10/2013 della Corte di Appello di
Catania
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita la relazione svolta dal consigliere dr. Marco Maria ALMA;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.
Luigi RIELLO, che ha concluso chiedendo dichiararsi l’inammissibilità del ricorso;
RITENUTO IN FATTO
Con sentenza in data 22/10/2013 la Corte di Appello di Catania, in riforma della
sentenza emessa in data 28/9/2009 dal Tribunale di Siracusa, Sezione
Distaccata di Avola, ha assolto FERRARA Salvatore dal reato di concorso in furto
aggravato ex artt. 624 e 625, n. 4, cod. pen. di un motoveicolo di proprietà di
SENA Gaetano ed ha rideterminato nei confronti del medesimo la pena per il
reato di concorso in tentata estorsione ai danni di SENA Giuseppe in anni 3 e
mesi 6 di reclusione ed C 400,00 di multa.
Il fatto attribuito al FERRARA (in concorso con BONO Emanuele nei confronti del
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qualé7S1 -e proceduto -separatamente) consiste nell’essersi presentato presso
l’abitazione e lo studio professionale di SENA Giuseppe richiedendogli la somma
di C 400,00 per riavere il ciclomotore in precedenza sottratto al figlio di

Data Udienza: 11/03/2015

quest’ultimo (SENA Gaetano), così ponendo in essere nei confronti della persona
offesa la minaccia implicita di perdita definitiva del bene.
Il reato risulta commesso in Pachino il 17 e 18 novembre 2005.
Ricorre per Cassazione avverso la predetta sentenza l’imputato personalmente,
deducendo con motivo unico l’erronea applicazione dell’art. 629 cod. pen. e
l’illogicità e contraddittorietà della motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza
dell’ingiusto profitto e dell’altrui danno.

persona offesa e che il motoveicolo venne recuperato dal proprietario senza il
pagamento di alcunché.
Infine, erroneamente, la Corte di Appello non avrebbe riconosciuto all’odierno
ricorrente le circostanze attenuanti generiche nonché la circostanza attenuante di
cui all’art. 62 n. 4, cod. pen.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.

In via del tutto preliminare deve essere evidenziato che il difensore

dell’imputato Avv. Marilena MECCHI ha fatto pervenire nella Cancelleria di questa
Corte un telefax con il quale ha comunicato di non essere in grado di presenziare
all’odierna udienza a causa di condizioni di salute. V’è tuttavia da rilevare da un
lato che lo stato di malattia del difensore non risulta documentato da
certificazione medica tale da evidenziarne una assoluta impossibilità di
partecipare all’udienza e, dall’altro, che la comunicazione inviata a questa Corte
non contiene neppure una formale richiesta di rinvio dell’odierna udienza.
Non ricorrono, pertanto, le condizioni per procedere ad un rinvio della trattazione
del processo de qua.
2. Il primo profilo di ricorso, vertente sulla asserita non configurabilità a carico
del ricorrente dell’ipotizzato reato di tentata estorsione è manifestamente
infondato.
La questione risulta essere stata già prospettata in sede di gravame innanzi alla
Corte di Appello ed i Giudici distrettuali vi hanno dato risposta con una
motivazione congrua, logica e conforme ai principi di diritto in materia
evidenziando come il BONO ed il FERRARA si recarono presso la persona offesa e
fu proprio l’odierno ricorrente a richiedere al SENA la somma di denaro come
corrispettivo per la restituzione del motoveicolo oggetto di precedente
sottrazione. Tale modus agendi non è oggetto di contestazione da parte del
ricorrente il quale si limita, come detto, ad affermare di avere agito nel solo
interesse della persona offesa.

2

Rappresenta, al riguardo, il ricorrente di avere agito nell’esclusivo interesse della

Ora, al di là del fatto che non risulta dal provvedimento impugnato – e neppure
lo afferma il ricorrente – che il FERRARA abbia agito quale intermediario con
l’autore del furto su richiesta della persona offesa, va detto che è assolutamente
pacifico in giurisprudenza che “integra il delitto di estorsione la condotta di colui
che chiede ed ottiene dal derubato il pagamento di una somma di denaro come
corrispettivo per l’attività di intermediazione posta in essere per la restituzione
del bene sottratto, in quanto la vittima subisce gli effetti della minaccia implicita

di tale compenso” (Cass. Sez. 2, sent. n. 6818 del 31/01/2013, dep.
12/02/2013, Rv. 254501).
Essendo, poi, il bene stato restituito senza il pagamento di corrispettivo, la
condotta – così come correttamente qualificata – è rimasta a livello di tentativo.
3. Il secondo profilo di ricorso riguardante la mancata concessione al ricorrente
delle circostanze attenuanti generiche nonché della circostanza attenuante di cui
all’art. 62 n. 4, cod. pen. è inammissibile per violazione dell’art. 591 lettera c) in
relazione all’art. 581 lettera c) cod .proc. pen., perché la doglianza è priva del
necessario contenuto di critica specifica al provvedimento impugnato, le cui
valutazioni, ancorate a precisi dati fattuali (cfr. pag. 6 della sentenza impugnata)
del tutto trascurati nell’atto di impugnazione – che consta esclusivamente
nell’apodittica affermazione che la Corte distrettuale avrebbe “errato” nel non
riconoscere dette circostanze attenuanti – si palesano peraltro immuni da vizi
logici o giuridici.
Per le considerazioni or ora esposte, dunque, il ricorso deve essere dichiarato
inammissibile.
Segue, a norma dell’articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento
delle spese del procedimento ed al pagamento a favore della Cassa delle
Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di C
1.000,00 (mille) a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di C 1.000,00 alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il gior o 11 marzo 2015.

della mancata restituzione del bene come conseguenza del mancato versamento

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