Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14881 del 12/12/2014


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14881 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: CERVADORO MIRELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ABBATUCCOLO MICHELE N. IL 29/12/1938
avverso la sentenza n. 2738/2013 CORTE APPELLO di BRESCIA, del
07/03/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MIRELLA CERVADORO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per \

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 12/12/2014

Udita la requisitoria del sostituto procuratore generale, nella persona del dr.
Mario Fraticelli, il quale ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso.
Udito l’avv.Alessandro Vaccaro, in sostituzione dell’avv.to Enzo Bosio
difensore della parte civile, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Udito il difensore dell’imputato avv.Luigi Canta, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

Svolgimento del processo

Con sentenza del 18.6.2013, il Tribunale di Brescia dichiarò
Abbatuccolo Michele responsabile del reato di usura continuata, e concesse
le attenuanti generiche equivalenti alla contestata aggravante lo condannò
alla pena di anni tre mesi due di reclusione ed € 12000,00 di multa.
Avverso tale pronunzia propose gravame l’imputato, e la Corte
d’Appello di Brescia, con sentenza del 7.3.2014, in parziale riforma della
decisione di primo grado, riqualificati i fatti di cui ai punti 1) 2) 3) 4) e 5)
dell’imputazione ai sensi dell’art.640, 61 n.7 c.p. dichiarava non doversi
procedere in ordine ai fatti di cui ai punti 1) 2) e 3) per intervenuta
prescrizione. Rideterminava la pena per le residue imputazioni in anni 2
mesi sei di reclusione ed € 8.000,00 di multa.
Ricorre per cassazione l’imputato, deducendo l’ errata interpretazione
della legge penale in riferimento all’art.192 c.p.p. e mancanza e manifesta
illogicità della motivazione ai sensi dell’art.606 lett.b) e) c.p.p., in riferimento
al giudizio di complessiva attendibilità delle dichiarazioni rese dalla persona
offesa Pham Van Hung, che pur avendo scoperto nell’anno 2006 il preteso
raggiro avrebbe continuato a richiedere prestiti nelle medesime condizioni
i

pur in assenza di una reale necessità. La difesa dell’imputato aveva
evidenziato in sede d’appello come le dichiarazioni della parte offesa non
fossero attendibili, mentre la versione dell’imputato era suffragata da
documentazione atta a dimostrare come l’importo di ciascun prestito fosse
maggiore rispetto a quanto denunciato. Con la conseguenza che trattandosi

di somme di importo analogo a quello ricevuto non sussisteva il contestato
reato di truffa. La Corte d’Appello ha quindi ravvisato solo per i prestiti di
cui ai capi nn.6, 7 e 8 il reato di usura. E ciò presuppone che solo dal 2007 vi
sia stato tra l’imputato e la parte offesa un accordo in ordine alla restituzione
di somme maggiori. Ma se si colloca, come risulta emerso pacificamente in
dibattimento, il finanziamento ottenuto dalla parte offesa nell’anno 2007, la
spiegazione offerta dalla Corte d’Appello circa il fatto che Pham Van Haung
avesse usufruito di prestiti a condizioni svantaggiose necessitando di
liquidità in attesa dei finanziamenti da parte del sistema bancario appare
contraddittoria e illogica, in ragione del fatto che le richieste di somme a
mutuo ebbero a continuare anche dopo aver ottenuto la consistente somma
di due milioni e mezzo di euro dalla BCC. In mancanza di pattuizione di
interessi usurai per le operazioni precedenti, non si comprende il motivo (ed
è illogica la motivazione sul punto), per cui pur dopo aver appreso di essere
stato ingannato al parte offesa avrebbe dovuto accettare di sottoscrivere
dichiarazioni nelle quali dava atto di aver ricevuto somme di importo
maggiore. Né la Corte ha adeguatamente valutato l’incompatibilità tra i
documentati versamenti di danaro contante effettuati dal denunciante e la
riferita situazione di difficoltà economica.
Chiede pertanto l’annullamento della sentenza.

2

Motivi della decisione

Le doglianze del ricorrente, laddove censurano l’erronea applicazione
della legge penale e la congruità dell’argomentare del giudicante, in
riferimento alla ritenuta attendibilità della parte offesa, e quindi al giudizio

di responsabilità per i reati di truffa ed usura sono infondate e non possono
trovare accoglimento.
La Corte territoriale ha, infatti, risposto esaurientemente a tutti i rilievi
sollevati dalla difesa, e all’esito di un approfondimento del quadro
probatorio, e degli elementi che avrebbero potuto essere oggetto di
interpretazione alternativa, ha illustrato con motivazione ampia ed esente da
evidenti vizi logici le ragioni per le quali ha ritenuto di riqualificare il fatto
come truffa per i prestiti di cui ai punti da uno a cinque (in quanto per tale
periodo non vi era stata pattuizione di interessi usurari ma la persona offesa
aveva corrisposto le somme superiori al capitale credendo di dover
corrispondere su tale somma VIVA) e ha invece ritenuto la sussistenza del
reato di usura per i prestiti di cui ai punti da sei a otto (in quanto dopo la
scoperta dell’inganno la persona offesa si è determinata consapevolmente a
corrispondere la somma ulteriore oltre il capitale a titolo di interesse),
rilevando, in primo luogo, l’attendibilità delle dichiarazioni della parte offesa
confermate da quelle della propria di pendente e dalla documentazione
prodotta (estratti del conto corrente di BCC Agrobresciano intestato alla
Pham Distribution srl e dalle distinte di versamento, nonché in alcuni casi
dalle copie degli assegni emessi dall’imputato a favore della società
medesima), e l’inverosimiglianza dell’allegazione difensiva a fronte della
serialità dell’operazione (in quanto, “se può ritenersi ragionevole che in
qualche occasione anziché in assegni si corrisponda una parte del mutuo in
contanti l’ allegazione diviene inverosimile allorchè si debba emettere, ogni
volta, assegni per concedere il prestito ed ogni volta la cifra in contanti
3

corrisponda al 20% dell’importo dei prestiti”). In secondo luogo, che le
allegazioni difensive sono prive di qualsiasi prova e che proprio dalla
documentazione acquisita è stato possibile ricostruire gli esatti termini del
rapporto, non in contrasto con le annotazioni dei prestiti nel libro giornale
del professionista, effettuate dalla dipendente Rubagotti su indicazione

l’imputato aveva, infatti, creato una realtà cartolare che contrastava il reale
contenuto del rapporto, ai soli fini di salvaguardarsi da futuri ripensamenti o
dalla scoperta del raggiro inizialmente effettuato. La persona offesa,
straniera e senza pressanti interessi economici, si era affidata all’imputato per
la contabilità e le consulenze in materia amministrativa e fiscale; la
circostanza che anche dopo aver appreso l’inganno la persona offesa abbia
continuato, per un ulteriore periodo a rivolgersi all’imputato è stata, infine,
logicamente spiegata con la necessità di ottenere liquidità a fronte degli
ostacoli frapposti dal sistema bancario per la concessione di prestiti, necessità
cessata allorchè, finalmente, dal sistema bancario erano giunti i finanziamenti
richiesti.
La ricostruzione dei fatti è stata operata, dai giudici di merito, nel
rispetto delle risultanze processuali e in modo logico e coerente; nessuna
censura, e tanto meno nessuna diversa ricostruzione inidonea a contrastare
come illogica la limpida conclusione della sentenza, può essere quindi
accolta in questa sede di legittimità.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che
rigetta il ricorso, l’imputato che lo ha proposto deve essere condannato al
pagamento delle spese del procedimento, nonché alla rifusione delle spese di
parte civile che liquida nella complessiva somma di € 2900,00 oltre spese
generali nella misura del 15%, IVA e CPA.

dell’imputato, ma senza alcuna diretta conoscenza dell’operazione;

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali nonché alla rifusione delle spese di parte civile, che liquida nella
complessiva somma di € 2900,00 oltre spese generali nella misura del 15%,

Così deliberato, il 12.12.2014.
liere estensore

4iitt

J126-

IVA e CPA.

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