Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14878 del 12/12/2014


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14878 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: CERVADORO MIRELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SOLDANO GIUSEPPE N. IL 13/05/1955
avverso la sentenza n. 2694/2012 CORTE APPELLO di BARI, del
18/12/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MIRELLA CERVADORO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 12/12/2014

Udita la requisitoria del sostituto procuratore generale, nella persona del dr.
Mario Fraticelli, il quale ha concluso chiedendo che il ricorso venga
dichiarato inammissibile.
Udito il difensore avv.Giuseppe Bufo che ha concluso per l’accoglimento del

ricorso, e rappresenta che il reato è prescritto.

Svolgimento del processo

Soldano Giuseppe, imputato dei reati di truffa e falso, per avere con più
atti esecutivi del medesimo disegno criminoso contraffatto numerose
ricevute attestanti l’avvenuto pagamento di oneri fiscali relativi agli anni
2000, 2001, e 2002 (falsità costituenti gli artifizi e raggiri con i quali, abusando
dell’opera prestata in qualità di consulente di Dibendetto Luigi, induceva in
errore lo stesso e si procura l’ingiusto profitto con pari danno di € 13.500,00),
con sentenza del 27.3.2012, veniva dichiarato responsabile dal Tribunale di
Trani del solo reato di truffa, essendo prescritti i reati di falso, e condannato
alla pena di anni uno di reclusione ed € 400,00 di multa, nonché al
risarcimento del danno nei confronti della costituita parte civile.
Avverso tale pronunzia propose gravame l’imputato, e la Corte
d’Appello di Bari, con sentenza del 18.12.2013, dichiarava non doversi
procedere nei confronti di Soldano Giuseppe in ordine al reato di truffa in
quanto estinto per intervenuta prescrizione. Confermava nel resto la
decisione di primo grado.
Ricorre per cassazione l’imputato, deducendo l’errata interpretazione
della legge penale, e mancanza e manifesta illogicità della motivazione ai
sensi delYart.606 lett.b) e) c.p.p., rilevando che per ogni reato era maturata la
prescrizione nel corso del giudizio di primo grado, in quanto l’ultima
dazione di somme era antecedente all’11.10.2003, e quindi la prescrizione era
i

maturata in data 12.3.2011. L’imputato andava comunque assolto con
formula ampia, perché il fatto non sussiste o non costituisce reato, in
considerazione dell’inattendibilità delle dichiarazioni della parte offesa
costituita parte civile e unica fonte di prova.

Chiede pertanto l’annullamento della sentenza.

Motivi della decisione

1. Il primo motivo di ricorso, in ordine alla prescrizione del reato di
truffa prima della sentenza di primo grado, è fondato. A riguardo, rammenta
il Collegio che il reato di truffa si consuma non già nel momento in cui viene
posta in essere l’azione diretta ad acquisire un ingiusto profitto, ma in quello
nel quale si concreta il danno. E nella fattispecie, risulta che il Soldano,
indicato dalla persona offesa, come il ragioniere della Confesercenti, aveva
preso l’impegno nei confronti del Di Benedetto di svolgere determinate
attività professionali previo pagamento di somme di danaro; in conseguenza
di tale accordo il Di Benedetto aveva versato ogni mese la somma di euro
150,00 circa, affinchè fossero effettuati i versamenti dovuti all’INPS, per un
totale complessivo di euro 13.500,00. Risulta altresì che a fronte di tali
versamenti erano state rilasciate solo alcune ricevute (risultate poi false), e
che l’imputato – alla richiesta di chiarimenti – aveva palesato difficoltà
economiche, promettendo comunque il ripristino della situazione debitoria
(v.pagg.3 e 4 della sentenza di primo grado).
Erroneamente, però, la Corte territoriale ha collocato la data di
consumazione del reato alla data della notifica del provvedimento
amministrativo di fermo dell’autovettura (27.10.2003), in quanto il fermo in
questione è sicuramente un ulteriore danno valutabile in sede civile ma non
il danno da reato conseguente all’ingiusto profitto, che deve invero
identificarsi nelle somme dovute dalla parte offesa a causa degli omessi
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versamenti da parte dell’imputato. Considerato che la consumazione del
reato – pur a seguito dell’ulteriore comportamento “truffaldino”
dell’imputato (che al momento della rappresentazione delle difficoltà
economiche aveva promesso di ripristinare ogni situazione mediante “il
successivo versamento di somme di danaro a favore della persona offesa”

v.p.4 della sentenza di primo grado) – è sicuramente anteriore per lo meno di
alcuni giorni alla notifica del provvedimento di fermo (27.10.2003), e che, nel
corso del giudizio di primo grado, vi sono stati alcuni periodi di sospensione
calcolati dalla Corte d’Appello in mesi 11 e giorni 2, pur sommando tale
periodo al termine massimo di prescrizione previsto per il reato di truffa,
appare evidente che alla data della pronuncia della sentenza di primo grado
(27.3.2012) il termine massimo di prescrizione (anni sette e mesi sei,
maggiorato di mesi 11 e giorni 2 per la sospensione del termine medesimo)
era già decorso.
2. Il secondo motivo è, invece, privo della specificità, prescritta dall’art.
581, lett. c), in relazione all’art 591 lett. c) c.p.p., a fronte delle motivazioni
svolte dal giudice d’appello, che non risultano viziate da illogicità manifeste.
La Corte territoriale, nel rilevare la prescrizione anche del reato di truffa, ha
evidenziato che l’imputato contumace non aveva fornito alcuna versione
ricostruttiva della vicenda, e che a fronte delle chiare risultanze
dell’istruttoria dibattimentale (e “segnatamente delle concordi deposizioni
rese dal teste parte civile e dai testi Tipputi Maddalena e Dibenedetto Maria
confortate dalla prova documentale attestante i versamenti delle suindicate
somme di danaro apparentemente effettuate dall’imputato, e soprattutto
sulla scorta delle missive a firma dei responsabili degli Istituti di Credito
(Credito Emiliano e Banca di Roma) che, riscontrando la richiesta di
informazioni avanzata dai Carabinieri di Barletta, hanno concordemente
riconosciuto la falsità dei modelli F23 e F24 prodotti in visione”) i testi a
discarico addotti dalla difesa hanno reso dichiarazioni del tutto generiche tali
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da non consentire in alcun modo di accedere all’invocata assoluzione con
formula piena (v.pag.6 della sentenza impugnata e pag.5 della sentenza di
primo grado). A fronte di tali logiche e congrue argomentazioni, il ricorrente
si è limitato genericamente a lamentare la carenza di motivazione in ordine
all’attendibilità della parte offesa e la non univocità degli elementi indiziari

Essendo i reati estinti per prescrizione prima della sentenza di primo
grado, entrambe le sentenze di merito devono essere annullate.

P.Q.M.

Annulla le sentenze di primo e di secondo grado per essere i reati estinti per
prescrizione.
Così deliberato, il 12.12.2014.
Il Pre dent
Er

Uadhhi

tratti dalle dichiarazioni rese dalla parte civile e dai suoi sodali.

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