Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14877 del 12/12/2014


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Penale Sent. Sez. 2 Num. 14877 Anno 2015
Presidente: IANNELLI ENZO
Relatore: CERVADORO MIRELLA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BOLLANO LAURA N. IL 23/04/1947
nei confronti di:
CANAVERO GIOVANNI N. IL 29/07/1943
DOGLIANI CARLA FRANCA N. IL 18/06/1949
avverso la sentenza n. 5545/2013 CORTE APPELLO di TORINO, del
21/03/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 12/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. MIRELLA CERVADORO
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott.
che ha concluso per

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

Data Udienza: 12/12/2014

Udita la requisitoria del sostituto procuratore generale, nella persona del dr.
Mario Fraticelli, il quale ha concluso chiedendo l’annullamento della
sentenza con rinvio al giudice civile competente per valore in grado
d’appello.

Udito il difensore della parte civile avv.Franco Lazzarone che ha concluso
per raccoglimento del ricorso.
Udito il difensore di Cannavero e Dogliami avv.Simona Carosso, che ha
concluso per l’inammissibilità del ricorso della parte civile.

Svolgimento del processo

Canavero Giovanni e Dogliani Carla Franca, imputati del reato di truffa
perché in concorso tra loro, con artifizi e raggiri consistiti nell’aver celato, nel
corso delle trattative per la vendita dell’immobile situato in San Gillio in via
Valdellatorre 27 F, alle acquirenti Bollano Laura e Monzeglio Luisa che lo
stesso era privo del certificato di abitabilità, vendevano alle medesime parti
offese tale immobile procurandosi l’ingiusto profitto di 620.000,00 euro con
pari danno di rilevante entità alle parti offese, venivano assolti dal Tribunale
di Torino con sentenza del 25.3.2013.
Avverso tale pronunzia proposero gravame le parti civili e il
Procuratore Generale, e la Corte d’Appello di Torino, con sentenza del
21.3.2014, confermava la decisione di primo grado.
Ricorre per cassazione la parte civile Bollano Laura, deducendo l’ errata
interpretazione della legge penale (art.1337 c.c. e 24 e 25 dpr 380/01 e della
1.46/1990) e mancanza e manifesta illogicità della motivazione ai sensi
dell’art.606 lett.b) e) c.p.p., anche in riferimento agli atti del procedimento
specificamente indicati, rilevando che nella vendita di immobili destinati ad
i

uso abitazione l’abitabilità è un elemento che caratterizza l’immobile, e gli
artifizi e raggiri richiesti per la sussistenza del reato di truffa contrattuale
possono consistere anche nel silenzio maliziosamente serbato – come nella
fattispecie – su circostanze essenziali, e ciò indipendentemente dal fatto che
dette circostanze siano comunque conoscibili.

Chiede pertanto l’annullamento della sentenza.
Con memoria depositata in data 25.11.2014, il difensore di Giovanni
Canavero e Franca Dogliani rileva che la situazione dell’immobile era stata
oggetto di verifica da parte di tecnico incaricato dai signori Bollano, e che la
parte acquirente fu tempestivamente e compiutamente informata
dell’avvenuta presentazione in data 10.12.2004 di una domanda di
concessione in sanatoria dell’unità abitativa mediante la chiusura del
terrazzo al primo piano fuori terra realizzata nel 2003. Il certificato di
agibilità non era disponibile al momento del rogito non in ragione di un
occultamento, bensì perché in quel momento non poteva esistere. Chiede
pertanto che il ricorso venga dichiarato inammissibile.
Con memoria depositata in udienza, il difensore degli imputati rileva
che il ricorso della parte civile è stato presentato dall’avv.Franco Lazzarone
in forza di mandato rilasciato in calce al ricorso medesimo e che nei
precedenti gradi la medesima parte civile era difesa dall’avv.Bartolomeo
Petitti e non risulta la revoca del medesimo. Di conseguenza privi di efficacia
debbono essere considerati gli atti compiuti dal secondo e non consentito
difensore.

Motivi della decisione

1.In via preliminare, osserva il Collegio che il ricorso della parte civile è
stato ritualmente presentato. Premesso che il ricorso per cassazione proposto
dal difensore della parte civile non munito di procura speciale
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inammissibile (cfr. Cass.Sez.V, Sent. n. 5238/ 2013 Rv. 258719; Sez.V, Sent.
n. 43982/2009), nel caso in esame, rilevasi che la procura in data 1.3.2011
all’avv.Bartolomeo Petitti non era valida per il giudizio in Cassazione, in
quanto non conferente la procura speciale per il ricorso in cassazione. E,
pertanto, non essendo il precedente difensore legittimato a presentare il

ricorso, anche in mancanza di revoca del medesimo, la procura speciale per il
ricorso per cassazione è stata validamente conferita all’avv.Franco
Lazzarone.
2. Le doglianze della ricorrente, laddove censurano la congruità
dell’argomentare del giudicante, sono infondate e non possono pertanto
trovare accoglimento.
La Corte territoriale ha, infatti, risposto esaurientemente a tutti i rilievi
sollevati dalla difesa, e ha illustrato con motivazione ampia ed esente da
evidenti vizi logici le ragioni per le quali ha escluso la responsabilità degli
imputati per il reato di truffa, all’esito di un approfondimento del quadro
probatorio, e degli elementi che avrebbero potuto essere oggetto di
interpretazione alternativa, in base a un corretto esame del contenuto degli
atti processuali e considerazione del complessivo contesto probatorio,
puntualmente descritto in sentenza.
In primo luogo, i giudici di merito hanno rilevato che alla data della
sottoscrizione del contratto preliminare di compravendita in data 19.4.2006
parte acquirente fu informata delle tre concessioni edilizie che avevano
riguardato l’immobile da quando era stato acquistato dai dante causa, della
concessione in sanatoria per le opere relative all’autorimessa e della
presentazione in data 10.12.2004 della domanda di concessione in sanatoria
per l’ampliamento dell’unità abitativa mediante la chiusura del terrazzo
adiacente la cucina al primo piano fuori terra; che la situazione dell’immobile
fu oggetto di verifica da parte del geom. Corrado Corradino, tecnico
incaricato dai signori Bollano; che lo stato dell’immobile risulta essere stato
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riportato anche nell’atto di vendita; che il notaio rogante, individuato dagli
acquirenti, all’udienza del 29.10.2012 aveva dichiarato che la questione
dell’agibilità non era mai stata portata alla sua attenzione. In secondo luogo
che in virtù del disposto degli artt.24 e 25 dpr 380/2001 il certificato di
agibilità non consegue automaticamente all’esito positivo della pratica di

l’istanza di sanatoria e viene rilasciato all’esito della verifica della
documentazione normativamente prevista da parte del responsabile del
competente ufficio comunale; che tale dati normativi sono stati esposti in
dibattimento dai testi Bianco e Ceraolo. In particolare il teste Bianco,
all’udienza del 20.6.2011, ha dichiarato che non venne riscontrato uno stato
dell’immobile tale da imporre la dichiarazione della sua non agibilità
(v.pag.5 della sentenza impugnata).
Il ricorso va, pertanto, rigettato.
Ai sensi dell’articolo 616 cod. proc. pen., con il provvedimento che
rigetta il ricorso, la parte privata che lo ha proposto deve essere condannata
al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deliberato, il 12.12.2014.
igliere estensore

condono, ma deve essere autonomamente richiesto da chi ha presentato

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