Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14859 del 13/03/2015


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Penale Sent. Sez. 4 Num. 14859 Anno 2015
Presidente: ROMIS VINCENZO
Relatore: BIANCHI LUISA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
TORINO
nei confronti di:
GIANCA TIBERIU PETRE N. IL 26/07/1975
avverso la sentenza n. 590/2008 GIUDICE UDIENZA PRELIMINARE
di PINEROLO, del 27/06/2011
sentita la relazione fatta dal Consigl,iee Dott. LUISA BIANCHI;
lette/WItite le conclusioni del PG
o CL C-L

CUL

Uditi difensor Avv.;

(

Data Udienza: 13/03/2015

42274/2014
RITENUTO IN FATTO

2.Avverso la suddetta sentenza ha proposto ricorso per Cassazione il
Procuratore della Repubblica di Torino deducendo erronea applicazione della
legge penale relativamente alla dichiarazione di insussistenza del reato di
disastro innominato colposo, contestato all’imputato al capo A). Ricorda che la
Corte costituzionale con la sentenza 1 agosto 2008 n. 327, ha dato una
lettura interpretativa costituzionalmente orientata del disastro innominato
colposo previsto dagli articoli 434 e 449 cod.pen. Per esservi un disastro
penalmente rilevante, ha precisato il giudice delle leggi, da un lato, sul piano
dimensionale si deve essere al cospetto di un evento distruttivo di proporzioni
straordinarie, anche se non necessariamente immani, atto a produrre effetti
dannosi gravi, complessi ed estesi. Dall’altro lato, sul piano della proiezione
offensiva, l’evento deve provocare – in accordo con l’oggettività giuridica delle
fattispecie criminose in questione (la «pubblica incolumità») – un pericolo per
la vita o per l’integrità fisica di un numero indeterminato di persone; senza
che peraltro sia richiesta anche l’effettiva verificazione della morte o delle
lesioni di uno o più soggetti. Sostiene che il giudicante, pur avendo
apparentemente richiamato tale decisione, ne ha tratto in modo incoerente
conclusioni liberatorie basate su un’apodittica, affermata, insussistenza di
entrambe le rilevate condizioni. Il giudice si è impegnato in un’attività
riduttiva dei danni subiti dall’impianto e sui costi [presunti, ma affatto
accertati] di ripristino, arrivando cosi a sostenere che l’incidente, come
verificatosi, a seguito dell’accertata [anche per il giudicante] manipolazione
della velocità dell’impianto, pur avendo interessato [con eventi lesivi anche
non trascurabili quasi tutti i 17 passeggeri e i vetturini delle due cabine
coinvolte], non sia stato in grado di produrre “effetti dannosi, gravi, complessi
ed estesi”, si da determinare un evento anche solo “potenzialmente” idoneo a
porre in pericolo la vita e l’integrità fisica di un numero indeterminato di
persone. L’assunto del giudicante contrasta — secondo il pubblico ministero
ricorrente – con la realtà fenomenica del caso e, conseguentemente, non è
rispettoso dei principi di diritto sviluppati dalla Corte costituzionale. Secondo il
ricorrente è la stessa ricostruzione dell’incidente operata in sentenza a
condurre alla qualificazione dell’episodio come disastro: non si è trattato di un
urto modesto e con esiti altrettanto modesti per l’impianto e gli utenti. Al
contrario, l’impatto ha determinato la demolizione del respingente di fine
corsa [con tranciamento dei 6 bulloni di diametro di mm. 24 che lo fissavano].
Vi è stato un rimbalzo della cabina di qualche metro. Vi è stato il parziale
distacco della cabina dalle funi di sostegno. La vettura direttamente coinvolt
si è inclinata di 45′, rimanendo pendente per metà nella zona antistante la

1.Con sentenza del 27.6.2011 il Tribunale di Pinerolo, visti gli artt. 444, 129
e 349 cod.proc.pen., assolveva Gielanca Tiberiu Petre dal reato a lui ascritto al
capo A) perché il fatto non sussiste e dichiarava non doversi procedere in
ordine al reato di cui al capo B) essendo il medesimo estinto per intervenuta
remissione di querela.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è inammissibile perché proposto per motivi non consentiti.
Occorre preliminarmente ricordare che il sindacato della Cassazione è limitato
alla sola legittimità e che nel momento di tale controllo la Corte di cassazione
non deve stabilire se la decisione di merito proponga effettivamente la migliore
possibile ricostruzione dei fatti ne’ deve condividerne la giustificazione, ma
deve limitarsi a verificare se questa giustificazione sia compatibile con il senso
comune e con “i limiti di una plausibile opinabilità di apprezzamento”, secondo
una formula giurisprudenziale ricorrente.
La giurisprudenza della Suprema Corte, anche nella sua massima espressione,
ha infatti ritenuto che “l’illogicità della motivazione, censurabile a norma
dell’art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen., è quella evidente, cioè di
spessore tale da risultare percepibile ictu °culi, in quanto l’indagine di
legittimità sul discorso giustificativo della decisione ha un orizzonte circoscritto,
dovendo il sindacato demandato alla Corte di Cassazione limitarsi, per espressa
volontà del legislatore, a riscontrare l’esistenza di un logico apparato
argomentativo, senza possibilità di verifica della rispondenza della motivazione
alle acquisizioni processuali” (Cass. Sez. un. 24.9.2003 n. 18; conformi,
sempre a sezioni unite Cass. n. 12/2000; n. 24/1999; n. 6402/1997); e si è
chiarito che “esula dai poteri della Corte di Cassazione quello di una rilettura
degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la cui valutazione è,
in via esclusiva, riservata al giudice di merito, senza che possa integrare il vizio
di legittimità, la mera prospettazione di una diversa, e per il ricorrente più
adeguata, valutazione delle risultanze processuali” (Sezioni Unite 30.4.1997,
Dessimone).
Nella specie, nel formulare le proprie censure il ricorrente, come risulta dal
contenuto del ricorso sopra riportato, non evidenzia, secondo il dettato di
legge, manifeste carenze o illogicità della motivazione, rese immediatamente
palesi dalla lettura della sentenza impugnata, ma argomenta sulla possibile
diversa interpretazione dei dati di fatto accertati, sostenendo che, a differenza
di quanto ritenuto dal giudice di merito, l’incidente alla funivia andava
qualificato quale disastro. Si tratta, come è evidente, di una diversa
valutazione dei fatti, prospettata in assenza di alcuna erronea applicazione di
legge o illogicità nella valutazione della realtà fenomenica da parte del
Tribunale nell’escludere che il pur grave incidente in oggetto fosse

fossa della stazione di arrivo. L’impatto è stato tale da riverberare i propri
effetti anche sull’altra cabina, che venne ad urtare contro i respingenti nella
stazione di valle. Nessun dubbio, poi, sulla potenzialità degli effetti pericolosi
per l’incolumità pubblica, dimostrandolo non solo il numero delle persone che
hanno subito lesioni e l’entità delle lesioni subite da taluno di tali soggetti:
profili che il giudicante minimizza, dimenticando di considerare che proprio la
Corte costituzionale, nel valorizzare l’elemento della “potenzialità” del
pericolo, ha colto l’occasione di precisare l’irrilevanza a tal fine [addirittura]
dell’essersi poi in concreto verificato l’evento morte o lesioni. In definitiva,
erroneamente è stato escluso il reato di disastro innominato colposo di cui agli
articoli 449 e 434 c.p.

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso .
Così deciso il 13.3.2015.

qualificabile in termini di disastro. Ha infatti osservato tale giudice che con il
delitto di cui all’art. 449 cod.pen. il legislatore ha voluto limitare la
responsabilità a titolo di colpa alle sole fattispecie nelle quali sia ravvisabile un
evento qualificabile in termini di disastro, che, di per sé, secondo massime di
comune esperienza, valga a costituire pericolo per la pubblica incolumità; per
contro sono eccezionali le ipotesi di anticipazione della tutela alle fattispecie in
cui vi sia soltanto pericolo di verificazione del disastro (art. 450cp ); ed ha poi
ritenuto che le caratteristiche dell’incidente nel quale la cabina della funivia,
procedendo troppo velocemente, non si arrestava automaticamente all’arrivo
alla stazione a monte ma andava a cozzare contro il respingente di fine corsa,
rimbalzando di qualche metro e rimanendo sospesa a circa 6 metri dal suolo
con una inclinazione di ca. 45°, in tal modo cagionando il ferimento delle 17
persone a bordo, subito fatte scendere con una scala, fossero tali da escludere
la qualificazione dello stesso in termini di disastro innominato, da intendersi
quest’ultimo come accadimento diverso da quelli espressamente previsti ma
comunque agli stessi omogeneo (Corte Cost. n.327/2008) e pertanto al pari di
questi come “un evento di gravità, complessità ed estensione straordinari, dal
quale la legge penale presume il pericolo per la pubblica incolumità” (Cass.
sez. IV 9.3.2009 n. 18977 Rv.241473). La motivazione è corretta avendo fatto
applicazione di principi pacificamente accolti secondo cui elementi
caratterizzanti il disastro, sono, dovendosi fare riferimento, in assenza di un
definizione legale, alla nozione comune, la estensione e la vastità dell’infortunio
ed avendo la costante giurisprudenza di questa Corte sempre ribadito la
necessità, richiamata anche dalla Corte costituzionale con la già richiamata
sentenza, che si verifichi un accadimento macroscopico, dirompente e quindi
caratterizzato, nella comune esperienza, per il fatto di recare con sé una
rilevante possibilità di danno alla vita o all’incolumità di numerose persone, in
un modo che non è precisamente definibile o calcolabile (da ultimo, sez. IV
18.1.2012 n.15444 Rv. 253500).

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