Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14846 del 08/04/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14846 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
ANDREOLI ALBERTO N. IL 12/02/1965
avverso l’ordinanza n. 5443/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA,
del 15/04/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ADET TONI NOVIK;
lette/s~-e le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 08/04/2015

RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa il 15 aprile 2014, il Tribunale di sorveglianza di
Roma rigettava l’istanza di accertamento di avvenuta condotta collaborativa od
anche di inesigibilità dell’impossibilità di condotta collaborativa in riferimento ai
fatti per i quali era stato condannato, presentata da Alberto Andreoli, detenuto
per associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico di sostanze
stupefacenti ed altro, al fine di accedere al beneficio del permesso premio.
2. Richiamando la nota della DDA di Napoli, il Tribunale di sorveglianza

Sotto il profilo dell’impossibilità o di inesigibilità della condotta collaborativa
rilevava, desumendolo dalla sentenza di merito, che il ruolo di spicco avuto
all’interno del sodalizio criminoso gli avrebbe consentito di fornire “non solo
ulteriori elementi conoscitivi in merito ai delitti commessi e agli autori degli
stessi, ma anche in riferimento all’identificazione degli altri compartecipi alle
associazioni al momento rimasti impuniti”.
3.

Avverso questa ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il

condannato,

personalmente, chiedendone l’annullamento per erronea

applicazione di legge e per manifesta mancanza, e/o manifesta illogicità della
motivazione. In particolare, lamenta che non sia stato valutato che il giudice di
merito aveva escluso che egli svolgesse un ruolo apicale all’interno
dell’associazione e che aveva qualificato la sua condotta come meramente
partecipativa. Pur riconoscendosi che egli aveva apportato un concreto
contributo alla vita dell’associazione, la posizione di preminenza che egli stesso si
attribuiva era riconducibile ad eccesso di autostima ed esaltazione del proprio
spessore criminale. Il ricorrente contestava ancora che il Tribunale avesse
riportato un collage di frasi espunte dal loro contesto e relative a fatti diversi. La
mancanza di una completa valutazione della sentenza integrava il vizio di
illogicità della motivazione. Inoltre, il Tribunale aveva rigettato l’istanza di
accertamento della impossibilità della collaborazione utilizzando il criterio del
ruolo apicale svolto dal prevenuto nei fatti per cui era stato condannato, previsto
unicamente per l’accertamento della irrilevanza della collaborazione. Infine, era
censurabile l’affermazione del Tribunale di sorveglianza secondo cui Andreoli
avrebbe potuto collaborare “all’accertamento di alcuni aspetti fondamentali dei
fatti di delitto”, in quanto nella sentenza di merito si era ribadito la prova piena
ed il completo accertamento dei fatti posti in essere e di quelli potenzialmente
conosciuti da Andreoli; così come generica era l’affermazione di una maggiore
attività di collaborazione.
4. Il Procuratore Generale presso questa Corte nella sua requisitoria scritta
ha chiesto che il ricorso sia respinto.
1

escludeva che Andreoli avesse prestato attività di collaborazione con la giustizia.

5. Il difensore del condannato ha depositato una memoria difensiva,
sostenendo che in relazione ai fatti contestati le condotte erano state
compiutamente disvelate e la stessa D.D.A. di Napoli, pur riconoscendo l’utilità
delle dichiarazioni di Andreoli, aveva rilevato che mancavano novità e di
attualità, così affermando l’impossibilità di una utile collaborazione. Vi era stata
quindi una effettiva e concreta condotta collaborativa.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Non ricorre il vizio della violazione di legge: — né sotto il profilo della
inosservanza della legge sostanziale (per non aver il giudice a quo applicato una
determinata disposizione in relazione all’operata rappresentazione del fatto
corrispondente alla previsione della norma, ovvero per averla applicata sul
presupposto dell’accertamento di un fatto diverso da quello contemplato dalla
fattispecie); — né sotto il profilo della erronea applicazione, avendo il Tribunale
esattamente interpretato le norme applicate, alla luce dei principi di diritto fissati
da questa Corte; — né sotto il profilo formale della inosservanza della legge
processuale in relazione alla carenza di motivazione — rilevante nella specie ai
sensi dell’articolo 606, comma 1, lettera e), cod. proc. pen. con riferimento
all’articolo 125, comma 3, cod. proc. in quanto il giudice a quo ha dato conto
adeguatamente (come illustrato nel paragrafo che precede sub 2.) delle ragioni
della propria decisione, sorretta da motivazione congrua allorquando ha
affermato che il condannato era a conoscenza dei rapporti esistenti tra i gruppi
camorristici di Mondragone e Sessa Aurunca nella gestione e spartizione dei
proventi delle estorsioni, da ciò inferendo ancora possibile un’utile collaborazione
con la giustizia. Sotto l’aspetto motivazionale, è sufficiente l’indicazione dei
suddetti elementi sintomatici di ulteriori conoscenze in possesso del ricorrente
circa le attività dell’associazione e dei soggetti che insieme a lui ne facevano
parte, di tal che non può affermarsi che sia divenuta impossibile un’utile
collaborazione con la giustizia, senza che sia necessario precisare da quali
specifici fatti o rapporti personali si debba desumere che l’Andreoli sia in
possesso di specifiche notizie in merito ad attività dell’associazione o alla
partecipazione di ulteriori soggetti. Tanto non risulta nemmeno dalla nota della
D.D.A. di Napoli che esclude che sia intervenuta collaborazione e si limita a
formulare negativo giudizio sull’attualità e novità delle informazioni fornite.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Così deciso in Roma, il 8/4/2015
2

1. Il ricorso è infondato e va respinto.

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