Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14845 del 08/04/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14845 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BYWGNOLI MAURO N. IL 30/11/1969
avverso l’ordinanza n. 7/2014 TRIBUNALE di ROVIGO, del
12/03/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ADET TONI NOVIK;
lgtte/sentite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 08/04/2015

RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa il 12 marzo 2014, il Tribunale di Rovigo, in
funzione di giudice dell’esecuzione, rigettava il ricorso presentato da Mauro
Biugnoli con riferimento al provvedimento di esecuzione di pene concorrenti
emesso il 20 gennaio 2014 dalla procura della Repubblica presso il Tribunale di
Rovigo.
2. Rilevava il Tribunale che il provvedimento di cumulo era relativo a due
condanne: nella prima il condannato era stato ammesso all’affidamento in prova

seconda egli era stato sottoposto agli arresti domiciliari dal 15 giugno 2012 al 30
settembre 2013: vi era stata quindi una sovrapposizione tra pena alternativa ed
arresti domiciliari nel periodo 20 agosto 2012 – 8 ottobre 2013. Nella sua istanza
il ricorrente aveva affermato di aver integralmente espiato la pena ritenendo di
poter cumulare il periodo trascorso agli arresti domiciliari con quello espiato in
regime di affidamento in prova. Nel rigettare detta richiesta e richiamando la
giurisprudenza di legittimità, il giudice dell’esecuzione riteneva deducibile una
sola volta, ai fini del computo, il periodo di sovrapposizione di pena alternativa e
misura cautelare.
3.

Avverso questa ordinanza ha proposto ricorso per cassazione il

condannato personalmente, chiedendone l’annullamento per mancanza e
manifesta illogicità della motivazione. In particolare, richiamando le proprie
istanze ritiene che ai sensi dell’art. 298 del codice di rito vi era compatibilità
nell’esecuzione delle due misure, attesa la diversità di esecuzione delle stesse: in
forza della misura alternativa egli aveva l’obbligo di rimanere nell’abitazione in
orario notturno e di non allontanarsi dalla provincia di Ferrara, mentre in forza
del titolo cautelare egli era obbligato a rimanere nell’abitazione e a non
allontanarsene senza autorizzazione del giudice. A sostegno della compatibilità
tra le due misure, l’istante richiama il provvedimento del magistrato di
sorveglianza di Bologna che aveva dato conto della partecipazione all’opera di
rieducazione tenuta nel corso della carcerazione e degli arresti donniciliari.
4. Il Procuratore Generale presso questa Corte nella sua requisitoria scritta
ha chiesto che il ricorso sia respinto.
5. Il difensore del condannato ha depositato una memoria difensiva in cui
ribadisce la propria tesi.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è manifestamente infondato.
2. Nella giurisprudenza di legittimità, che questo collegio condivide e fa
propria, è stato affermato costantemente che “In materia di sospensione della
1

al servizio sociale dal 20 agosto 2012 al 8 ottobre 2012, mentre in relazione alla


esecuzione di misure cautelari, opera la regola fondamentale per cui uno stesso
periodo di detenzione non può essere imputato a più titoli, nel senso che, ove
venga emesso ordine di esecuzione nei confronti di un soggetto in custodia
cautelare per altro fatto, il periodo successivo all’inizio della carcerazione non è
computabile nella pena detentiva che per quel fatto dovrà essere scontata
qualora intervenga condanna definitiva: ai fini del computo suddetto si dovrà
tenere conto soltanto di quella frazione temporale trascorsa in stato di custodia
cautelare relativamente alla quale non vi sia stata sovrapposizione con

Zitouni Abdelhanid Ben Sad, Rv. 207494). Inconferente è il richiamo operato dal
ricorrente all’art. 298 del codice di rito che si limita ad esprimere la ben possibile
compatibilità tra le misure alternative e la custodia cautelare, nel senso che la
coesistenza di due diversi titoli è prevista solo per le misure cautelari
limitatamente al computo e al decorso dei termini massimi di durata.
3. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al
pagamento delle spese del procedimento nonché al versamento in favore della
Cassa delle Ammende, di una somma determinata, equamente, in Euro 1000,00,
tenuto conto del fatto che non sussistono elementi per ritenere che “la parte
abbia proposto ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità”. (Corte Cost. 186/2000).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di Euro 1000,00 alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, il 8 aprile 2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

l’espiazione della pena. (Sez. 6, n. 1758 del 30/04/1997 – dep. 20/05/1997,

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