Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14844 del 08/04/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 1 Num. 14844 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: NOVIK ADET TONI

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
NOCE GIUSEPPE N. IL 20/09/1955
avverso l’ordinanza n. 280/2013 TRIBUNALE di TREVISO, del
17/02/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ADET TONI NOVII5.;
lette/sete le conclusioni del PG Dott. Jj

i

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 08/04/2015

RILEVATO IN FATTO
1. Con ordinanza del 17 febbraio 2014, il Giudice per le indagini
preliminari di Treviso, in funzione di giudice dell’esecuzione, rigettava l’istanza
presentata da Giuseppe Noce, diretta ad ottenere l’applicazione della disciplina
del reato continuato in executivis, in relazione a:
1) sentenza emessa in data 27 settembre 2010 dalla Corte di appello di
Venezia, irrevocabile il 7 luglio 2011, di condanna alla pena di anni quattro e
mesi sei di reclusione ed euro 460 di multa, già ritenuta in continuazione con la

Conegliano, definitiva in data 21 luglio 2013, con aumento di un mese di
reclusione ed euro 100 di multa, commessi nel febbraio e marzo del 2009 in città
situate nella provincia di Treviso (Fregona e Vittorio Veneto);
2) sentenza emessa in data 2 marzo 2011 dal Tribunale di Trento, sezione
distaccata di Borgo Valsugana, di condanna a anni cinque di reclusione ed euro
516 di multa per reati commessi dal maggio 2007 al luglio 2009 in Cassola,
Canal S. Bovo e San Martino di Castrozza.
2. A ragione del rigetto, il giudice dell’esecuzione rilevava che i reati erano
stati commessi in epoca ed in zone lontane tra di loro e diverse erano la loro
natura e le modalità di aggressione del patrimonio delle vittime. L’unico dato
comune era costituito dall’approccio alle vittime con la proposta di vendite di
biancheria. Mancava una programmazione iniziale, determinata nelle sue linee
essenziali, in quanto il condannato quando pose in essere l’estorsione giudicata
dal Tribunale di Trento nemmeno conosceva le vittime dei reati commessi a
Treviso. Tutti i reati erano espressione di un generico programma delinquenziale.
3. Avverso l’ordinanza ha presentato ricorso per cassazione il condannato
tramite il difensore di fiducia denunciando promiscuamente violazione di legge,
motivazione insufficiente, motivazione illogica, motivazione contraddittoria,
travisamento ed omessa valutazione delle informazioni. Ad avviso del ricorrente i
reati per cui aveva riportato condanna dal Tribunale di Trento si erano esauriti
nell’aprile 2009, per cui la data del luglio indicata nella sentenza era frutto di un
errore materiale di battitura. Anche i luoghi in cui i reati erano stati commessi si
trovavano a breve distanza tra di loro ed erano equidistanti dalla residenza
dell’imputato. Il giudice dell’esecuzione aveva dato rilievo alle condizioni
personali delle vittime, nonostante che si trattasse di dati disancorati ed
indifferenti rispetto al riconoscimento della continuazione. Altro errore
dell’ordinanza impugnata veniva individuato nella qualificazione del reato di cui
alla sentenza del tribunale di Treviso, non avendo il giudice dell’esecuzione
valutato che era stato escluso il reato di furto in abitazione e che i reati erano
stati commessi in concorso con lo stesso soggetto ed erano diretti tutti contro il
1

sentenza del 6 maggio 2013 del Tribunale di Treviso, sezione distaccata di

..
patrimonio. Anche la mancata conoscenza delle vittime era estranea all’istituto
della continuazione.
4. Il Procuratore Generale presso questa Corte ha chiesto il rigetto del
ricorso.
5. Il difensore di Noce Giuseppe ha depositato memoria difensiva con cui
ribadisce i propri assunti difensivi e contesta le conclusioni del Procuratore
generale.

1.

In tema di continuazione, giova prendere le mosse, ribadendola,

dall’ormai consolidata giurisprudenza di questa Corte (Sez. 1, Sentenza n. 4716
del 2014) secondo cui la continuazione presuppone l’anticipata ed unitaria
ideazione di più violazioni della legge penale, già insieme presenti alla mente del
reo nella loro specificità, almeno a grandi linee, situazione ben diversa da una
mera inclinazione a reiterare nel tempo violazioni della stessa specie, anche se
dovuta a una determinata scelta di vita o ad un programma generico di attività
delittuosa da sviluppare, nel tempo, secondo contingenti opportunità (cfr., per
tutte, Cass., Sez. 2, 7/19.4.2004, Tuzzeo; Sez. 1, 15/11/2000 – 31/1/2001,
Barresi). La prova di detta congiunta previsione – ritenuta meritevole di più
benevolo trattamento sanzionatorio attesa la minore capacità a delinquere di chi
si determina a commettere gli illeciti in forza di un singolo impulso, anziché di
spinte criminose indipendenti e reiterate – investendo l’inesplorabile interiorità
psichica del soggetto, deve di regola essere ricavata da indici esteriori
significativi, alla luce dell’esperienza, del dato progettuale sottostante alle
condotte poste in essere. Tali indici, di cui la giurisprudenza ha fornito
esemplificative elencazioni (fra gli altri, l’omogeneità delle condotte, il bene
giuridico offeso, il contenuto intervallo temporale, la sistematicità e le abitudini
programmate di vita), hanno normalmente un carattere sintomatico, e non
direttamente dimostrativo; l’accertamento, pur officioso e non implicante oneri
probatori, deve assumere il carattere di effettiva dimostrazione logica, non
potendo essere affidato a semplici congetture o presunzioni.
2. L’applicazione di questi incontroversi principi al caso di specie dimostra la
correttezza della decisione del giudice dell’esecuzione che con puntuale
applicazione di detti principi ha escluso la sussistenza del disegno criminoso
valorizzando le concrete modalità esecutive delle condotte: truffe in un caso,
estorsione nell’altro, realizzate in ambiti territoriali diversi.
In realtà, il generico fine di sfruttare soggetti deboli, che si afferma essere il
collante che tiene insieme tutti i reati, altro non è che quella che viene definita l’
inclinazione a delinquere o “stile di vita”, ovverosia la mera ripetizione o
2

CONSIDERATO IN DIRITTO

abitualità di certi comportamenti illeciti che insorgono sotto la spinta di impulsi
contingenti legati alla particolare situazione (lucro con un minimo rischio), non
prevedibili in anticipo.
Deve dunque escludersi che la progettazione criminosa, idonea ad integrare
il vincolo in questione, possa essere presunta sulla sola base di un generico
contesto delittuoso, ovvero dell’unicità della motivazione o del fine ultimo
perseguito.
4. Ne consegue l’inammissibilità del ricorso e la condanna del ricorrente al

Cassa delle Ammende, di una somma determinata, equamente, in Euro 1000,00,
tenuto conto del fatto che non sussistono elementi per ritenere che “la parte
abbia proposto ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di
inammissibilità”. (Corte Cost. 186/2000).
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento della somma di Euro 1000,00 alla Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, il 8 aprile 2015
Il Consigliere estensore

Il Presidente

pagamento delle spese del procedimento nonché al versamento in favore della

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA