Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14839 del 26/03/2015


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Sent. Sez. 1 Num. 14839 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: TARDIO ANGELA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
GHIRARDI EMANUELE, nato il 29/08/1984
avverso l’ordinanza n. 8/2014 GIP TRIBUNALE di BRESCIA del
20/05/2014;

sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Angela Tardio;
lette le conclusioni del Procuratore Generale dott. Massimo Galli,
che ha chiesto qualificarsi il ricorso come opposizione ai sensi
dell’art. 667, comma 4, cod. proc. pen. e trasmettersi gli atti al
G.i.p. presso il Tribunale di Brescia per il corso ulteriore.

Data Udienza: 26/03/2015

RITENUTO IN FATTO

1. Con ordinanza del 20 maggio 2014 il G.i.p. del Tribunale di Brescia, in
funzione di giudice dell’esecuzione, ha rigettato l’istanza di revoca della confisca
e di restituzione all’istante Ghirardi Emanuele del conto corrente nella stessa

penale nei confronti del padre Ghirardi Umberto e poi di confisca, disposta con
sentenza n. 997 del 16 settembre 2013.
Il G.i.p., che riteneva la propria competenza a decidere sull’istanza da
qualificarsi ex art. 666 cod. proc. pen., rilevava, a ragione della decisione, che:
– l’istante aveva agito in qualità di terzo rispetto all’indicato provvedimento
di confisca;
– le osservazioni difensive non avevano sovvertito le conclusioni poste a
sostegno del provvedimento di confisca, riguardanti, tra l’altro, le somme
depositate sul conto in sequestro, che erano testualmente riportate, perché non
sconfessate da elementi fattuali o da interpretazioni giuridiche di segno contrario
o da produzioni documentali;
– la revoca della delega in favore del padre a operare sul conto era stata
formulata dall’istante solo il 25 luglio 2013, dopo che era ampiamente emerso il
coinvolgimento del delegato nel procedimento penale ed erano stati eseguiti i
sequestri nei suoi confronti;
– la circostanza che le somme portate dall’assegno circolare depositato sul
conto intestato all’istante fossero derivate dalla vendita di un immobile a lui
pervenuto da una eredità, anche ove ammessa, non spiegava la ragione del
rilascio al padre di delega illimitata a operare sul medesimo conto.

2. Avverso detta decisione l’interessato ha proposto ricorso per cassazione
per mezzo del suo difensore avv. Gianfranco Abate, chiedendone l’annullamento
sulla base di unico motivo, con il quale deduce violazione di legge e carenza e
manifesta illogicità della motivazione, ai sensi dell’art. 606, comma 1, lett. b) ed
e), cod. proc. pen., in relazione all’art. 240 cod. pen.
Il ricorrente, avendo il G.i.p. ricalcato il contenuto del provvedimento di
confisca contenuto nella sentenza del 16 settembre 2013, emessa, ai sensi
dell’art. 444 cod. proc. pen., nei confronti del padre Ghirardi Giacomo Umberto,
ripropone innanzitutto le argomentazioni poste a sostegno della domanda, quale
parte integrante del ricorso; rappresenta che la mera delega a operare sul conto
corrente intestato a un terzo estraneo al reato, soprattutto se familiare stretto,

2

indicato, già oggetto di sequestro in data 23 giugno 2013 nel procedimento

non è di per sé indicativa del fatto che l’indagato/condannato sia il reale
proprietario della provvista, e che è normale, atteso il rapporto fiduciario, non
porre limiti al delegato; deduce che il Giudice avrebbe dovuto indicare altri
elementi, logici e fattuali, per ritenerlo solo fittizio intestatario e per apprezzare
la delega rilasciata al padre sintomatica dell’essere il medesimo il reale titolare
del conto; evidenzia che non è emerso che il padre abbia prelevato denaro dal
conto per le proprie esigenze e per i bisogni personali o vi abbia versato somme
proprie, mentre egli ha spiegato le ragioni della operata delega, dipendenti dalla

manifesta illogicità del ragionamento del Giudice con riguardo alla ragione della
disposta fittizia intestazione e l’incorso travisamento del fatto quanto alla
provenienza della somma confluita sul conto corrente da lui aperto.

3. Il Procuratore Generale presso questa Corte ha depositato requisitoria
scritta, chiedendo di trasmettere il ricorso, qualificato come opposizione ai sensi
dell’art. 667, comma 4, cod. proc. pen., al Giudice a quo per l’ulteriore corso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso deve essere qualificato opposizione ai sensi dell’art. 667,
comma 4, cod. proc. pen.

2. L’art. 676 cod. proc. pen. prevede che la decisione in ordine alla confisca
e alla restituzione delle cose sequestrate è riservata alla competenza del giudice
dell’esecuzione, che procede a norma dell’art. 667, comma 4, cod. proc. pen.
Il richiamato articolo dispone che il giudice dell’esecuzione provvede senza
formalità con ordinanza contro la quale il pubblico ministero, l’interessato e il
difensore possono proporre opposizione davanti allo stesso giudice, il quale
dovrà procedere con le forme dell’incidente di esecuzione di cui all’art. 666 cod.
proc. pen., previa fissazione dell’udienza.
Alla stregua del combinato disposto delle dette norme, pertanto, avverso il
provvedimento del giudice dell’esecuzione, reso nella indicata materia, è
esperibile da parte dell’interessato opposizione, ai sensi dell’art. 667, comma 4,
cod. proc. pen., allo stesso giudice, che deciderà con le garanzie del
contraddittorio camerale di cui all’art. 666 cod. proc. pen., e non ricorso per
cassazione che, precluso dallo strumento specificamente previsto dalla legge,
sarà proponibile contro l’ordinanza che deciderà sull’opposizione.
Tali criteri sono coerenti con il condiviso orientamento di questa Corte, che li
ha enunciati in plurime decisioni, rimarcandone l’applicazione anche quando il
giudice dell’esecuzione abbia irritualmente provveduto nelle forme della udienza

3

giovanissima età, dalla inesperienza e dagli impegni scolastici; sottolinea la

camerale di cui all’art. 666, comma 3, cod. proc. pen. e richiamando la ratio
della previsione normativa della fase dell’opposizione, quale “riesame” nel merito
del provvedimento da parte del giudice dell’esecuzione, che, al contrario del
giudice di legittimità, ha cognizione piena delle doglianze ed è il giudice deputato
a prendere in esame tutte le questioni che il ricorrente -sostanzialmente privato
di un grado di giudizio in una materia per cui il legislatore ha previsto la fase
della opposizione proprio per la sua peculiarità- non è stato in grado di
sottoporre a un giudice di merito (tra le tante sentenze conformi, relative alle

all’art. 667, comma 4, cod. proc. pen., Sez. 1, n. 28045 del 10/07/2007,
dep. 13/07/2007, Spezzani, Rv. 236903; Sez. 1, n. 39919 del 27/09/2007, dep.
29/10/2007,

P.G. in proc. Raccuglia, Rv. 238046; Sez. 1, n. 23606 del

05/06/2008, dep. 11/06/2008, Nicastro, Rv. 239730; Sez. 6, n. 35408 del
22/09/2010, dep. 01/10/2010, Mafrica, Rv. 248633; Sez. 1, n. 11770 del
28/02/2012, dep. 29/03/2012, Filomena, Rv. 252572; Sez. 1, n. 4083 del
11/01/2013,

dep. 25/01/2013, Tabbì, Rv. 254812; Sez. 6, n. 16594 del

12/03/2013, dep. 12/04/2013, Prysmian Spa, Rv. 256144; Sez. 3, n . 48495 del
06/11/2013, dep. 04/12/2013, Gabellone, Rv. 258079; Sez. 6, n. 13445 del
12/02/2014, dep. 21/03/2014, Avvocatura Distr. dello Stato in proc. Matuozzo,
Rv. 259454).

3. Nella specie, il ricorrente avrebbe dovuto, pertanto, non adire questa
Corte contro la decisione del Giudice dell’esecuzione, ma avrebbe dovuto
proporre opposizione dinanzi allo stesso Giudice.

4. Il ricorso per cassazione proposto non deve, tuttavia, essere dichiarato
inammissibile perché rimedio non previsto dalla legge.
Infatti, conformemente all’indirizzo prevalente di questa Corte (espresso
anche con le sentenze suindicate) la riqualificazione da parte del giudice dell’atto
di impugnazione, prevista dall’art. 568, comma 5, cod. proc. pen., deve ritenersi
esperibile anche in caso di opposizione, sulla base del principio generale di
conservazione degli atti giuridici e del

favor impugnationis costantemente

affermato.

5. L’impugnazione deve essere, quindi, qualificata come opposizione, con
conseguente trasmissione degli atti al G.i.p. del Tribunale di Brescia perché
provveda sulla opposizione proposta ai sensi degli artt. 667, comma 4, e 666
cod. proc. pen., rimanendo preclusa a questa Corte ogni ulteriore valutazione
pertinente al proposto ricorso.

materie in ordine alle quali è espressamente richiamata la procedura di cui

P.Q.M.

Qualificato il ricorso come opposizione, dispone trasmettersi gli atti al G.i.p.
del Tribunale di Brescia.
Così deciso in Roma, il 26 marzo 2015

Il Presidente

Il Consigliere estensore

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA