Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14834 del 25/03/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14834 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) Naouis Rachid, nato il 02/02/1972;

Avverso l’ordinanza n. 10022/2013 emessa il 27/11/2013 dal Giudice di
sorveglianza di Milano;

Sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;

Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Alfredo
Pompeo Viola, che ha chiesto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza
impugnata;

Data Udienza: 25/03/2015

RILEVATO IN FATTO

1. Con ordinanza emessa il 27/11/2013 il Magistrato di sorveglianza di
Roma rigettava la richiesta di remissione di debito presentata nell’interesse di
Rachid Naouis, relativamente alle spese processuali in ordine alla sentenza
emessa dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Monza il
15/07/2005, divenuta irrevocabile il 09/03/2006.
Tale rigetto veniva giustificato dal fatto che, nel caso di specie, non

che il Naouis, dopo la condanna presupposta, risultava ristretto agli arresti
domiciliari, in attesa di giudizio per il reato di cui all’art. 73 del d.P.R. 9 ottobre
1990, n. 309.

2. Avverso questa ordinanza Rachid Naouis ricorreva per cassazione, a
mezzo dell’avv. Salvatore Arcadipane, deducendo, quale unico motivo di ricorso,
la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen., in relazione all’art.
56 Ord. Pen., che si riteneva rilevante anche sotto il profilo del vizio di
motivazione.
Si deduceva, in particolare, che, nel caso di specie, non emergeva dagli atti
processuali la ricorrenza delle situazioni fattuali richiamate nel provvedimento
impugnato, in quanto il reato considerato era stato commesso nel 2002, in epoca
anteriore alla data di commissione del reato di cui alla sentenza di condanna
presupposta, senza che tale elemento circostanziale era stato preso in alcun
modo in considerazione.
Tali

ragioni

processuali

imponevano

l’annullamento dell’ordinanza

impugnata.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. In ricorso è fondato.
In via preliminare, deve evidenziarsi che l’art. 6 del d.P.R. 30 maggio 2002,
n. 115, distingue due ipotesi di remissione del debito per spese relative al
processo penale, riguardanti il caso in cui l’interessato non è stato detenuto o
internato con riguardo al titolo cui le spese ineriscono e quello in cui l’interessato
è stato detenuto o internato per il titolo di riferimento, aggiungendosi, in
quest’ultimo caso, alle spese del processo quelle di mantenimento durante la
detenzione.
In entrambi i casi, la remissione del debito postula le disagiate condizioni
economiche dell’interessato e la regolarità della sua condotta, che deve essere
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ricorrevano le condizioni per l’accoglimento dell’istanza, tenuto conto del fatto

valutata in istituto se l’interessato è stato detenuto, in libertà se l’interessato non
è stato detenuto; con delimitazione temporale della valutazione della condotta
alla durata di esecuzione della pena in carcere o in misura alternativa alla
detenzione e, in assenza di esecuzione, al periodo in cui la pena è rimasta
condizionalmente sospesa (cfr. Sez. 1, n. 16136 del 29/03/2012, dep.
02/05/2012, Finazzo, Rv. 252576).
Tale delimitazione temporale, nell’uno e nell’altro caso, è funzionale alla
necessaria correlazione del beneficio al processo al quale le spese processuali

in cui essa è rimasta sospesa

sub condicione,

in tal modo evitandosi

sperequazioni a seconda che l’esecuzione abbia o meno avuto luogo, con
dilatazione tendenzialmente illimitata del requisito della regolare condotta in
libertà.
Tenuto conto di questi parametri ermeneutici, nel valutare i quali occorre
individuare preliminarmente l’arco temporale al quale si riferisce la valutazione
della condotta del richiedente la remissione, non può non rilevarsi che, come
dedotto dalla difesa del ricorrente, il presupposto dal quale muove l’ordinanza
impugnata risulta smentito dalle emergenze processuali, non corrispondendo al
vero che il Naouis risultava sottoposto al regime degli arresti domiciliari per un
reato per il quale doveva essere giudicato in primo grado e per il periodo di
tempo oggetto di valutazione.
Si consideri, in proposito, che l’unica pendenza gravante sull’anagrafe
giudiziaria del Naouis riguarda un procedimento pendente nella fase di appello e non in quella di primo grado – per la commissione del reato di cui all’art. 73
del d.P.R. n. 309 del 1990, rendendo evidente, già sotto questo profilo, come il
presupposto sul quale l’ordinanza impugnata si fonda non sia conforme alle
emergenze del caso concreto.
A tutto questo occorre aggiungere che tale reato risulta commesso nel 2002,
in epoca antecedente ai fatti giudicati con la sentenza emessa il 15/07/2005, in
relazione alla quale veniva avanzata richiesta di remissione del debito
nell’interesse del Naouis.
Ne discende che, dagli atti processuali, non risulta la commissione di reati in
epoca posteriore alla sentenza di condanna presupposta, che riguarda vicende
delittuose pacificamente successive ai fatti richiamati dal provvedimento
impugnato. Su queste basi, le argomentazioni poste a sostegno dell’impugnata
decisione, non risultando fondate su elementi di fatto certi, integrano certamente
un’incongruità motivazionale, che appare meritevole di censura conformemente
alla giurisprudenza di questa Corte, secondo cui: «In tema di remissione del
debito, l’insussistenza della condizione della “condotta costantemente regolare”
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ineriscono e, quindi, alla durata di esecuzione della pena inflitta ovvero al tempo

può essere desunta anche da semplici indizi, purché costituiti da elementi di fatto
certi» (cfr. Sez. 1, n. 30114 del 26/06/2009, dep. 20/07/2009, Galea, Rv.
244847).

2. Le ragioni giuridiche che si sono esposte impongono l’annullamento
dell’ordinanza impugnata, con il conseguente rinvio per nuovo esame al
Magistrato di sorveglianza di Milano.

Annulla cyr ri2fro l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Magistrato
di sorveglianza di Milano.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 25 marzo 2015.

P.Q.M.

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