Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14829 del 25/03/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14829 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) Miscioscia Cataldo, nato il 17/09/1965;

Avverso l’ordinanza n. 87/2014 emessa il 14/04/2014 dal Tribunale di Trani;

Sentita la relazione fatta dal Consigliere dott. Alessandro Centonze;

Lette le conclusioni del Procuratore generale, in persona del dott. Sante
Spinaci, che, qualificato il ricorso come opposizione, ha chiesto la
trasmissione degli atti al Tribunale di Trani per l’ulteriore corso;

Data Udienza: 25/03/2015

,

..
RILEVATO IN FATTO

1. Con ordinanza emessa il 14/04/2014 il Tribunale di Trani, quale giudice
dell’esecuzione, rigettava la richiesta di declaratoria di estinzione della pena di
anni uno e mesi quattro di reclusione e 1.549,37 euro inflitta a Cataldo
Miscioscia con sentenza emessa il 26/05/1986 dal Tribunale di Trani.
Tale rigetto veniva giustificato dal fatto che, prima della maturazione dei
termini di prescrizione delle pene inflitte al Miscioscia, il giudice della cognizione
aveva accertato la recidiva reiterata specifica infraquinquennale, che impediva

l’effetto estintivo richiesto, risultando ostativa alla declaratoria di estinzione «il
disposto dell’art. 172 cod. pen., che ne esclude la operatività per i condannati di
cui ai capoversi dell’art. 99 c.p.»,

2. Avverso questa ordinanza Cataldo Miscioscia ricorreva per cassazione, a
mezzo dell’avv. Massimo Mercurelli, deducendo due motivi di ricorso.
Si deduceva, innanzitutto, l’inosservanza delle norme processuali stabilite a
pena di nullità dall’art. 666 cod. proc. pen., in quanto il giudice dell’esecuzione
aveva rigettato l’istanza proposta nell’interesse dell’esecutato senza fissare
l’udienza camerale.
Si deduceva, inoltre, la violazione dell’art. 172, comma 7, cod. pen.,
dovendo la condizione ostativa della recidiva richiamata nel provvedimento
impugnato sussistere al momento della consumazione del reato.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. In via preliminare, deve rilevarsi che il ricorso proposto nell’interesse di
Cataldo Miscioscia deve essere qualificato come opposizione.
Deve, in proposito, rilevarsi che il ricorso proposto davanti a questa Corte
non risulta conforme alla disciplina prevista dagli artt. 666, 667 e 676 comma 1
cod. proc. pen., atteso che all’ordinanza emessa dal giudice dell’esecuzione
poteva seguire solo l’opposizione e il conseguente provvedimento dello stesso
organo giurisdizionale.
Costituisce, infatti, espressione di un orientamento giurisprudenziale
consolidato quello secondo cui avverso il provvedimento emesso dal giudice
dell’esecuzione, qualora abbia deciso de plano ai sensi dell’art. 667, comma 4,
cod. proc. pen., è data esclusivamente facoltà di proporre opposizione. Non è,
quindi, consentita l’impugnazione immediata dell’ordinanza emessa

de plano,

atteso che contro di essa è previsto il rimedio dell’opposizione, il cui preventivo
esperimento è indispensabile per ottenere un provvedimento eventualmente
2

Ì

ricorribile (cfr. Sez. 1, n. 8785 del 20/02/2008, dep. 27/02/2008, Galletti e altri,
Rv. 239142).
In questo caso, però, è consentita la riqualificazione dell’atto di
impugnazione sulla base del principio generale di conservazione degli atti
giuridici e del favor impugnationis, come statuito da questa Corte, secondo cui:
«In sede esecutiva, il principio di conversione dell’impugnazione è applicabile
anche in caso di opposizione sulla base del principio generale di conservazione
degli atti giuridici e del “favor impugnationis”» (cfr. Sez. 1, n. 4083

Nel caso di specie, il ricorso, a norma dell’art. 568, comma 5, cod. proc.
pen., deve essere qualificato opposizione, con conseguente trasmissione degli
atti al Tribunale di Trani, in funzione di giudice dell’esecuzione, per la trattazione
del giudizio di opposizione in base al combinato disposto degli artt. 666 e 667,
comma 4, cod. proc. pen. Né potrebbe essere diversamente, perché altrimenti il
ricorrente risulterebbe privato della possibilità di vedere rivalutate le proprie
ragioni processuali, in presenza di un provvedimento denegatorio adottato in
assenza di contraddittorio partecipato.
Ne discende che è in sede esecutiva che il giudice dovrà valutare se sono
fondate le doglianze poste a fondamento del ricorso proposto davanti a questa
Corte, valutando in tale ambito l’avvenuta violazione dell’art. 172, comma 7,
cod. pen., in relazione alla sussistenza della condizione ostativa della recidiva
richiamata nel provvedimento impugnato.

2. Per le ragioni che si sono esposte, il ricorso proposto da Cataldo
Miscioscia deve essere qualificato come opposizione, con la conseguente
trasmissione degli atti al Tribunale di Trani.

P.Q.M.

Qualificato il ricorso come opposizione, dispone trasmettersi gli atti al Tribunale
di Trani.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 25 marzo 2015.

dell’11/01/2013, dep. 25/01/2013, Tabbì, Rv. 258412).

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