Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14825 del 17/12/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14825 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DI MAIO ANTONINO N. IL 02/01/1943
avverso l’ordinanza n. 866/2014 TRIB. LIBERTA’ di PALERMO, del
03/07/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

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Data Udienza: 17/12/2014

IN FATTO E IN DIRITTO

1. Con ordinanza emessa in data 3 luglio 2014 il Tribunale di Palermo – costituito
ai sensi dell’art. 309 cod.proc.pen. – confermava nei confronti di Di Maio
Antonino il titolo cautelare rappresentato dall’ordinanza emessa dal GIP del
Tribunale di Palermo in data 11 giugno 2014.
La contestazione provvisoria che raggiunge Di Maio Antonino è rappresentata da
una ipotesi di tentata estorsione aggravata ai sensi dell’art. 7 d.l. n. 152 del

operante nel quartiere Zen di Palermo – denaro ad un imprenditore commerciale,
tal Cusimano Carmelo, gestore di una rivendita di bombole di gas.
La somma di denaro non sarebbe poi stata riscossa in virtù della mediazione – in
favore della vittima – posta in essere da Giordano Domenico, attuale
collaborante.
Il fatto risulta contestato come avvenuto nel 2008 e viene ricostruito
essenzialmente sulla base dei contenuti narrativi apportati da due collaboratori di
giustizia – tra loro fratelli – Giordano Salvatore e, appunto, Giordano Domenico,
ritenuti appartenenti al medesimo sodalizio.
Il Tribunale ritiene essenzialmente convergenti ed autonomi i due contributi
narrativi, integralmente riportati nel provvedimento.
In realtà anche il fratello della vittima, Cusimano Nicola, sarebbe un
appartenente alla organizzazione mafiosa, come riferito da Giordano Salvatore e
la richiesta del Di Maio sarebbe avvenuta dopo che Cusimano Carmelo e
Cusimano Nicola avevano litigato, a mò di punizione .
Giordano Salvatore seppe dal fratello Domenico che la cifra chiesta dal Di Maio
era di duemila euro al mese.
Afferma Giordano Salvatore che del fatto ne parlò proprio con il Cusimano Nicola
e che successivamente – siccome i due avevano fatto pace – si doveva
«aggiustare la cosa» e si doveva parlare con Messina Salvatore, soggetto
sovraordinato nella gerarchia del gruppo.
Giordano Domenico afferma di essere stato coinvolto direttamente nella vicenda.
Ciò avvenne perchè la richiesta del Di Maio Antonino sarebbe stata veicolata a
Cusirnano Carmelo proprio tramite Giordano Domenico, dato il rapporto di
‘comparaggio’ tra costui e il Cusimano.
Afferma Giordano Domenico che la richiesta era di 2.500 euro per Natale ed
altrettanto per Pasqua.
Sarebbe stato proprio Giordano Domenico a riferire al Di Maio che il Cusimano si
trovava in difficoltà economiche e pertanto non poteva esaudire la richiesta.

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1991, per aver richiesto – quale appartenente alla organizzazione mafiosa

Del fatto Giordano Domenico afferma di aver parlato anche con il fratello
Salvatore.
Il Tribunale ritiene convergente il contributo – circa il ruolo svolto dal Di Maio
Antonino – e non inficiata detta convergenza da circolarità dichiarativa.
Ciò perchè Salvatore ebbe notizia dal fratello solo della entità della cifra richiesta
(peraltro riferita in modo non conforme) ma conferì in modo autonomo del fatto
con il Cusimano Nicola, aggiungendo ulteriori dettagli.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione – a mezzo del
difensore – Di Maio Antonino, deducendo violazione di legge e vizio di
motivazione.
Nel ricorso, in particolare, si contesta la valutazione di «autonomia» e
«convergenza» delle due fonti dimostrative.
La conoscenza del Giordano Salvatore circa il fatto estorsivo sarebbe stata
mutuata da Giordano Domenico, come è dimostrato dal contenuto effettivo delle
dichiarazioni e da ciò deriva – secondo il ricorrente . l’impossibilità di ritenere
«riscontrata» la chiamata in correità di Giordano Domenico.

3. Il ricorso è infondato e va pertanto rigettato, per le ragioni che seguono.
Va affermato, infatti, che il Tribunale risulta aver fatto concreta e razionale
applicazione dei principi espressi nella presente sede di legittimità in punto di
valutazione «incrociata» di più chiamate in correità.
Come è noto, anche nel contesto cautelare (dovendosi sostenere un giudizio
prognostico di qualificata probabilità di condanna, ai sensi dell’art. 273
cod.proc.pen.) è necessario che il giudice valuti in concreto il ‘peso dimostrativo’
degli elementi che consentono di formulare tale particolare giudizio.
In termini generali, la valutazione congiunta delle chiamate di correo risulta
significativa – a fini di dimostrazione del fatto- li dove ricorrano :
– la convergenza delle chiamate in ordine al fatto materiale oggetto della
narrazione;
– l’indipendenza delle medesime, intesa come mancanza di pregresse intese
fraudolente o di altri condizionamenti inquinanti;
– la specificità nel senso che la c.d. convergenza del molteplice deve essere
sufficientemente individualizzante e deve riguardare sia il fatto nella sua
oggettività che la riferibilità dello stesso all’incolpato, fermo restando che deve
privilegiarsi l’aspetto sostanziale della concordanza delle plurime dichiarazioni di
accusa sul nucleo centrale e più significativo della questione fattuale da decidere;

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Da ciò la conferma della gravità indiziaria, aspetto oggetto del presente ricorso.

- l’autonomia genetica, vale a dire la derivazione non ex unica fonte onde evitare
il rischio della circolarità della notizia, che vanificherebbe la valenza
dell’elemento di riscontro esterno e svuoterebbe di significato lo stesso concetto
di convergenza del molteplice (così, di recente Sez. U. n. 20804/2013 del
29.11.2012, rv 255143 – 255145).
La contestazione del ricorrente riguarda – essenzialmente – il presupposto della
‘autonomia genetica’, ma in realtà i due dichiaranti riversano nel loro contributo
narrativo conoscenze sostanzialmente autonome, fermo restando che sono in

In effetti, Giordano Domenico venne direttamente coinvolto nella vicenda della
richiesta estorsiva (ed è dunque fonte ‘primaria’ sul fatto) mentre Giordano
Salvatore – pur avendo appreso alcuni dettagli dal fratello – ne parlò
essenzialmente, secondo il suo dire, con il Cusimano Nicola, fratello dell’estorto.
Ciò consente di ritenere sufficientemente distinta – tra i due dichiaranti – la fonte
della conoscenza, il che implica la possibile valutazione congiunta del contributo.
Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
.Dispone trasmettersi, a cura della cancelleria, copia del provvedimento al
direttore dell’Istituto penitenziario, ai sensi dell’art. 94 disp. att. c.p.p. comma 1

g

ter.)

Così deciso il 17 dicembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

parte mutuate dal medesimo contesto di riferimento associativo.

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