Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14822 del 17/12/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14822 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CIAMPA’ GAETANO N. IL 19/01/1946
avverso l’ordinanza n. 8657/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA,
del 28/03/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. prjt.t.70)-t
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 17/12/2014

IN FATTO E IN DIRITTO

1. In data 28 marzo 2014 il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha dichiarato
inammissibile – per mancanza di motivi – il reclamo proposto da Ciampà Gaetano
avverso il decreto di sottoposizione al regime differenziato di cui all’art. 41

bis

ord.pen. notificato al detenuto in data 22 novembre 2013.
2.

Avverso detto provvedimento hanno proposto ricorso per cassazione

nell’interesse di Ciampà Gaetano i difensori avv. Sulla e avv. Ioppoli, deducendo

Nessun dubbio sussiste circa l’effettiva assenza dei motivi posti a sostegno della
impugnazione proposta personalmente dal detenuto.
Si afferma tuttavia nel ricorso che l’assenza dei motivi deriva in realtà dal fatto
che il Ciampà aveva delegato tale adempimento ai difensori di fiducia, i quali
vennero informati a mezzo fax della nomina (e della avvenuta esecuzione del
provvedimento ministeriale) ma non del reclamo proposto dal loro assistito.
La difesa veniva dunque posta a conoscenza del reclamo solo con la notifica
dell’avviso di fissazione della udienza camerale innanzi al Tribunale di
Sorveglianza, in data 20 febbraio 2014.
Ciò posto, vi è espressa doglianza circa l’omesso avviso della proposizione del
reclamo da parte del detenuto, fatto che ha determinato l’incompletezza dell’atto
di reclamo, con nullità dell’ordinanza emessa.

3. Il ricorso va dichiarato inammissibile per la manifesta infondatezza dei motivi
addotti.
Non vi è dubbio che, come riconosciuto nello stesso ricorso, il reclamo avverso il
provvedimento di applicazione del regime di cui all’art. 41 bis ord. pen. è una
particolare forma di impugnazione, che resta soggetta alla generale disciplina
processuale di cui all’art. 581 cod. proc. pen. e deve quindi essere accompagnata
dalla illustrazione dei motivi, nel termine perentorio previsto dalla legge per
l’impugnazione (Sez. I n. 46904 del 10.11.2009, rv 245683).
Sotto tale profilo, nessuna critica può essere rivolta al contenuto della decisione
impugnata che ha preso atto della difformità dell’atto di impugnazione (privo di
motivi) dal suo modello legale di riferimento.
Nel caso in esame, peraltro, la notizia circa l’avvenuta esecuzione del decreto di
sottoposizione al regime differenziato venne comunicata in pari data – come
previsto non già dalla norma di ordinamento penitenziario ma dalla circolare di
attuazione emessa dal DAP il 9 ottobre 2003 – ai difensori nominati dal Ciampà
in sede di esecuzione del decreto (con fax del 22 novembre 2013).

2

nullità dell’ordinanza ed erronea applicazione di legge.

In tale ipotesi, secondo quanto affermato da questa Sezione nella decisione
numero 3634 del 19.12.2011 (rv 251851) il termine per impugnare decorre
dalla comunicazione al difensore ed è – in ogni caso – spirato senza che i motivi
(o un autonomo atto di reclamo) venissero depositati.
Da ciò deriva che nessuna violazione dei diritti difensivi può dirsi sussistente,
posto che il soggetto abilitato all’esercizio della difesa tecnica era stato posto a
conoscenza – il 22 novembre 2013 – della notifica del decreto al detenuto (non
essendovi alcuna concreta allegazione e asseverazione circa la mancata ricezione

conoscenza del fatto che la norma di cui all’art. 41 bis co.2 quinquies prevede il
termine di giorni venti per la presentazione del reclamo.
Era pertanto onere dei difensori nominati – posti a conoscenza della notifica del
decreto – contattare il loro assistito per valutare se e in che modo proporre l’atto
di reclamo, non potendosi ritenere sussistente alcun obbligo per
l’amministrazione penitenziaria di comunicare ai difensori nominati l’avvenuta
presentazione del reclamo da parte del detenuto.
Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue la condanna al
pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in
favore della cassa delle ammende che stimasi equo determinare in euro
1,000,00.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e al versamento di euro 1.000,00 a favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 17 dicembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

dell’atto trasmesso a mezzo fax) e, data la competenza tecnica ben era a

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