Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14820 del 04/12/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14820 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
CATANIA
nei confronti di:
BRUNETTO SALVATORE N. IL 21/06/1968
avverso l’ordinanza n. 537/2012 TRIB. SORVEGLIANZA di
CATANIA, del 23/10/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
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Uditi difensor Avv.;

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Data Udienza: 04/12/2014

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IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con ordinanza emessa in data 23 ottobre 2013 il Tribunale di Sorveglianza di
Catania ha respinto la richiesta di revoca del beneficio della liberazione anticipata
concessa – per complessivi giorni 405 – a Brunetto Salvatore (con ordinanze
emesse nel periodo 1993/1995 in relazione al periodo detentivo
17.2.1991/8.9.1995 derivante dalla sentenza di condanna emessa il 20 giugno
1991 dalla Corte d’Appello di Caltanissetta).
La richiesta di revoca – ai sensi dell’art. 54 co.3 ord.pen. – trova origine dalla

delinquere di stampo mafioso (accertata con sentenza emessa dalla Corte
d’Appello di Catania, definitiva nel 2009, per condotte tenute sino al dicembre
1999).
Ad avviso del Tribunale le condotte che hanno dato luogo alla condanna del
Brunetto – valutate attraverso l’esame della motivazione della decisione di
condanna per associazione mafiosa – sono state poste in essere in epoca
successiva alla esecuzione della decisione emessa il 20 giugno 1991 dalla Corte
d’Appello di Caltanissetta (esecuzione terminata nel settembre 1995) e pertanto
non possono dar luogo alla revoca della liberazione anticipata già concessa.

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione il Procuratore
Generale Territoriale deducendo erronea applicazione di legge.
Ad avviso del P.G. ricorrente il Brunetto Salvatore era da ritenersi ‘partecipe’
anche durante il periodo di detenzione sofferto fino a settembre del 1995,
trattandosi di reato permanente che non cessa – di per sè – con la detenzione.
Indice rivelatore della sua partecipazione al sodalizio mafioso sta nel fatto che in
costanza di detenzione costui viene indicato dal fratello Paolo come soggetto cui
si sarebbero dovuti rivolgere altri affiliati per concordare le modalità di un
omicidio ed inoltre la realizzazione di un tentativo di estorsione già nel 1996,
dunque in epoca molto prossima alla scarcerazione.
Non appare ragionevole ed aderente agli atti la limitazione operata dal Tribunale
circa la delimitazione del reato associativo al solo periodo successivo alla
scarcerazione del Brunetto, la cui adesione al programma di recupero era
dunque meramente apparente.

3. Il ricorso è fondato e va accolto, per le ragioni che seguono.
Il Tribunale di Sorveglianza non realizza alcuna valutazione sulla possibile
‘continuità’ tra i fatti delittuosi posti a base della decisione emessa nel 1991 –

2

intervenuta condanna del Brunetto per partecipazione ad associazione a

che ha dato luogo alla esecuzione pena 1993/1995 e quelli acertatí nella
successiva decisione (associazione mafiosa) commessi sino al 1999.
In ciò sottovaluta le caratteristiche del reato associativo di stampo mafioso la cui
tendenziale permanenza comporta che la detenzione può

e

in concreto non

interrompere la condotta criminosa.
Da ciò deriva una evidente incompletezza motivazionale, posto che l’eventuale
disponibilità del Brunetto nei confronti degli affiliati, anche in costanza di
detenzione, rappresenta – in ipotesi – condotta idonea a ritenere «commesso» il

presupposto legale della revoca di liberazione anticipata già concessa, secondo
gli insegnamenti di questa Corte di legittimità (si veda, tra le altre, Sez. I n.
1070 del 17.11.2005, rv 233323: ai fini della revoca della liberazione anticipata
devono sussistere le seguenti condizioni: che sia stato commesso un delitto non
colposo nel corso della esecuzione della pena, anche se unificata in un
provvedimento di cumulo; che la commissione del delitto sia intervenuta
successivamente alla concessione della liberazione anticipata, a nulla rilevando la
data del passaggio in giudicato della relativa sentenza, che può intervenire anche
dopo la scadenza della pena. In presenza di tali condizioni, qualora l’esecuzione
abbia avuto termine, occorre procedere all’eventuale scioglimento del cumulo per
verificare quale condanna fosse in esecuzione al momento della commissione del
nuovo delitto e procedere alla revoca del beneficio solo in relazione a detta
pena).
Va pertanto disposto l’annullamento del provvedimento impugnato, con rinvio
per nuovo esame al Tribunale di Sorveglianza di Catania.

P.Q.M.

Annulla l’ordinanza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di
Sorveglianza di Catania.
Così deciso il 4 dicembre 2014

Il Consigliere estensore

delitto associativo anche durante il periodo di espiazione, in ciò rappresentando

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