Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14819 del 04/12/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14819 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SANTAFEDE MARIO N. IL 05/03/1953
avverso l’ordinanza n. 5393/2013 TRIB. SORVEGLIANZA di
MILANO, del 21/02/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott. re
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Data Udienza: 04/12/2014

IN FATTO E IN DIRITTO
1. Con ordinanza emessa in data 21 febbraio 2014 il Tribunale di Sorveglianza di
Milano ha respinto il reclamo proposto da Santafede Mario avverso il
provvedimento di diniego liberazione anticipata emesso dal Magistrato di
Sorveglianza in data 8 luglio 2013.
L’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza aveva accolto la richiesta del detenuto
(per due semestri) in relazione a periodi successivi al luglio 2003 ma al
contempo rigettandola per i periodi antecedenti (vissuti negli anni 1989 – 1990 –

commesso tra il 2001 e il febbraio 2003 i reati oggetto di giudizio nel 2006
(associazione finalizzata alla cessione di sostanze stupefacenti ex art. 74 dPR
n.309 del 1990 con condanna ad anni dodici di reclusione) con correlata revoca
dell’affidamento in prova e della detenzione domiciliare.
A parere del Tribunale la particolare gravità dei fatti commessi tra il 2001 e il
2003 – anche in Oforma associativa – giustificava ampiamente la mancata
concessione della liberazione anticipata per i periodi antecedenti al marzo del
2003.

2. Avverso detto provvedimento ha proposto ricorso per cassazione – con
personale sottoscrizione – Santafede Mario, deducendo erronea applicazione della
disciplina di riferimento e vizio di motivazione.
Ad avviso del ricorrente il lungo intervallo temporale tra la detenzione sofferta
negli anni ’89/’91 e i fatti illeciti commessi tra il 2001 e il 2003 impediva di
negare il beneficio in virtù del principio della cd. ‘semestralizzazione’.
Con ampie argomentazioni si rappresenta che nel periodo detentivo in parola vi
era stata concreta adesione al percorso di risocializzazione e pertanto tale realtà
non poteva essere travolta dalle successive azioni illecite.

3. Il ricorso è infondato e va pertanto rigettato, per le ragioni che seguono.
Secondo il preferibile insegnamento di questa Corte (da ultimo Sez. I n.11597
del 28.2.2013, rv 255406) il principio della valutazione frazionata per semestri
del comportamento del condannato, ai fini della concessione del beneficio della
liberazione anticipata, non esclude che un fatto negativo possa riverberarsi
anche sulla valutazione dei semestri anteriori.
Occorre però che si tratti di una condotta particolarmente grave e sintomatica,
tanto da lasciar ragionevolmente dedurre una mancata partecipazione del
condannato all’opera di rieducazione anche nel periodo antecedente a quello cui
la condotta si riferisce. Tale giudizio esige una puntuale motivazione in ordine ai

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1991 e tra il marzo e luglio 2003) in virtù del fatto che il Santafede ha

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connotati di gravità concretamente ravvisati nei fatti ai quali viene attribuita
valenza negativa retroattiva.
L’insegnamento di cui sopra spiega i suoi effetti anche lì dove la condotta
negativa – successiva alla maturazione dei diversi semestri – sia rappresentata
da un fatto costituente reato, stante il divieto – nel settore in parola – di ogni
automatismo teso a rapportare la cancellazione di benefici penitenziari (in essere
o maturati) alla commissione di un fatto di reato (c.Cost. n. 186 del 23.5.1995).
E’ pertanto evidente che la realizzazione di un reato, espressione di

mancata adesione all’opera risocializzante e tale apprezzamento – specie in
situazioni ove è dato cogliere l’esistenza di un apprezzabile intervallo temporale
tra la condotta illecita e la detenzione pregressa – va effettuato sempre in
concreto, attraverso la verifica dell’entità del reato, del suo contesto di
produzione e la comparazione di tali dati con la condotta tenuta durante i
semestri di detenzione.
Ora, nel caso in esame, pur con motivazione alquanto sintetica, il Tribunale di
Sorveglianza ha valorizzato la particolare gravità dei reati commessi dal
Santafede tra il 2001 e il 2003 evidenziando la natura associativa delle condotte
e il particolare livello di pericolosità e antisocialità in esse ravvisabile, tale da
rendere – con valutazione in fatto – meramente apparente l’adesione all’opera di
risocializzazione nel precedente periodo detentivo.
Si tratta, pertanto, di valutazione in fatto non implausibile e sorretta in modo
sufficiente dal percorso motivazionale, il che comporta il rigetto del ricorso.
Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P. Q. M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 4 dicembre 2014

Il Consigliere estensore

Il Presidente

comportamento antisociale, può disvelare anche con portata retroattiva la

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