Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14818 del 04/12/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14818 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SAPONARO ALESSANDRO N. IL 29/07/1977
avverso l’ordinanza n. 926/2014 TRIB. SORVEGLIANZA di ROMA,
del 26/03/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.
cf…c .U2lJTo

1.e.

Uditi difensor Avv.;

Tí’o ott (

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Data Udienza: 04/12/2014

RITENUTO IN FATTO
1. In data 26 marzo 2014 il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha respinto il
reclamo proposto da Saponaro Alessandro avverso il provvedimento emesso dal
Magistrato di Sorveglianza in data 20 gennaio 2014 in tema di liberazione
anticipata.
La decisione concerne, essenzialmente, il diniego di applicazione della liberazione
anticipata «speciale» (ai sensi dell’art. 4 del d.l. n.143 del 2013, conv. in legge
n. 10 del 2014) in riferimento al semestre 18 aprile /18 ottobre 2013, durante il

collaboratore di giustizia.
Ad avviso del Tribunale il riconoscimento della maggior detrazione di giorni
trenta non può essere concesso per due ragioni ostative. La prima riguarda la
condizione vissuta dal Saponaro (detenzione domiciliare), esclusa dall’ambito
applicativo della liberazione anticipata «speciale» dallo stesso legislatore (al
comma 5 dello stesso articolo 4 del d.l. 143 del 2013); la seconda concerne i
titoli di reato in espiazione, che rientrano nella previsione dell’art. 4 bis legge
n.354 del 1975, anche in tal caso richiamato in chiave ostativa dal comma 1
dell’art. 4 d.l. n.143 del 2013.

2. Avverso detta ordinanza ha proposto ricorso per cassazione – a mezzo del
difensore avv. Sante Foresta – Saponaro Alessandro, con successiva memoria.
Nel ricorso si deduce erronea applicazione della disciplina normativa di
riferimento e si propone questione di legittimità costituzionale.
In sintesi, il ricorrente osserva che la preclusione relativa al rinvio all’art. 4 bis

ord.pen. – operato dal co.1 dell’art. 4 legge n. 10 del 2014 – andava superata in
forza dello ‘status’ di collaboratore di giustizia del Saponaro, ammesso alla
detenzione domiciliare ai sensi dell’art. 16 nonies d.l. n. 8 del 1991, conv. in
legge n. 82 del 1991.
Nessun dubbio, pertanto, poteva sorgere circa la sussistenza del presupposto
della concreta partecipazione all’opera di rieducazione da parte del Saponaro,
anche in regime di detenzione domiciliare.
Quanto al divieto contenuto nel comma 5 il ricorrente ne contesta la legittimità
costituzionale, attesa la intrinseca irragionevolezza della previsione che limita il
riconoscimento della ‘maggior detrazione’ di 30 giorni per semestre – nella
lettura data dal Tribunale – ai soli soggetti ristretti in carcere.

Tale lettura sarebbe contrastante con la ordinaria possibilità di ‘duplicazione’ dei
benefici offerti dalle leggi di ordinamento penitenziario e finirebbe con il limitare

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quale il Saponaro è stato sottoposto alla detenzione domiciliare t in quanto

l’accesso al beneficio de quo proprio in rapporto alle condizioni dei soggetti più
meritevoli di tutela (perchè già ammessi ad altra misura alternativa).
Si tratterebbe, pertanto, di una discriminazione del tutto irragionevole.
Si evidenzia, in particolare che anche la detenzione domiciliare presenta caratteri
di afflittività non dissimili da quella carceraria, presentando aspetti anche di
minor socialità .
Una interpretazione costituzionalmente orientata dovrebbe dunque consentire al
soggetto posto in detenzione domiciliare – nel caso di sicura partecipazione

usufruire della maggior detrazione prevista dal legislatore del 2013.
In subordine si chiede a questa Corte dì sollevare incidente di costituzionalità.
In replica, infine, alle argomentazioni scritte del Procuratore Generale presso
questa Corte – che ha concluso per il rigetto del ricorso – il ricorrente ribadisce la
validità della prospettazione contenuta nell’atto introduttivo, evidenziando che
l’istituto della liberazione anticipata ha portata generale ed è teso a ‘premiare’ il
soggetto che nel corso del rapporto esecutivo (al di là della specifica modalità di
restrizione) abbia dato concreta prova di partecipazione all’opera di rieducazione.
Da qui la piena irragionevolezza di una interpretazione tesa ad escludere soggetti
ancor più meritevoli, in stato di detenzione domiciliare ai sensi della disciplina
speciale di cui all’art. 16 nonies legge n.82 del 1991.
Si evidenzia, ancora, che la domanda di riconoscimento della liberazione
anticipata speciale era stata introdotta nella vigenza del decreto – legge (prima
delle modifiche apportate dalla legge di conversione) il che determina la
inapplicabilità della causa ostativa correlata ai titoli di reato per cui è intevenuta
condanna.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1. Il ricorso risulta infondato e va pertanto rigettato, per le ragioni che seguono.
Il Tribunale di Sorveglianza ha fornito, nei risultati, corretta interpretazione ed
applicazione della normativa vigente all’atto della decisione (legge n. 10 del 21
febbraio 2014).
Sul punto, va affermato che quanto alla prima ‘causa ostativa’ al riconoscimento
della maggiore detrazione di giorni trenta ( liberazione anticipata speciale)
questa Corte ha già avuto modo, in più occasioni, di precisare (tra le altre Sez. I
n. 3130 del 19.12.2014, rv 262061) che la norma intrdotta in sede di
conversione del decreto legge al comma 1 dell’art. 4 d.l. n.143 del 2013 (.. ad
esclusione dei condannati per taluno dei delitti previsti dall’art. 4 bis della legge
n. 354 del 1975 ..) ha portata generale e funge da criterio regolatore dell’intero
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all’opera rieducativa e di convinta adesione al percorso di ravvedimento – di

istituto, oltre ad applicarsi anche in relazione alle domande presentate durante la
formale vigenza del decreto-legge non convertito.
L’ampiezza delle argomentazioni contenute nella decisione citata (n. 3130, dep.
in data 22.1.2015) rende inutile la loro riproposizione, trattandosi di argomenti
condivisi da questo Collegio. Nel caso in esame, peraltro, non è allegata in
concreto una richiesta di ‘scioglimento del cumulo’ – a fronte di una decisione di
merito che si riferisce integralmente a delitti ostativi – e l’argomento è trattato in
via meramente teorica nel ricorso.

a)

del possibile superamento di detta preclusione in rapporto al particolare

regime di favore per i soggetti che prestano attività di collaborazione con la
giustizia, ai sensi dell’art. 16 nonies legge n.82 del 1991 ;
b)

della irragionevolezza della norma che limita alla condizione detentiva

carceraria l’applicazione del beneficio (comma 5 del più volte citato articolo 4 d.l.
143 del 2013).
E’ evidente, peraltro, che solo la risposta positiva al primo quesito consente, sul
piano processuale, di affrontare il secondo, posto che lì dove si concluda per la
inapplicabilità della disciplina di favore in ragione della ostatività dei delitti in
espiazione la stessa seconda questione perderebbe di concreta rilevanza (sia per
la decisione di questa Corte, che in chiave di incidente di costituzionalità).
Ad avviso del Collegio, la particolare condizione soggettiva di ‘collaborante’ non
comporta il superamento del limite oggettivo posto dal comma 1 dell’art. 4 legge
n.10 del 2014.
Tale preclusione è infatti costruita in riferimento al «catalogo di reati» previsto
dall’art. 4 bis ord.pen. , che risultano pertanto richiamati «in quanto tali» nel
corpo della disposizione, il che conferisce alla norma in tema di liberazione
anticipata speciale piena autonomia applicativa.
Non si tratta, pertanto, di un richiamo afferente le ‘condizioni applicative’ interne
alla norma richiamata, il che legittimerebbe una interpretazione tesa al
superamento della preclusione, ma di un rinvio parziale ed espressamente
limitato alle fattispecie poste a base del rapporto esecutivo.
Da ciò la inapplicabilità della ‘detrazione aggiuntiva’ anche a soggetti che hanno
posto in essere condotte di collaborazione, il cui apprezzamento in positivo
deriva da altra norma, appunto rappresentata dall’art. 16 nonies legge n.82 del
1991 (cui si aggiunge la previsione dell’art. 58 ter ord.pen.).
Nessuna norma «di favore» può infatti cancellare il riferimento alla fattispecie
penale posta a base del rapporto esecutivo e lo stesso articolo 16 nonies opera
su un piano del tutto diverso, rappresentato dalla deroga alle vigenti disposizioni
in tema di liberazione condizionale, permessi premio e detenzione domiciliare
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2. Va però esaminata la doglianza qui proposta, sotto il profilo :

consentendo l’applicazione dei benefici in questione (in presenza degli specifici
presupposti) dopo un breve periodo di espiazione della pena (minimo un quarto
della pena inflitta o dieci anni in caso di ergastolo).
Con ciò si intende dire che a fronte di un sistema normativo articolato e specifico
di «premialità», tale da valorizzare in modo adeguato la scelta del soggetto
condannato di recidere i collegamenti con il contesto criminale di provenienza,
non risulta costituzionalmente obbligata (per stare alla prospettazione del
ricorrente) l’applicazione del beneficio della liberazione anticipata «speciale» al

materia che rientra pienamente nella discrezionalità legislativa.
Discrezionalità legislativa che nel caso del nuovo istituto di cui si tratta viene
peraltro sostenuta – in larga misura – da una finalità che risulta totalmente
estranea alle esigenze di prennialità correlate a scelte collaborative, trattandosi di
un intervento finalizzato a rendere possibile un «rimedio compensativo» per le
condizioni di sovraffollamento carcerario più volte stigmatizzate in sede
sovranazionale (da ultimo nella sentenza Torregiani contro Italia).
La finalità della norma – peraltro di natura eccezionale e con applicazione limitata
nel tempo – è pertanto quella di realizzare una forma di riparazione a possibili
trattamenti inumani o degradanti (con ampliamento del beneficio di riduzione del 1 111
tempo di permanenza in carcere) lì dove vi sia constatazione di stabile adesione
all’opera di rieducazione da parte del detenuto.
Si tratta, pertanto, di una finalità composita che non può essere
strumentalmente «scissa» allo scopo di valorizzarne solo la parte di
valorizzazione della positiva risposta al trattamento (allo scopo di enucleare un
fondamento di irragionevolezza) come prospettato nel ricorso.
La risposta negativa – anche in chiave di controllo di costituzionalità – alla prima
doglianza proposta nel ricorso può dunque tradursi nella affermazione per cui le
modalità di rinvio alle sole fattispecie di reato previste dall’art. 4 bis legge n.354
del 1975, contenuta in chiave ostativa nel comma 1 dell’art. 4 legge n. 10 del
2014 escludono che il soggetto condannato per uno di tali delitti possa accedere
al particolare beneficio della liberazione anticipata «speciale» pur nel caso di
prestata collaborazione con l’autorità giudiziaria che abbia consentito al
condannato di accedere a misure alternative alla detenzione ai sensi dell’art. 16
nonies legge n.82 del 1991.

Ciò comporta, come si è anticipato, il rigetto del ricorso proposto nell’interesse di
Saponaro Alessandro, non essendo rilevante l’esame della doglianza ulteriore in
punto di limitazione dell’ambito applicativo della norma di favore ai soli soggetti
ristretti in detenzione carceraria.

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soggetto già destinatario del sotto-sistema premiale in questione, trattandosi di

Al rigetto del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle
spese processuali.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso il 4 dicembre 2014

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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