Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14810 del 25/03/2015


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14810 Anno 2015
Presidente: GIORDANO UMBERTO
Relatore: CENTONZE ALESSANDRO

SENTENZA

Sul ricorso proposto da:
1) De Angelis Patrizia, nata il 05/07/1979;

Avverso la sentenza n. 1322/2012 emessa il 03/06/2013 dalla Corte di
appello dell’Aquila;

Udita la relazione svolta in pubblica udienza dal Consigliere dott. Alessandro
Centonze;

Udito il Procuratore generale, in persona del dott. Francesco Mauro
Iacoviello, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso;

Data Udienza: 25/03/2015

RILEVATO IN FATTO

1.

Con sentenza emessa il 26/01/2012 il Tribunale di Lanciano, in

composizione monocratica, condannava Patrizia De Angelis alla pena di anni uno
di reclusione, ritenendola responsabile del reato di cui all’art. 9, comma 2, della
legge 27 dicembre 1956, n. 1423.
Si contestava, in particolare, alla De Angelis di avere violato la misura della
sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, disposta nei

emesso il 10/11/2008. Tale violazione veniva accertata quando l’imputata, nel
corso di un controllo eseguito dai carabinieri di Lanciano, in data 12/08/2009,
risultava sprovvista della carta precettiva di cui all’art. 5 della legge n. 1423 del
1956.

2.

Avverso tale sentenza proponeva appello la difesa dell’imputata,

chiedendo la rideterminazione della pena irrogata alla sua assistita, con la
concessione delle attenuanti generiche, che si imponevano per effetto del
modesto disvalore penale del fatto contestato.

3.

Con sentenza emessa il 03/06/2013 la Corte di appello dell’Aquila

confermava il provvedimento impugnato, ribadendo il giudizio di colpevolezza
della De Angelis e ritenendo congruo il trattamento sanzionatorio irrogato,
siccome fondato su una corretta valutazione dei fatti delittuosi, ritenuti
incontroversi nella loro materialità.
Si riteneva, inoltre, di non concedere le attenuanti generiche richieste per i
precedenti penali dell’appellante.

4. Avverso tale sentenza ricorreva personalmente l’imputata, eccependo,
quale unico motivo, la violazione dell’art. 606, comma 1, lett. e), cod. proc. pen.,
per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione del
provvedimento impugnato.
Si deduceva, in particolare, che non erano state concesse le attenuanti
generiche sulla base dell’anagrafe giudiziaria della De Angelis, i cui precedenti
penali, risalenti nel tempo e di modesto disvalore, imponevano un diverso
giudizio sulla gravità della condotta dell’imputata.

2

suoi confronti dal Tribunale di Chieti, per un periodo di due anni, con decreto

CONSIDERATO IN DIRITTO
1. In via preliminare, deve rilevarsi che i fatti di reato ascritti a Patrizia De
Angelis devono riqualificarsi ai sensi dell’art. 650 cod. pen.
Deve, in proposito, osservarsi che l’ipotesi di reato in esame è stata
recentemente rivisitata dalle Sezioni unite, che hanno ritenuto la contingente
indisponibilità della carta precettiva da parte del sorvegliato speciale
riconducibile all’art. 650 cod. pen. e non a quella contestata al ricorrente, ai

del 29/05/2014, dep. 24/07/2014, Sinigaglia, Rv. 260019).
Le Sezioni unite, in particolare, nell’arresto giurisprudenziale richiamato,
hanno affermato il seguente principio: «Il sorvegliato speciale, sottoposto
all’obbligo o al divieto di soggiorno che non porti con sé e non esibisca a richiesta
di ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria la carta di permanenza risponde della
contravvenzione di cui all’art. 650 cod. pen.».
Per effetto di tale arresto giurisprudenziale, il porto e l’eventuale esibizione
della carta precettiva, pur essendo condotte doverose, non costituiscono un
obbligo previsto dall’art. 9 della legge n. 1423 del 1956 e non integrano una
prescrizione, perché non si traducono né in una restrizione della libertà di
circolazione del prevenuto, né nell’impegno ad assumere condizioni abitative
stabili. Si tratta, più semplicemente, di una disposizione volta «a rendere più
agevole l’operato delle forze di polizia, di una sorta di cooperazione forzosa del
controllato con i suoi controllori, i quali, per altro, in considerazione della
diffusione – ormai massiccia – delle moderne tecnologie informatiche di
comunicazione, hanno ben altri mezzi per verificare “in tempo reale” identità,
precedenti penali e giudiziari del soggetto che intendono controllare, nonché la
esistenza di eventuali prescrizioni e vincoli sullo stesso gravanti» (cfr. Sez. un.,
n. 32923 del 29/05/2014, dep. 24/07/2014, Sinigaglia, Rv. 260019).
In questi termini, ai soggetti sottoposti a una misura di sorveglianza speciale
non si deve richiedere un supplemento di legalità, ma nei loro confronti si
possono certamente ammettere controlli più rigorosi e una maggiore severità
repressiva, in quanto la violazione dei precetti del “vivere onestamente”
costituiscono comportamenti sintomatici della persistenza di un comportamento
antisociale e di una prevedibile, futura, condotta delittuosa. Tuttavia, il rispetto
del principio di proporzionalità non consente di ritenere penalmente rilevante
qualsiasi condotta, anche se ascrivibile a un soggetto qualificato come
pericoloso, in linea con quanto statuito dalle Sezioni unite e con la
giurisprudenza comunitaria richiamata in tale contesto (cfr. Corte EDU, Grande
Camera, ric. 26772/95 del 6 aprile 2000, Labita c. Italia).

sensi dell’art. 9, comma 2, della legge n. 1423 del 1956 (cfr. Sez. un., n. 32923

Ne discende che la condotta contestata alla De Angelis, che veniva
controllata dalle forze dell’ordine mentre circolava sprovvista della carta
precettiva relativa alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di
soggiorno, disposta dal Tribunale di Chieti il 10/11/2008, deve essere ricondotta
alla fattispecie dell’art. 650 cod. pen. e non a quella contestatale ex art. 9,
comma 1, della legge n. 1423 del 1956.

2.

Deve, poi, rilevarsi che, nelle more, il reato contravvenzionale

riqualificati i fatti ascritti, essendo stato accertato il 12/08/2009, deve ritenersi
estinto per intervenuta prescrizione, interamente decorsa alla data del
12/08/2014.
La declaratoria di estinzione del reato può essere adottata in questa sede, in
quanto la difesa dell’imputata, pur non sollecitando espressamente tale
pronunzia, non ha espresso la volontà di rinunciare alla causa estintiva del reato,
al contempo non contestando l’insussistenza dei presupposti per il
proscioglimento a norma dell’art. 129 cod. proc. pen.

3. Ne discende conclusivamente che, qualificato il fatto contestato come
violazione dell’art. 650 cod. pen., deve disporsi l’annullamento senza rinvio della
sentenza emessa dalla Corte di appello dell’Aquila il 03/06/2013, con la
prescritta formula estintiva.

P.Q.M.

Qualificato il fatto come violazione dell’art. 650 cod. pen., annulla senza rinvio la
sentenza impugnata perché il reato è estinto per prescrizione.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 25 marzo 2015.

configurabile a carico della De Angelis ai sensi dell’art. 650 cod. pen., così

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