Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14803 del 17/12/2014


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Penale Sent. Sez. 1 Num. 14803 Anno 2015
Presidente: CHIEFFI SEVERO
Relatore: MAGI RAFFAELLO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
ANCONA
nei confronti di:
FALL MOUSSA N. IL 06/06/1978
avverso la sentenza n. 154/2012 GIUDICE DI PACE di SAN
BENEDETTO DEL TRONTO, del 14/05/2013
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 17/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. RAFFAELLO MAGI
Udito il Procuratore Generale in persona del Dott. V -(- M:~
che ha concluso per e
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Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.
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Data Udienza: 17/12/2014

IN FATTO E IN DIRITTO

1. Il Giudice di Pace di San Benedetto del Tronto, con sentenza emessa in data
14 maggio 2013 ha affermato la penale responsabilità di Fall Moussa per il reato
di trattenimento illegale nel territorio dello Stato dopo la notifica dell’ ordine di
allontanamento del 17 luglio 2012 (fatto accertato il 22 luglio 2012) .
La pena indicata nel dispositivo di sentenza risulta essere quella della espulsione

2. Avverso detta sentenza ha proposto ricorso immediato per cassazione il
Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Ancona, denunziando erronea
applicazione della legge penale.
La sanzione prevista per la violazione commessa dall’art. 14 d.Lgs. n. 286 del
1998 e succ. nriod. co .5 ter e quater è la pena pecuniaria e non quella della
/
espulsione.

3. Il ricorso è fondato e va accolto.
Con novellazione introdotta dall’art. 3 del d.l. n.89 del 23 giugno 2011 (conv. in
I. n. 129 del 2.8.2011) è profondamente mutata la discplina relativa alle
conseguenze sanzionatorie dell’omessa ottemperanza all’ordine del Questore di
cui al comma 5 bis dell’art. 14 . Vi è infatti una differenziata risposta
sanzionatoria – sempre che non ricorra l’ipotesi del giustificato motivo – in
rapporto alle diverse ipotesi di espulsione previste dall’art. 13 comma 4 o comma
5 del medesimo D.Lgs. n.286 del 1998, risposta che in ogni caso si traduce in
una pena pecuniaria (da un minimo di seimila euro ad un massimo di ventimila
euro). La misura dell’espulsione è prevista in via amministrativa.
Ciò posto la sentenza impugnata applica – effettivamente – una pena non
prevista dalla legge, oltre, per la verità, a non contenere alcun passaggio
espressivo in motivazione circa la effettiva punibilità dell’imputato (non viene
scrutinata l’ipotesi del giustificato motivo di trattenimento).
Va pertanto disposto l’annullamento con rinvio, in applicazione dell’art. 569 co.4
cod.proc.pen., per nuovo giudizio, al Tribunale di Ascoli Piceno (ex art. 36 D.
Lgs. n. 274 del 2000).

P.Q.M.

2

dal territorio dello Stato.

Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo esame al Tribunale di Ascoli
Piceno.
Così deciso il 17 dicembre 2014

Il Presidente

Il Consigliere estensore

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