Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14747 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14747 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DECORTE MAURIZIO N. IL 05/06/1964
avverso la sentenza n. 3125/2012 GIUDICE UDIENZA
PRELIMINARE di UDINE, del 06/02/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 20/11/2014

De Corte Maurizio ricorre avverso la sentenza 6.2.14, emessa dal G.i.p. del Tribunale di Udine ai
sensi degli artt.444 ss. c.p.p., con la quale gli è stata applicata, per il reato di bancarotta fraudolenta,
la pena di mesi dieci di reclusione in aumento rispetto ai reati giudicati dal Tribunale di Gorizia con
sentenza 649/12 (irr.le il 23.12.12), per una pena complessiva di anni quattro e mesi due di
reclusione.

comma 1, lett. b),c) ed e) c.p.p. per non avere mai avuto notizia dell’avviso di conclusione delle
indagini preliminari ex art.415-bis c.p.p.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto manifestamente
infondato, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è da un lato adeguato a quanto
contenuto nell’accordo tra le parti e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i presupposti
dell’art.129 c.p.p.
Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere
di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez.un., 27 settembre
1995, Serafino; Sez.un., 25 novembre 1998, Messina; Sez.II, 17 febbraio 2012, n.6455), mentre
l’applicazione concordata della pena postula la rinuncia a far valere qualunque eccezione di nullità,
anche assoluta, diversa da quelle attinenti alla richiesta di patteggiamento ed al consenso ad essa
prestato (Cass.,sez.II, 29 gennaio 2008, n.6383).
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€ 1.500,00.

Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 20 novembre 2014
IL COnL RE
estensore
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