Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14745 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14745 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
FERRARO ADELMO MASSIMILIANO N. IL 05/07/1970
avverso la sentenza n. 801/2013 CORTE APPELLO di CAGLIARI, del
04/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 20/11/2014

Ferraro Adelmo Massimiliano ricorre avverso la sentenza 4.12.13 della Corte di appello di Cagliari
che ha confermato quella in data 4.12.12 del Tribunale di Cagliari-sezione distaccata di Carbonia
con la quale è stato condannato, per il reato di furto aggravato in concorso, ritenuta la contestata
recidiva, alla pena di anni uno, mesi due di reclusione € 450,00 di multa.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, con il primo motivo

ragione dell’inesatta formulazione del capo d’imputazione il quale, ove correttamente inteso come
violazione dell’art.624-bis c.p., avrebbe consentito di eccepire il mancato espletamento dell’udienza
preliminare, trattandosi di furto commesso in abitazione, e consentito alla difesa di optare per un
rito alternativo.
Con il secondo motivo si deduce violazione di legge per essere la responsabilità fondata sul
riconoscimento fotografico, nonostante la p.o. non avesse in dibattimento riconosciuto l’imputato e,
con il terzo motivo, si lamenta manifesta illogicità della motivazione che non aveva tenuto conto
dell’incertezza della deposizione della p.o., terminata con la locuzione <...mi sembra>, donde
l’impossibilità per il Ferrar°, che era sempre rimasto in compagnia della vittima, di essersi
appropriato del denaro.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.
Quanto al primo motivo, la relativa censura risulta essere stata proposta per la prima volta in sede di
legittimità e quindi trova la preclusione derivante dal disposto di cui all’ultima parte del comma 3
dell’art.606 c.p.p., oltre ad essere manifestamente infondata in quanto nessuna violazione del diritto
di difesa è configurabile essendo l’art.624-bis c.p. comunque chiaramente contestato in fatto e ben
avrebbe potuto l’imputato accedere ad uno dei riti alternativi.
Con gli altri motivi, la difesa intende sottoporre al giudice di legittimità aspetti attinenti al merito,
che risultano preclusi in questa sede.
Essi sono peraltro anche manifestamente infondati, dal momento che il giudice di appello, con
motivazione del tutto congrua ed immune da vizi di illogicità, ha evidenziato come la responsabilità

violazione dell’art.606, comma 1, lett.b) c.p.p. per essere stato compromesso il diritto di difesa in

dell’odierno ricorrente riposi non soltanto nelle dichiarazioni della parte lesa 011argiu Elena — la cui
attendibilità è adeguatamente argomentata – , ma altresì in quelle rese dal Milo Fanutza, concordi
nel senso che il riconoscimento operato dalla 011argiu — e confermato in dibattimento in termini di
certezza, con riferimento all’epoca in cui è avvenuto – era consistito nell’individuare
fotograficamente l’odierno ricorrente come la persona che era rimasta con lei per le presunte

Ferraro, impossessandosi della somma di 8.000,00 euro custodita nell’armadio della camera da
letto.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in

€1.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 20 novembre 2014
IL CONSIGLIERE estensore

misurazioni mentre il complice era entrato in casa, approfittando del diversivo creato proprio dal

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