Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14740 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14740 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
IUSSI STEPHEN N. IL 24/11/1986
avverso la sentenza n. 2467/2013 TRIBUNALE di NOVARA, del
19/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 20/11/2014

lussi Stephen ricorre avverso la sentenza 19.12.13, emessa dal Tribunale di Novara ai sensi degli
artt.444 ss. c.p.p., con la quale gli è stata applicata, per il reato di tentato furto aggravato in
abitazione, concesse attenuanti generiche equivalenti anche alla contestata recidiva, la pena —
condizionalmente sospesa subordinatamente allo svolgimento di attività non retribuita in favore
della collettività per la durata di mesi sei

di mesi otto di reclusione ed

e 200,00 di multa.

comma 1, lett. e) c.p.p. per mancanza di motivazione sia in ordine alla sussistenza o meno dei
presupposti per una pronuncia assolutoria ex art.129 c.p.p. che in ordina alla congruità della pena
concordata tra le parti.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, sia perché generico, sia in
quanto manifestamente infondato, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è da un
lato adeguato a quanto contenuto nell’accordo tra le parti e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i
presupposti dell’art.129 c.p.p., facendo riferimento al contenuto del verbale di arresto e degli atti ad
esso allegati, nonché al contenuto delle dichiarazioni confessorie rese dall’imputato in sede di
udienza di convalida dell’arresto.
Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere
di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez.un., 27 settembre
1995, Serafino; Sez.un., 25 novembre 1998, Messina; Sez.II, 17 febbraio 2012, n.6455).
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€ 1.500,00.

Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,

P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.

Roma, 20 novembre 2014

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