Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 1474 del 22/11/2012


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 1474 Anno 2013
Presidente: GENTILE MARIO
Relatore: ANDREAZZA GASTONE

SENTENZA

sul ricorso proposto da Sorbara Maurizio, n. a Genova il 07/06/1972;

avverso la sentenza del Gip presso il Tribunale di Alessandria in data
30/11/2011;
visti gli atti, il provvedimento denunziato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Gastone Andreazza;
lette le conclusioni del Pubblico Ministero che ha concluso per il rigetto;

RITENUTO IN FATTO

Con sentenza del 30/11/2011 il Gip presso il Tribunale di Alessandria, ha
applicato, ex art. 444 c.p.p., in sede di udienza preliminare, nei confronti di
Sorbara Maurizio, la pena di mesi quattro e giorni venti di reclusione per il reato
di cui all’art. 8, comma 2, del d. Igs. n. 74 del 2000

2. Ha proposto ricorso per cassazione l’imputato lamentando che, essendo
l’ipotesi delittuosa ravvisata, ovvero quella di cui all’art. 8 cpv. del d. Igs. n. 74
del 2000, ipotesi autonoma di reato e non già circostanza attenuante, il Gup non
si sia dichiarato incompetente (essendo competente il Tribunale in composizione

Data Udienza: 22/11/2012

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monocratica) a norma dell’art. 33 sexies c.p.p. con trasmissione degli atti al P.M.
ai fini dell’emissione del decreto di citazione a giudizio avanti al Tribunale di
Alessandria in composizione monocratica.

CONSIDERATO IN DIRITTO

del ricorrente, del rito speciale in oggetto ha comunque precluso allo stesso ogni
possibilità di dolersi della definizione del procedimento mediante l’applicazione di
una pena da lui stesso sollecitata e relativamente alla quale, peraltro, non
vengono sollevate censure in punto di legalità, prospettandosi unicamente una
ritenuta non corretta attribuzione del procedimento al giudice dell’udienza
preliminare. Ne consegue come difetti in ordine al ricorrente, il quale non deduce
neppure quale sarebbe il pregiudizio derivante dall’avere il G.u.p. applicato la
pena richiesta in luogo di spogliarsi del procedimento trasmettendolo al P.M. per
l’emissione del decreto di citazione diretta a giudizio, ogni possibile interesse ad
impugnare il provvedimento.
Va in ogni caso aggiunto che, anche a voler aderire (ciò che appare quanto meno
discutibile attese le divergenti posizioni di questa Sezione : vedasi, da un lato,
Sez. 3, n. 23064 del 06/03/2008, Palamà, Rv. 239919, invocata dal ricorrente e,
dall’altro, con riferimento alla del tutto analoga previsione di cui all’art. 2 comma
3, Sez. 3, n. 25204 del 08/05/2008, Lunetto, Rv. 240247; Sez. 3, n. 20529 del
20/04/2011, Romiti, Rv. 250339) al presupposto da cui muove la censura,
ovvero la natura pretesamente autonoma della fattispecie di cui all’art. 8,
comma 3, del d. Igs. n. 74 del 2000 (attualmente non più in vigore ma operante
nella specie stante il tempus commissi delicti del fatto), deve ribadirsi che la
sentenza pronunciata in procedimento nel quale l’azione penale sia stata
esercitata mediante richiesta di rinvio a giudizio, con successiva celebrazione
dell’udienza preliminare, in ordine a reato per il quale avrebbe dovuto invece
procedersi con citazione diretta a giudizio non darebbe luogo comunque ad
alcuna nullità (Sez. 4, n. 36881 del 22/05/2009, Nasufl, Rv. 244983), con
conseguente infondatezza anche nel merito della pretesa del ricorrente.

4. Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali e del pagamento in favore della
Cassa delle ammende della somma di euro 1.000,00.

2

3. Il ricorso è inammissibile. Va preliminarmente rilevato che l’opzione, da parte

M3ItlI,T77111,41•

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle
Ammende.
Così deciso in Roma, il 22 novembre 2012
Il Presidente

Il Consigliere stensore

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