Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14727 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14727 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CANNESTRARO FABIO N. IL 30/05/1973
avverso la sentenza n. 4189/2012 CORTE APPELLO di PALERMO,
del 15/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 20/11/2014

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza del 15 novembre 2013 la Corte d’appello di Palermo, assolto il prevenuto da altre imputazioni e ridotta la pena per il delitto di lesioni aggravate, ha confermato nel resto la sentenza emessa in data 11 maggio 2012 dal Tribunale di Marsala, Sezione distaccata di Mazara del
Vallo, appellata fra l’altro da CANNESTRARO Fabio, dichiarato responsabile del delitto di leioni aggravate, commesso fino al 6 aprile 2006.
Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo l’intervenuta prescrizione del reato.
Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile in quanto, oltre alla manifesta infondatezza per
non aver considerato le plurime sospensioni (per giorni 872) intervenute nel periodo prescrizionale, tali da differire il termine di estinzione del reato dal 6 ottobre 2013 al 25 febbraio 2016, è
stato proposto senza l’osservanza del termine previsto dalla legge.
Infatti il termine per proporre ricorso era, in assenza dell’indicazione da parte della Corte territoriale di un termine diverso dall’ordinario per il deposito della sentenza, di giorni 30 decorrenti
per l’imputato dalla data di notificazione dell’estratto contumaciale, avvenuta in data 19 dicembre 2013, con scadenza quindi alla data del 18 gennaio 2014, con la conseguenza che il ricorso,
proposto in data 11 febbraio 2014, è tardivo e per tale causa inammissibile.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in E. 1.000,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 20 novembre 2014.

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