Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14719 del 20/11/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 14719 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
BOSSI DARIO N. IL 30/04/1972 parte offesa nel procedimento
c/
CIOFFI ISIDORO N. IL 22/12/1952
avverso il decreto n. 4958/2012 GIP TRIBUNALE di VARESE, del
23/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 20/11/2014

RITENUTO IN FATTO
1. Con l’ordinanza 23 ottobre 2013 il GIP presso il Tribunale di Varese ha
disposto l’archiviazione del procedimento penale a carico di Cioffi Isidoro, per il

2. Avverso tale ordinanza ha proposto ricorso la parte offesa Bossi, a
mezzo del proprio procuratore, evidenziando l’abnormità del provvedimento.
3.

Risulta, infine, pervenuta istanza di differimento di udienza per

legittimo impedimento del difensore della parte offesa Bossi.

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.

Preliminarmente, deve disattendersi la richiesta di rinvio per legittimo

impedimento del difensore in quanto la presente udienza camerale non prevede
la partecipazione obbligatoria delle parti (v. Cass. Sez. Un. 27 giugno 2006 n.
31461).
2. Il ricorso è inammissibile.
3.

In diritto, l’articolo 409, comma 6 cod.proc.pen. prevede che

l’ordinanza di archiviazione sia ricorribile per cassazione solo nei casi di nullità di
cui all’articolo 127, comma 5, cod.proc.pen., tutte ipotesi relative alla violazione
delle norme concernenti la citazione e l’intervento delle parti in camera di
consiglio.
La giurisprudenza di questa Corte ha, poi, chiarito come esulino dalla
possibilità di assoggettare al ricorso tutte le questioni attinenti al merito ovvero
alla congruenza della motivazione (v. Cass. Sez. IV 8 aprile 2008 n. 22297).
4. In fatto, questa volta, il ricorrente si duole in merito alla pretesa
abnormità del provvedimento ma anche tale doglianza non coglie nel segno.
In punto di diritto e sulla scorta dell’insegnamento delle Sezioni Unite di
questa Corte (v. sentenza 26 marzo 2009 n. 25952), si osserva come si sia
affermato che sia affetto da vizio di abnormità, sotto un primo profilo, il
provvedimento che, per singolarità e stranezza del suo contenuto risulti avulso
dall’intero ordinamento processuale, ovvero quello che, pur essendo in astratto
manifestazione di legittimo potere, si esplichi al di fuori dei casi consentiti e delle
ipotesi previste al di là di ogni ragionevole limite; sotto altro profilo, si è detto
che l’abnormità possa discendere da ragioni di struttura, allorché l’atto si ponga
1

delitto di falso ideologico in atti pubblici nei confronti di Bossi Dario.

al di fuori del sistema organico della legge processuale, ovvero possa riguardare
l’aspetto funzionale nel senso che l’atto stesso, pur non essendo estraneo al
sistema normativo, determini la stasi del processo e l’impossibilità di proseguirlo.
Dal suddetto orientamento, che fa riferimento ad una concezione
limitativa di atto abnorme, incentrata essenzialmente sul profilo dell’abnormità
strutturale, derivano gli effetti che seguono: il provvedimento con cui il GIP abbia

seguito di apposita udienza camerale non è abnorme.
La conclusione si giustifica con l’affermazione che si può ricorrere alla
categoria dell’abnormità quando l’atto o il provvedimento, che si vuole
rimuovere, non rientri nei poteri del Giudice che lo ha adottato e, cioè, non
discenda da un potere riconosciuto o attribuito dalla legge, dato che in tal caso
l’estraneità al sistema può evidenziarsi.
Si aggiunge, poi, che la configurazione di un atto abnorme non richiede
verifica ulteriore rispetto a quella concernente l’assenza di potere del Giudice di
provvedere, con la conseguenza che il ricorso per cassazione con denuncia di
abnormità non può autorizzare la verifica, in sede di legittimità, di un vizio di
legge del provvedimento, ex articolo 606 comma 1 lett. c) cod.proc.pen., salvo
eludere lo stesso fondamento del concetto di abnormità e porre nel nulla il
principio di tassatività delle impugnazioni.
5. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile e il ricorrente
condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma
di denaro in favore della Cassa delle Ammende.
P.T.M.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 20 novembre 2014.

disposto l’archiviazione del procedimento su richiesta del Pubblico Ministero ed a

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA