Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14709 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14709 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LA RUSSA MASSIMILIANO N. IL 10/10/1968
LICASTRO GIUSEPPE T . c—•
avverso la sentenza n. 458/2009 CORTE APPELLO di REGGIO
CALABRIA, del 16/05/2013
dato avviso alle parti ;
sentita la relazione fatta dal Consi gliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 20/11/2014

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Reggio Calabria, ridotta la pena da anni sei ad
anni quattro di reclusione, ha confermato nel resto la sentenza emessa in data 21 aprile 2008 dal
locale Tribunale, appellata da LA RUSSA Massimiliano, dichiarato responsabile del delitto di
lesioni aggravate, commesso il 18 novembre 2006.
Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo vizio di motivazione sulla responsabilità;
sulla mancata applicazione delle attenuanti generiche e sull’applicazione della libertà vigilata.
Osserva il Collegio che il ricorso, sulla base dei motivi proposti, è inammissibile, in quanto tende
a sottoporre al giudizio di legittimità aspetti attinenti alla ricostruzione del fatto e all’apprezzamento del materiale probatorio rimessi alla esclusiva competenza del giudice di merito e già adeguatamente valutati sia dal Tribunale che dalla Corte d’appello.
Nel caso in esame, difatti, i giudici del merito hanno ineccepibilmente osservato che la prova del
fatto ascritto all’imputato riposava nella testimonianza della persona offesa, la cui credibilità è
adeguatamente argomentata, anche con adeguata valutazione del narrato che aveva portato
all’assoluzione dal delitto di rapina, e nel sostegno a questa che poteva trarsi dagli accertamenti
della polizia giudiziaria intervenuta nell’immediatezza e nella documentazione medica sulle lesioni riportate.
La sentenza impugnata non è dunque sindacabile in questa sede perché la Corte di cassazione
non deve condividere o sindacare la decisione, ma verificare se la sua giustificazione sia, come
nel caso in esame, sorretta da validi elementi dimostrativi e non abbia trascurato elementi in astratto decisivi, sia compatibile con il senso comune e, data come valida la premessa in fatto, sia
logica: insomma, se sia esauriente e plausibile.
Sul trattamento sanzionatorio rileva il Collegio che la Corte di merito ha correttamente escluso
l’applicabilità di attenuanti generiche facendo riferimento a parametri, quali i precedenti del prevenuto, previsti dall’art. 133 c.p., ben valutabili anche ai sensi dell’art. 62 bis c.p.
Il motivo sulla libertà vigilata non era stato sottoposto al giudice d’appello così che nessuna doglianza può essere avanzata in questa sede.
La Corte di merito, tuttavia, nel diminuire la pena, non ha provveduto in merito alla pena accessoria dell’interdizione in perpetua dai pubblici uffici, legittima per l’entità della pena applicata
dal primo giudice, ma non più irrogabile legittimamente, a fronte della riduzione della pena al di
sotto del limite dei cinque anni, con la conseguenza che la durata della pena accessoria deve esser ridotta ad anni cinque.
P.Q.M.
La Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla confermata pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici che sostituisce con quella temporanea per la durata di anni cinque.
Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.
Così deciso in Roma il 20 novembre 2014.

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