Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14689 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14689 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
MAGELLANO FRANCESCO N. IL 09/11/1968
avverso la sentenza n. 7408/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
12/02/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 20/11/2014

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza emessa in data
26 maggio 2011 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, appellata da MAGELLANO Francesco, dichiarato responsabile del delitto di minaccia grave con arma, commesso il 21 giugno
2006.
Propone duplice ricorso per cassazione l’imputato deducendo vizio di motivazione sul ricorrere
del reato e dell’aggravante; con il secondo ricorso oltre a ribadire le critiche alla sentenza in tema
di ritenuta minaccia con arma, deduce violazione di legge per esser state considerate le affermazioni del prevenuto all’ufficiale di polizia giudiziaria che aveva rinvenuto l’arma sulla sua auto,
che portava il fucile per difendersi proprio dalla persona con cui in precedenza aveva avuto
scambi aggressivi, attuale persona offesa PETTRONE.
Osserva il Collegio che i ricorsi sono inammissibili.
Manifestamente infondata la questione sull’utilizzazione delle dichiarazioni del teste di polizia
giudiziaria sulle affermazioni del MAGELLANO relative al motivo per cui portava il fucile rinvenuto sulla sua auto, posto che la medesima era avvenuta in un momento prodromico, quando
ancora non risultavano elementi di responsabilità penale, non rivestendo il porto (pare legittimo)
del fucile situazione da cui dedurre estremi di reato. In tal senso la giurisprudenza costante secondo cui il divieto di testimonianza sulle dichiarazioni rese dall’imputato non riguarda il contenuto di quelle rese spontaneamente dallo stesso ad un agente di polizia al di fuori del contesto
procedimentale. (Sez. 6, n. 2231 del 16/12/2010 – dep. 22/01/2011, Bordi, Rv. 249198; Conf.: n.
6085 del 2004 Rv. 227599, n. 4439 del 2009 Rv. 243274).
In tema di responsabilità i giudici del merito si sono legittimamente fondati sulle inequivoche dichiarazioni della persona offesa, adeguatamente valutate e confermate dall’avvenuto ritrovamento dell’arma a cui la persona offesa aveva fatto chiaro riferimento.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.000,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 20 novembre 2014.

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