Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14687 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14687 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DIROMA GIANFRANCO N. IL 28/11/1971
avverso la sentenza n. 3565/2011 CORTE APPELLO di MILANO, del
22/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 20/11/2014

RITENUTO IN FATTO

che con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Milano ha

parzialmente confermato, rimodulando la pena, la sentenza di prime cure che
aveva condannato Diroma Gianfranco per il reato di furto aggravato, così
modificata l’originaria imputazione di ricettazione;

l’imputato, a mezzo del proprio difensore, denunciando una violazione di legge in
merito alla correlazione tra accusa e sentenza.
CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va dichiarato inammissibile;
– invero, la censura relativa alla modifica della qualificazione giuridica del
fatto addebitato, con pregiudizio per il diritto alla difesa dell’imputato, viene a
scontrarsi con la pacifica giurisprudenza di questa Corte (v. di recente Cass. Sez.
H 15 maggio 2013 n. 35678 e Sez. H 17 ottobre 2013 n. 46256) secondo la
quale ai fini della sussistenza della violazione del principio di correlazione tra
accusa e difesa non è sufficiente qualsiasi modificazione dell’accusa originaria ma
è necessaria una modifica che pregiudichi la possibilità di difesa dell’imputato.
Ne consegue che la violazione dell’articolo 521 cod.proc.pen. non sussiste
quando nel capo di imputazione siano contestati gli elementi fondamentali idonei
a porre l’imputato in condizioni di difendersi dal fatto accertato in sentenza,
inteso come accadimento storico oggetto di qualificazione giuridica, che spetta al
Giudice individuare nei suoi esatti contorni.
Per la salvaguardia del diritto al contraddittorio, è stato, pertanto,
affermato che una interpretazione dell’articolo 521 cod.proc.pen., coerente
altresì con le decisioni della CEDU di Strasburgo (Drassich/Italia 2007), vuole che
l’imputato sia previamente informato, con un provvedimento del Giudice,
dell’eventualità che il fatto contestatogli possa essere diversamente qualificato,
soltanto se manchi una specifica richiesta del pubblico ministero in tal senso,
sicché nel corso del dibattimento l’imputato non sia stato sollecitato al
contraddittorio sul punto.
Nel caso in esame, la procedura rispettosa di tale diritto difensivo è stata
correttamente seguita, in quanto la riqualificazione del fatto è stata
espressamente richiesta dalla stessa difesa dell’imputato, rendendo in tal modo
non pertinente un intervento d’ufficio del Giudice, essendo stato rispettato il
1

– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione

diritto al contraddittorio della difesa che aveva avuto ampio margine per
controdedurre;
– che la ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di
cui all’articolo 616 cod.proc.pen., ivi compresa, in assenza di elementi che
valgano ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta

P. T. M.

La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al
pagamento delle spese processuali e della somma di euro 1.000,00 in favore
della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 20 novembre 2014.

sanzione pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;

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