Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14676 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14676 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CILETTI MAURIZIO N. IL 26/11/1969
avverso la sentenza n. 3765/2012 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
14/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 20/11/2014

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IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Napoli ha confermato la sentenza emessa in data
23 marzo 2011 dal locale Tribunale, appellata da CILETTI Maurizio, dichiarato responsabile dei
delitti di furto aggravato in abitazione e di falsa dichiarazione di smarrimento di carta di identità,
commessi il 9 novembre 2006.
Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo vizio di motivazione sulla responsabilità e
sul trattamento sanzionatorio.
Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile in quanto manifestamente infondato poiché la
Corte di merito ha chiaramente ed adeguatamente ricostruito il fatto sulla scorta delle dichiarazioni della persona offesa, correttamente valutata tenendo conto dell’età della stessa, rilevando
anche che la responsabilità era dimostrata, oltre che sulla base del narrato della persona offesa,
secondo cui l’autore del furto si era introdotto in casa spacciandosi per appartenente all’Arma di
carabinieri per poi finire per rovistare tutta la casa e sottrarre la somma di €. 8.000,00#, anche
sulla base del ritrovamento della sua carta di identità all’interno dell’appartamento, rinvenuta in
un contenitore in pelle con le insegne dell’Arma, situazione che collega inequivocabilmente il
CILETTI all’introduzione nell’abitazione con una scusa ed al conseguente furto, e dimostra la
falsità della dichiarazione di smarrimento del documento.
Inammissibile perché risolventesi in censure su valutazioni di merito, insuscettibili, come tali, di
aver seguito nel presente giudizio di legittimità, è poi il secondo motivo, concernente il trattamento sanzionatorio, giacché la motivazione della impugnata sentenza si sottrae ad ogni sindacato per avere adeguatamente richiamato la gravità del fatto nonché i precedenti penali
dell’imputato, elementi sicuramente rilevanti ex artt. 133 e 62 bis C.P.
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.000,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 20 novembre 2014.

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