Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14672 del 20/11/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 14672 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SAVANI PIERO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
FIORE ROSARIO N. IL 23/07/1961
avverso la sentenza n. 2218/2013 CORTE APPELLO di NAPOLI, del
09/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. PIERO SAVANI;

Data Udienza: 20/11/2014

IN FATTO E DIRITTO
Con la sentenza in epigrafe la Corte d’appello di Napoli, ritenuta la prevalenza delle attenuanti
generiche sulle aggravanti e ridotta la pena, ha confermato nel resto la sentenza emessa in data 1
luglio 2011 dal locale Tribunale, appellata da FIORE Rosario, dichiarato responsabile del delitto
di bancarotta fraudolenta patrimoniale e bancarotta fraudolenta documentale, commessi 1’8 gennaio 2003.
Propone ricorso per cassazione l’imputato deducendo violazione di legge per non aver il giudice
d’appello, a fronte della rinuncia ai motivi di impugnazione diversi da quelli concernenti il trattamento sanzionatorio, valutato l’applicabilità del disposto dell’art. 129 c.p.p.
Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile in quanto non solo la censura è del tutto generica, ma è principio consolidato, sviluppato prima dell’abrogazione dell’art. 599, IV co. c.p.p., in
tema di cosiddetto “patteggiamento in appello”, applicabile anche a situazioni processuali come
la presente, nella sostanza sovrapponibile a quella espressamente disciplinata dalla norma abrogata, che il giudice, a fronte della rinuncia ai motivi di ricorso diversi da quelli concernenti il
trattamento sanzionatorio, non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento dell’imputato per
talune delle cause previste dall’art. 129 C.P.P., in quanto, a causa dell’effetto devolutivo, una volta che l’imputato abbia rinunciato ai motivi di impugnazione, la sua cognizione è limitata esclusivamente ai motivi non rinunciati (tra molte: Sez. 2, Sentenza n. 39663 del 16/06/2004; Sez. 5,
Sentenza n. 38386 del 26/09/2005; Sez. 6, Sentenza n. 35557 del 11/06/2003).
All’inammissibilità del ricorso consegue, ai sensi dell’art. 616 C.P.P., la condanna del ricorrente
al pagamento delle spese del procedimento e — per i profili di colpa correlati all’irritualità
dell’impugnazione — di una somma in favore della Cassa delle ammende nella misura che, in ragione delle questioni dedotte, si stima equo determinare in €. 1.000,00#.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di €. 1.000,00# alla Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma il 20 novembre 2014.

9.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA