Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14662 del 20/11/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Penale Ord. Sez. 7 Num. 14662 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: SABEONE GERARDO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
ARTUSIO BARBARA LUIGINA N. IL 12/07/1976
ARTUSIO ROSALBA N. IL 13/09/1980
avverso la sentenza n. 3951/2009 CORTE APPELLO di TORINO, del
17/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GERARDO SABEONE ;

Data Udienza: 20/11/2014

RITENUTO IN FATTO

che con l’impugnata sentenza la Corte di Appello di Torino ha

confermato, per quanto d’interesse del presente giudizio, la sentenza di prime
cure che aveva condannato Artusio Barbara Luigina e Artusio Rosalba per il reato
di furto aggravato in concorso;

entrambe le imputate Artusio Barbara, a mezzo del proprio difensore,
denunciando una violazione di legge circa l’affermazione della penale
responsabilità e la quantificazione della pena e Artusio Rosalba, personalmente,
denunciando una mancanza di motivazione circa l’affermazione della penale
responsabilità e una violazione di legge circa la legittimazione alla proposizione
della querela;
CONSIDERATO IN DIRITTO

– che i ricorsi vanno dichiarati inammissibili in quanto i motivi circa
l’affermazione della penale responsabilità di entrambe le imputate si sostanziano
in una molto generica contestazione sulla pur esistente motivazione
dell’impugnata sentenza, che ha condotto all’affermazione della fondatezza
dell’assunto accusatorio;
– per quel che concerne, infatti, il significato da attribuire alla locuzione di
“oltre ogni ragionevole dubbio”, già adoperata dalla giurisprudenza di questa
Corte Suprema (v. per tutte, Cass. Sez. Un. 10 luglio 2002 n. 30328) e
successivamente recepita nel testo novellato dell’articolo 533 cod.proc.pen.
quale parametro cui conformare la valutazione inerente all’affermazione di
responsabilità dell’imputato, è opportuno evidenziare che, al di là dell’icastica
espressione, mutuata dal diritto anglosassone, ne costituiscono fondamento il
principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza e la cultura della
prova e della sua valutazione, di cui è permeato il nostro sistema processuale; si
è, in proposito, esattamente osservato che detta espressione ha una funzione
meramente descrittiva più che sostanziale, giacché, in precedenza, il
“ragionevole dubbio” sulla colpevolezza dell’imputato ne comportava pur sempre
il proscioglimento a norma dell’articolo 530 cod.proc.pen., comma 2, sicché non
si è in presenza di un diverso e più rigoroso criterio di valutazione della prova
rispetto a quello precedentemente adottato dal codice di rito, ma è stato ribadito
il principio, immanente nel nostro ordinamento costituzionale ed ordinario,
1

– che avverso detta sentenza hanno proposto ricorso per cassazione

secondo cui la condanna è possibile soltanto quando vi sia la certezza
processuale assoluta della responsabilità dell’imputato (v. da ultimo, Cass. Sez.
H 9 novembre 2012 n. 7035); certezza che i Giudici a quo hanno logicamente
espresso, sottraendo la loro motivazione, pertanto, al lamentato vizio di
legittimità;
– che, del pari, quanto alla contestazione della eccessività della pena in

motivata e sorretta dalla pacifica giurisprudenza di questa Corte;
– che, quanto al ricorso di Artusio Rosalba, questa Corte ormai
pacificamente afferma come il bene giuridico protetto dal delitto di furto sia
individuabile non solo nella proprietà o nei diritti reali personali o di godimento,
ma anche nel possesso, inteso come relazione di fatto che non richiede la diretta
fisica disponibilità, che si configura anche in assenza di un titolo giuridico e
persino quando esso si costituisce in modo clandestino o illecito, con la
conseguenza che anche al titolare di tale posizione di fatto spetta la qualifica di
persona offesa e, di conseguenza, la legittimazione a proporre querela; in
applicazione del suddetto principio è stato riconosciuto al responsabile di un
supermercato la legittimazione a proporre querela (v. Cass. Sez. Un. 18 luglio
2013 n. 40354);
– che la ritenuta inammissibilità dei ricorsi comporta le conseguenze di cui
all’articolo 616 cod.proc.pen., ivi compresa, in assenza di elementi che valgano
ad escludere ogni profilo di colpa, anche l’applicazione della prescritta sanzione
pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro mille;
P. T. M.

La Corte, dichiara inammissibili i ricorsi e condanna le ricorrenti al
pagamento delle spese processuali e ciascuna della somma di euro 1.000,00 in
favore della Cassa delle Ammende.

Così deciso il 20 novembre 2014.

capo alla Artusio Barbara essa risulta incensurabile in quanto logicamente

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA