Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14661 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14661 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CAPPONI PAOLO N. IL 12/03/1974
avverso la sentenza n. 3960/2012 CORTE APPELLO di MILANO, del
20/06/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 20/11/2014

Capponi Paolo ricorre avverso la sentenza 20.6.13 della Corte di appello di Milano con la quale, in
parziale riforma di quella in data 7.5.12 del locale g.u.p., concesse attenuanti generiche equivalenti,
è stata ridotta la pena, per i reati ascrittigli, unificati ex art.8 l cpv. c.p., ad anni due di reclusione.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,
comma 1, lett.b) c.p.p. per essere stata determinata una pena comunque eccessiva e sproporzionata

dichiarazioni confessorie rese dall’imputato in sede di fine indagini.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, sia perchè generico, atteso che
la censura è formulata in modo stereotipato, senza alcun collegamento concreto con la motivazione
della sentenza impugnata, sia perchè manifestamente infondato, avendo il giudice di secondo grado
correttamente motivato in ordine al trattamento sanzionatorio, valorizzando proprio la sostanziale
confessione resa con la concessione delle attenuanti generiche e riducendo congruamente la pena
irrogata in primo grado (anni 2 e mesi 8), non senza evidenziare la non equiparabilità della
posizione del Capponi con quella del coimputato Nardella (che ha definito la sua posizione con
l’applicazione di pena concordata ai sensi degli artt.444 ss. c.p.p.), essendo stato quest’ultimo a
venire indotto dall’odierno ricorrente — svolgente attività di investigatore privato — ad accedere
abusivamente al sistema informatico e quindi — hanno conclusivamente evidenziato i giudici di
appello — a < compiere un'azione che senza il suo intervento non avrebbe mai commesso >.
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma di favore della Cassa delle Ammende che reputasi equo determinare in
€1.000,00.

rispetto a quella irrogata al coimputato (anni 1 e mesi 6), senza tenere nel dovuto conto le

P.Q.M.
La Corte, dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

Roma, 20 novembre 2014

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