Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14655 del 20/11/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14655 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: PALLA STEFANO

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
CALDERARU VISINANCA N. IL 06/05/1995
avverso la sentenza n. 19/2014 TRIBUNALE di MILANO, del
28/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. STEFANO PALLA;

Data Udienza: 20/11/2014

e

Calderaru Visinanca ricorre avverso la sentenza 28.1.14, emessa dal Tribunale di Milano ai sensi
degli artt.444 ss. c.p.p., con la quale le è stata applicata, per il reato di tentato furto aggravato,
concesse attenuanti generiche equivalenti, la pena di mesi due, giorni dieci di reclusione ed €100,00
di multa.
Deduce il ricorrente, nel chiedere l’annullamento dell’impugnata sentenza, violazione dell’art.606,

condizionale della pena, beneficio concedibile a prescindere da un’esplicita richiesta delle parti,
trattandosi di soggetto a carico del quale nulla risultava dal casellario giudiziale.
Osserva la Corte che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, in quanto manifestamente
infondato, atteso che il giudice, nell’applicare la pena concordata, si è da un lato adeguato a quanto
contenuto nell’accordo tra le parti — che non comprendeva il riconoscimento del beneficio di cui
all’art.163 c.p. – e, dall’altro, ha escluso che ricorressero i presupposti dell’ art.129 c.p.p.
Tale motivazione, avuto riguardo alla speciale natura dell’accertamento in sede di applicazione
della pena su richiesta delle parti, appare pienamente adeguata ai parametri richiesti per tale genere
di decisioni, secondo la costante giurisprudenza di legittimità (v., tra le altre, Sez.un., 27 settembre
1995, Serafino; Sez.un., 25 novembre 1998, Messina; Sez.II, 17 febbraio 2012, n.6455), senza che
al giudice, in mancanza della relativa pattuizione tra le parti, sia consentito d’ufficio concedere il
beneficio della sospensione condizionale della pena (Sez.un., 11 maggio 1993, n.5882, Iovine).
Alla inammissibilità del ricorso segue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende che reputasi equo determinare in
€ 1.500,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e
della somma di € 1.500,00 in favore della Cassa delle ammende.
Roma, 20 novembre 2014

comma 1, lett. b) c.p.p. per non avere il giudice concesso il beneficio della sospensione

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