Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14639 del 23/10/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14639 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: POSITANO GABRIELE

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
RESIZZI SCALORA GIOVANNA N. IL 19/11/1966
avverso la sentenza n. 2886/2013 TRIBUNALE di MESSINA, del
10/01/2014
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;

Data Udienza: 23/10/2014

IN FATTO E DIRITTO
Il difensore di Resizzi Scalora Giovanna propone ricorso per cassazione contro la sentenza
emessa dal Tribunale di Messina, ai sensi dell’art. 444 c.p.p, per il reato di furto aggravato in
abitazione, lamentando la violazione degli artt. 444 c.p.p. atteso che il giudice avrebbe invitato
le parti alla correzione del calcolo della pena, nonché dell’art. 129 c.p.p. per l’inadguata
insufficiente motivazione dell’applicazione della pena, con riferimento al mancato
proscioglimento ex art. 129 c.p.p.

che comunque non emerge dal contenuto della sentenza, non rileva poiché l’invito viene
prospettato come precedente all’accordo sulla pena, quanto al secondo profilo, si dà
espressamente atto, nell’impugnata sentenza, della ritenuta sussistenza delle condizioni tutte,
positive e negative, previste dall’art. 444 c.p.p. per l’applicazione della pena su richiesta, ivi
compresa quella costituita dall’assenza dei presupposti per la pronuncia di sentenza assolutoria
ai sensi dell’art. 129 c.p.p.; il che basta ad escludere ogni violazione di legge ed a soddisfare le
esigenze di motivazione proprie delle pronunce del genere di quella impugnata, qualora
facciano difetto (come si verifica nel caso di specie) specifici elementi, ricavabili dal testo del
medesimo provvedimento o indicati nell’atto di gravame, dai quali possa invece desumersi che
taluna delle suddette condizioni fosse mancante (ved. in proposito, fra le altre: Cass. IV, 11
maggio – 7 luglio 1992 n. 7768, Longo, RV 191238; Cass. III, 19 aprile – 1 giugno 2000 n.
1693, Petruzzelli, RV 216583; Cass. II, 21 maggio – 30 giugno 2003 n. 27930, Lasco, RV
225208; Cass. IV, 13 luglio 17 ottobre 2006 n. 34494, PG c. Koumya, RV 234824; Cass. I, 10
gennaio – 6 febbraio 2007 n. 4688, Brendolin, RV 236622; Cass. II, 17 novembre 2011 – 17
febbraio 2012 n. 6455, Alba, RV 252085).
Alla pronuncia di inammissibilità consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in favore della Cassa
delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo
determinare in euro 1.500,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1.500 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 23/10/2014

Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile perché, quanto la primo profilo la circostanza,

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