Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14633 del 23/10/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14633 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: POSITANO GABRIELE

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
PLOPEANU IONUT N. IL 26/06/1994
avverso la sentenza n. 4786/2013 TRIBUNALE di GENOVA, del
31/10/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;

Data Udienza: 23/10/2014

IN FATTO E DIRITTO
Plopeanu Ionut propone ricorso per cassazione contro la sentenza emessa dal Tribunale di
Genova, ai sensi dell’art. 444 c.p.p, per il reato di furto aggravato, lamentando la violazione
dell’art 133 c.p. attesa l’insufficiente motivazione dell’applicazione della pena che avrebbe
potuto essere determinata in misura meno afflittiva.
Osserva il Collegio che il ricorso è manifestamente infondato, atteso che il Tribunale,
nell’applicare la pena concordata, non è incorso in alcuna violazione della legge in punto di

resto, anche con riferimento al riconoscimento delle attenuanti, interamente al trattamento
sanzionatorio condiviso dalle parti, del quale ha espressamente riconosciuto la congruità.
Mentre l’imputato che abbia chiesto l’applicazione di una determinata pena non può dolersi
della entità della pena da esso stesso sollecitata né della complessiva adeguatezza del
trattamento concordato evocando apprezzamenti di fatto non suscettibili di autonoma
considerazione in sede di legittimità.
Non è consentito alla parte il ricorso per cassazione per motivi diretti a rimettere in discussione
i termini della pena liberamente concordata, se non nell’ipotesi della pena illegale, onde il
giudizio di congruità ratificato dal giudice non può formare oggetto di censura nella presente
sede allegando la gravità del fatto giudicato, già considerata e valutata nella concreta
formulazione della richiesta.
Alla pronuncia di inammissibilità consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in favore della Cassa
delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo
determinare in euro 1.500,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1.500 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 23/10/2014

determinazione della pena (cfr. Sez. un., c.c. 24 marzo 1990, Borzaghini), conformandosi del

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