Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14612 del 23/10/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14612 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: POSITANO GABRIELE

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
DICHIRICO GIOVANNI N. IL 26/05/1946
avverso la sentenza n. 662/2010 CORTE APPELLO di MILANO, del
19/11/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;

Data Udienza: 23/10/2014


IN FATTO E DIRITTO
Il difensore di Dichirico Giovanni propone ricorso per cassazione contro la sentenza emessa
dalla Corte d’Appello di Milano, in data

tg

novembre 2013 che, in parziale riforma della

decisione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, del 26 maggio 2009,
dichiarava assorbito il reato di cui al capo B, in quello di cui agli articoli 624 e 625 n. 5 del
codice penale, rideterminando conseguentemente la pena e confermando l’affermazione di
responsabilità dell’imputato per il reato di ricettazione di beni provenienti dal delitto di furto in

motivazione, rilevando che la responsabilità dell’imputato sarebbe stata affermata sulla base di
una serie di supposizioni nei confronti dell’imputato, estraneo alla vicenda delittuosa e
responsabile soltanto di avere concesso un passaggio alle coimputate.
Osserva il Collegio che il ricorso è inammissibile perché su motivi che si risolvono nella
ripetizione di quelli già dedotti in appello, motivatamente esaminati e disattesi dalla Corte di
merito, dovendosi i motivi stessi considerare non specifici ma soltanto apparenti, in quanto non
assolvono la funzione tipica di critica puntuale avverso la sentenza oggetto di ricorso (Sez. 5,
Sentenza n. 11933 del 27/01/2005 Ud. (dep. 25/03/2005 ) Rv. 231708). In ogni caso la Corte
territoriale ha adeguatamente evidenziato che, sull’autovettura condotta dall’imputato, era
stata rinvenuta parte della refurtiva e che le coimputate avevano confessato il furto, mentre il
telefono cellulare sottratto alla vittima era stato ritrovato in una piccola borsa, diversa da
quella rubata, e che non è risultata di proprietà delle due donne, mentre l’imputato, al
riguardo, ha dichiarato che tale borsa probabilmente era stata dimenticata in auto dalla sua
fidanzata.
Alla pronuncia di inammissibilità consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in favore della Cassa
delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo
determinare in euro 1.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 23/10/2014

danno di Scuderi Giuseppa. Con il ricorso il difensore lamenta violazione di legge e vizio di

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