Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14611 del 23/10/2014


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Penale Ord. Sez. 7 Num. 14611 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: POSITANO GABRIELE

Data Udienza: 23/10/2014

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:
LAMOLINARA SILVIA N. IL 16/05/1983
avverso la sentenza n. 2111/2012 CORTE APPELLO di L’AQUILA,
del 05/12/2013
dato avviso alle parti;
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GABRIELE POSITANO;

42-?/

IN FATTO E DIRITTO
Lamolinara Silvia propone ricorso per cassazione contro la sentenza emessa dalla Corte
d’Appello de l’Aquila, in data 5 dicembre 2013, che confermava la decisione emessa, in data 17
giugno 2011, dal Tribunale di Teramo, sezione distaccata di Giulianova, con la quale l’imputata
era stata ritenuta responsabile del reato di furto di oggetti preziosi in abitazione e condannata
alla pena di anni uno e mesi sei di reclusione ed euro 400 di multa. Con il ricorso per
cassazione lamenta vizio di motivazione, non ricorrendo una spiegazione concreta e puntuale

nonché vizio di legge, in relazione all’ipotesi di reato contestato e ritenuta aggravata, non
avendo la Corte territoriale tenuto conto del principio di rieducazione della pena.
Osserva il Collegio che il ricorso, per entrambi i motivi, è inammissibile in quanto del tutto
generico, le censure essendo formulate in modo stereotipato, senza alcuna considerazione
degli elementi evidenziati e degli argomenti spesi nella sentenza impugnata.
Sicché l’assenza di un collegamento concreto con la motivazione di questa impedisce di
ritenere rispettati i requisiti di forma e di contenuto minimo voluti per l’impugnazione di
legittimità, che deve rivolgersi al provvedimento e non può invocare una mera rilettura dei
fatti.
Alla pronuncia di inammissibilità consegue ex art. 616 cod. proc. pen, la condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché al versamento, in favore della Cassa
delle ammende, di una somma che, in ragione delle questioni dedotte, appare equo
determinare in euro 1.000,00.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali
e della somma di euro 1.000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso il 23/10/2014

del ragionamento logico adottato dalla Corte per pervenire all’affermazione di responsabilità,

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