Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14602 del 24/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14602 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Celi Orazio, nato a Pianiga il 27/09/1955
avverso l’ordinanza del 08/01/2014
del GIP del Tribunale di Padova

visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Silvio Amoresano;
lette le richieste del P.M., in persona dei S.Proc.Gen. Mario
Fraticelli, che ha concluso per la inammissibilità del ricorso.

1

Data Udienza: 24/03/2015

1.Con istanza in data 28/06/2013 il difensore di Orazio Celi chiedeva la restituzione nel
termine per proporre opposizione al decreto penale emesso il 27/09/2012 dal G.i.p. del
Tribunale di Padova, divenuto esecutivo.
Il G.i.p. del Tribunale di Padova, con ordinanza in data 8/1/2014 rigettava l’istanza.
Assumeva che il decreto penale, non essendo stato rinvenuto alcuno presso il luogo di
residenza del Celi, era stato depositato presso l’ufficio postale con immissione, nella casetta
postale di via Trespole n.28 a Teolo, dell’avviso di deposito, in data 30/4/2013.
Non essendo stato ritirato il plico, in data 11/5/2013 doveva ritenersi perfezionata la notifica
per compiuta giacenza e da tale data decorreva il termine di giorni 15 per proporre opposizione
(la notifica al difensore di ufficio era avvenuta in precedenza in data 19/3/2013).
Tanto premesso, riteneva il G.i.p. che non ricorressero i presupposti per la richiesta
restituzione nel termine.
Sulla base degli atti e delle stesse deduzioni difensive risultava, infatti, evidente che, a
partire dal giorno 11/5/2013, il Celi, una volta rientrato in Italia, avrebbe potuto verificare la
corrispondenza recapitata al suo indirizzo di residenza ed attivarsi per ritirare il plico depositato
nell’ufficio postale.
Erano trascorsi, invece, 21 giorni (dall’Il maggio al 2 giugno), secondo quanto affermato
dal cognato Emiliano Canazza (sentito dal difensore) prima che il Celi si portasse a verificare
la corrispondenza e poi, dalla data del ritiro del plico, altri dieci giorni prima di attivarsi per
nominare un difensore,
E non era stato dedotto alcunchè in ordine alle ragioni che avrebbero impedito il ritiro della
corrispondenza e l’onere in proposito incombeva sull’istante.
2.Ricorre per cassazione Orazio Celi, a mezzo del difensore, denunciando l’inosservanza o
erronea applicazione degli artt.462 e 175, comma 2, cod.proc.pen.
La motivazione dell’ordinanza impugnata si pone in aperto contrasto con il disposto
dell’art.175 comma 2 cod.proc. pen., come riformulato a seguito delle indicazioni della
giurisprudenza CEDU sulla necessità dell’effettiva conoscenza del procedimento o del
provvedimento da parte dell’accusato.
L’unica eccezione alla concessione della restituzione in termini per impugnare il
provvedimento contumaciale è rappresentata dalla conoscenza effettiva dello stesso.
La precedente normativa finiva per imporre l’onere di dimostrare l’ignoranza incolpevole
del provvedimento, in presenza di notifiche formalmente regolari.
Alla luce della nuova normativa anche la giurisprudenza di legittimità ha ritenuto che sia
onere del Giudice, invece, rinvenire agli atti la prova positiva della conoscenza effettiva del
provvedimento.
E’ vero che secondo la stessa giurisprudenza l’interessato debba allegare le ragioni della
mancata conoscenza, ma ciò non significa (contrariamente a quanto ritenuto dal G.i.p.) che sia
onere del richiedente provare le circostanze poste a fondamento della richiesta.
Il Celi ha dimostrato di essere residente a Teolo (PD), anche se dimora stabilmente in
Albingnasego (PD) e che nel luogo di residenza il portalettere è solito lasciare la
corrispondenza al cognato, Emiliano Canazza. E’ stato inoltre provato che il Celi era stato in
Cina fino a metà maggio 2013 e che la posta recapitata in quel periodo (tra cui un avviso di
giacenza atti giudiziari) era stata consegnata dal Canazza il 2/6/2013.
Il ricorrente si era recato all’ufficio postale il 6/6/2013 a ritirare il plico.
Al momento della consegna dell’avviso di giacenza era decorso già il termine per proporre
opposizione al decreto penale.
Infine il Canazza aveva riferito che non aveva avvertito il cognato dell’avviso di giacenza,
non conoscendo il suo recapito all’estero.
Il Celi, quindi, ha fornito la prova negativa (anche se l’onere non incombeva su di lui) della
mancata conoscenza dell’atto.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2

RITENUTO IN FATTO

2. A seguito dell’entrata in vigore del d.I.21/2/2005 n.17 arti., conv. con modificazioni nella
L.22/4/2005 n.60, che ha sostituito l’art.175 comma 2 cod.proc.pen. (“se è stata pronunciata
sentenza contumaciale o decreto di condanna, l’imputato è restituito, a sua richiesta, nel
termine per proporre impugnazione od opposizione, salvo che lo stesso abbia avuto effettiva
conoscenza del procedimento o del provvedimento e abbia volontariamente rinunciato a
comparire ovvero a proporre impugnazione od opposizione”) si è andato affermando un
indirizzo giurisprudenziale ispirato ai principi del giusto processo.
Si è quindi ritenuto che “è illegittimo il provvedimento di rigetto di una istanza di restituzione
nel termine per proporre opposizione a decreto penale di condanna fondato sul mero rilievo
della regolarità formale della notificazione del decreto medesimo, in quanto quest’ultima, se
non effettuata a mani del condannato, non può, di per sé sola, essere considerata prova
dell’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario che, negando di averla avuta e
deducendo concreti motivi a sostegno, ha il diritto di ottenere una pronuncia che fornisca
compiuta, puntuale e logica motivazione del diniego” (Cfr.cass.pen.sez.3, 5/6/2007 n.35866).
Anche tale indirizzo giurisprudenziale richiede, però, che l’istante deduca la mancata
conoscenza del provvedimento ed alleghi le ragioni di tale mancata conoscenza.
Infatti, la restituzione nel termine per impugnare una sentenza contumaciale opera, ai sensi
dell’art.175 comma secondo cod.proc.pen., solo quando risulti dagli atti la mancata conoscenza
del procedimento da parte dell’imputato, che ha l’onere di allegare le ragioni per le quali, pur
essendo le notifiche effettuate con modalità formalmente regolari, egli non ne abbia avuto
notizia. (cfr. Cass. Sez. 5 n.7604 dell’1/2/2011).
Non è quindi sufficiente la mera dichiarazione dell’imputato di non aver ricevuto la notifica
del provvedimento, atteso che all’onere dell’Autorità giudiziaria di compiere ogni necessaria
verifica, ai sensi dell’art.175 comma secondo cod.proc. pen, corrisponde l’onere dell’interessato
di allegare circostanze rilevanti, suscettibili di verifica da parte dell’Autorità giudiziaria stessa
(cfr. Cass.pen. sez. 2 n.9776 del 22/11/2012; conf. Sez.2 n.12791 del 8/3/2011;sez.6 n.46749
del 20/11/2013; sez.2 n.52131 del 25/11/2014).
L’art.175 cod.proc.pen., come modificato, esclude, infatti, soltanto valore assoluto alla
presunzione di conoscenza derivante dalla ritualità della notifica.
3.Tanto premesso, il G.i.p. non si è certo limitato a verificare la regolarità della notifica,
perfezionatasi per compiuta giacenza in data 11/5/2013, avendo piuttosto rilevato che il Celi si
era sottratto all’onere di allegazione in ordine alle ragioni che gli avevano impedito di ritirare il
plico, tempestivamente, presso l’ufficio postale.
Dalla stessa prospettazione difensiva risulta, infatti, che il Celi era rientrato in Italia il
10/5/2013. Egli, quindi, come ha sottolineato il G.i.p., a partire dall’11/5/2013 era in condizioni
di verificare la corrispondenza inviata nel luogo di sua residenza.
Sulla base di siffatti dati oggettivi, non essendo stato allegato alcunché in ordine alla
impossibilità di effettuare siffatta verifica, legittimamente il G.i.p. ha ritenuto che il ricorrente
si sia sottratto volontariamente alla conoscenza del decreto penale.
Egli invero, a partire dal 11/5/2013 poteva proporre opposizione (il termine di 15 giorni
scadeva il 26/5/2013, essendosi la notifica perfezionata per compiuta giacenza proprio in data
11/5/2013).
Invece il ricorrente si recò presso l’Ufficio postale a ritirare l’atto soltanto in data 6/6/2013,
quando cioè il termine per proporre opposizione era ormai scaduto.
4.AI rigetto del ricorso segue la condanna al pagamento delle spese processuali.
P. Q. M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma il 24/03/2015
Il Consigli r est.

Il PresidenU

1.11 ricorso è infondato e va, pertanto, rigettato.

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