Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14597 del 24/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14597 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

SENTENZA

sui ricorsi proposti da:
De Ruvo Giuseppe, nato a Terlizzi il 31/03/1960
De Ruvo Michele, nato a Terlizzi il 01/01/1962
avverso la sentenza del 08/05/2014
della Corte di Appello di Torino
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Silvio Amoresano;
udito il P.M.,in persona del S.Proc.Gen.Pasquale Fimiani,che
ha concluso, chiedendo dichiararsi inammissibili i ricorsi;
udito il difensore, avv. Roberto Porcaro, che ha concluso,
chiedendo l’accoglimento dei ricorsi.

Data Udienza: 24/03/2015

1.La Corte di Appello di Torino, con sentenza del 08/05/2014, in parziale riforma della
sentenza del Tribunale di Torino, emessa in data 24/05/2013, con la quale Giuseppe De Ruvo e
Michele De Ruvo erano stati condannati alla pena di anni 3 e mesi 6 di reclusione per i reati
di cui agli artt.48 cod.pen., 2 D.L.vo.74/2000 (capo b) e 81 cpv., 110 cod.pen., 2 D.L.vo
74/2000 (capo c), dichiarava non doversi procedere nei confronti degli imputati in ordine al
reato di cui al capo b) e, limitatamente all’anno di imposta 2005, in ordine al reato di cui al
capo c), perché estinti per prescrizione; rideterminava la pena per le residue contestazioni,
relative agli anni di imposta 2006 e 2007, di cui al capo c), in anni 3, mesi 2 di reclusione per
ciascuno degli imputati.
Dopo aver ricordato che, secondo quanto accertato dal Tribunale, sulla base del verbale di
constatazione del 15/12/2001 all’esito della visita fiscale, la società “Le CAR s.r.l.”, di cui
Michele De Ruvo era amministratore unico e Giuseppe De Ruvo socio, al fine di evadere le
imposte, si era avvalsa di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, riteneva la Corte
territoriale destituito di fondamento l’appello proposto dagli imputati.
I rilievi difensivi, secondo cui non vi sarebbe stata interposizione fittizia dal momento che
le imprese indicate nel capo c) erano iscritte alla Camera di Commercio ed operavano nel
settore del commercio degli autoveicoli, non erano idonei a scalfire quanto accertato dal
Tribunale (i soggetti in questione erano infatti evasori totali, che non solo non versavano Viva,
ma neppure presentavano le dichiarazioni fiscali, non avevano prodotto utili stante la
sistematica vendita sotto costo, avevano avuto vita breve, cessando l’attività dopo pochi mesi
(sviluppando però in tale periodo fatturati impressionanti).
Quanto all’elemento soggettivo, non poteva certo invocarsi la buona fede, dal momento che
gli imputati avevano avuto con siffatti soggetti sistematici rapporti; si trattava, quindi, di un
accordo finalizzato all’evasione iva sia da parte dell’interposto che dell’interponente.
Non andavano concesse le circostanze attenuanti generiche, non potendosi apprezzare, a
fronte della gravità dei fatti, il mero stato di incensuratezza.
Infine la pena irrogata, pur superiore ai minimi, era adeguata e congrua.
2. Ricorrono per cassazione Giuseppe De Ruvo e Michele De Ruvo, denunciando , con il primo
motivo, la inosservanza ed erronea applicazione dell’art.2 D.L.vo 74/2000.
Dalle risultanze processuali non è emersa la prova per ritenere sussistente la interposizione
fittizia.
La Corte territoriale ha completamente ignorato circostanze, pur emerse dall’istruttoria
dibattimentale, che escludevano la fittizietà dei soggetti interposti e delle operazioni poste in
essere.
Per ritenere configurabile il reato contestato è necessario, peraltro, non solo la fíttizietà dei
soggetti interposti, ma anche un accordo trilatero, di cui certamente non vi è prova nel caso di
specie.
Con il secondo motivo denunciano la mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità della
motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza del reato di cui all’art.2 D.L.vo 74/2000.
La Corte territoriale si è limitata a richiamare le risultanze del processo verbale di
constatazione dell’Agenzia delle Entrate, omettendo ogni argomentazione in ordine alle
risultanze processuali da cui emergeva la sussistenza dei soggetti interposti e delle operazioni
intercorse con gli stessi (iscrizione alla Camera Commercio, titolari di partita iva, titolari di
c/c.). Ha omesso inoltre di accertare se essi avessero o meno condotto trattative di acquisto
con i fornitori esteri, sottoscritto o meno autonomi contratti, assumendo i relativi obblighi,
pagato o meno í fornitori e successivamente ceduto o meno all’operatore nazionale, con
distinto contratto di compravendita, le autovetture. Né, comunque, la Corte territoriale ha
motivato sull’esistenza dell’accordo trilatero.
Anche in relazione all’elemento soggettivo la motivazione è assolutamente carente, non
avendo la Corte territoriale spiegato da quali elementi abbia tratto il convincimento della
consapevolezza da parte degli imputati della fittizietà dei soggetti interposti e dell’esistenza di
una accordo doloso.
Per De Ruvo Giuseppe, poi, ha ritenuto provata la sua responsabilità, sotto il profilo
oggettivo e soggettivo, pur essendo il predetto mero socio di minoranza.

RITENUTO IN FATTO

..

Con il terzo e quarto motivo denunciano la violazione di legge ed il vizio di motivazione in
ordine al mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti ed alla determinazione della
pena.

CONSIDERATO IN DIRITTO

2.La Corte territoriale, con motivazione adeguata ed immune da vizi logici, ha, sulla base di
un puntuale esame delle risultanze processuali, ritenuto che non vi fossero dubbi in ordine
all’utilizzo, da parte degli imputati, di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti.
Richiamando anche la motivazione della sentenza di primo grado, che aveva già ampiamente
argomentato sul punto, ha evidenziato che i soggetti indicati nel capo c) dell’imputazione, da
cui risultavano effettuati gli acquisti, erano evasori totali, che non solo non versavano l’iva,
ma neppure presentavano le dichiarazioni fiscali, non avevano prodotto utili stante la
sistematica venditaSotto costo, avevano avuto vita breve, cessando l’attività dopo pochi mesi,
ma sviluppando in tale periodo fatturati impressionanti (circostanza questa “sbalorditiva” non
disponendo tali imprese dì una sede aziendale, né dì strutture, e risultando i titolari privi di
ogni esperienza nel commercio di autoveicoli).
Ha poi sottolineato che i rilievi difensivi non fossero idonei a scalfire siffatte inequivocabili
emergenze. Il fatto che le imprese in questione fossero iscritte alla Camera di Commercio e
fossero titolari di partita iva, era, invero, privo di ogni significato in ordine alla dedotta
presunta operatività i dal momento che si trattava del “minimum” necessario perché esse si
potessero fittiziamente interporre nell’acquisto di veicoli provenienti da paesi comunitari ed
emettere fatture “formalmente regolari”.
Anche in ordine alla sussistenza dell’elemento soggettivo la Corte di merito ha
adeguatamente argomentato, evidenziando che non si trattava di operazioni occasionali, ma
effettuate “con assoluta ed inderogabile sistematicità”. Era da escludere quindi la presunta
buona fede, trattandosi palesemente di un accordo finalizzato all’evasione dell’iva.
3.1 ricorrenti ripropongono in questa sede le medesime censure e richiedono sostanzialmente
una rivisitazione delle risultanze processuali.
Non tengono conto,però, che il controllo demandato alla Corte di legittimità va esercitato
sulla coordinazione delle proposizioni e dei passaggi attraverso i quali si sviluppa il tessuto
argomentativo del provvedimento impugnato, senza alcuna possibilità di rivalutare in una
diversa ottica, gli argomenti di cui il giudice di merito si è avvalso per sostanziare il suo
convincimento o di verificare se i risultati dell’interpretazione delle prove siano effettivamente
corrispondenti alle acquisizioni probatorie risultanti dagli atti del processo. Anche a seguito
della modifica dell’art.606 lett.e) c.p.p., con la L.46/06, il sindacato della Corte di Cassazione
rimane di legittimità: la possibilità di desumere la mancanza, contraddittorietà o la manifesta
illogicità della motivazione anche da “altri atti del processo specificamente indicati nei motivi
di gravame”, non attribuisce al giudice di legittimità il potere di riesaminare criticamente le
risultanze istruttorie, ma solo quello di valutare la correttezza dell’iter argomentativo seguito
dal giudice di merito e di procedere all’annullamento quando la prova non considerata o
travisata incida, scardinandola, sulla motivazione censurata (cfr.Cass.pen. sez.6 n.752 del
18/12/2006). Anche di fronte alla previsione di un allargamento dell’area entro la quale deve
operare, non cambia la natura del sindacato di legittimità; è solo il controllo della motivazione
che, dal testo del provvedimento, si estende anche ad altri atti del processo specificamente
indicati. Tale controllo, però, non può “mai comportare una rivisitazione dell’iter ricostruttivo
del fatto, attraverso una nuova operazione di valutazione complessiva delle emergenze
processuali, finalizzata ad individuare percorsi logici alternativi ed idonei ad inficiare il
convincimento espresso dal giudice di merito” (Cass.pen.sez.2 n.23419/2007-Vignaroli;
Cass.pen. sez. 6 n. 25255 del 14/2/2012).
4. Quanto alla posizione di De Rlítvo Giuseppe, egli è stato condannato non quale mero socio
di minoranza ma quale amministratore di fatto della società “Le Car s.r.l.”.

3

1. I ricorsi sono manifestamente infondati.

5.Infine, in ordine al trattamento sanzionatorio, va ricordato che, secondo la giurisprudenza
consolidata di questa Corte, ai fini del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche,
non è necessaria una analitica valutazione di tutti gli elementi, favorevoli o sfavorevoli, dedotti
dalle parti o rilevabili dagli atti, essendo sufficiente la indicazione degli elementi ritenuti
decisivi e rilevanti, rimanendo disattesi o superatì tutti gli altri. Il preminente e decisivo rilievo
accordato all’elemento considerato implica infatti il superamento di eventuali altri elementi,
suscettibili di opposta e diversa significazione, i quali restano implicitamente disattesi e
superati. Sicchè anche in sede di impugnazione il giudice di secondo grado può trascurare le
deduzioni specificamente esposte nei motivi di gravame quando abbia individuato, tra gli
elementi di cui all’art.133 c.p., quelli di rilevanza decisiva ai fini della connotazione negativa
della personalità dell’imputato e le deduzioni dell’appellante siano palesemente estranee o
destituite di fondamento (cfr.Cass.pen.sez. 1 n.6200 del 3/3/1992; Cass.sez.6 n.34364 del
16/6/2010).
L’obbligo della motivazione non è certamente disatteso quando non siano state prese in
considerazione tutte le prospettazioni difensive, a condizione però che in una valutazione
complessiva il giudice abbia dato la prevalenza a considerazioni di maggior rilievo,
disattendendo implicitamente le altre. E la motivazione, fondata sulle sole ragioni
preponderanti della decisione non può, purchè congrua e non contraddittoria, essere sindacata
in cassazione neppure quando difetti di uno specifico apprezzamento per ciascuno dei pretesi
fattori attenuanti indicati nell’interesse dell’imputato (cfr.Cass.pen.sez.6 n.7707 del
4/12/2003).
5.1.La Corte territoriale ha negato la concessione delle circostanze attenuanti generiche in
considerazione della gravità degli importi iva evasi e della totale assenza di ogni
ravvedimento, non essendosi provveduto (neppure in parte) a versare quanto dovuto
all’Erario. Ed ha sottolineato, ulteriormente, che tali elementi assolutamente negativi non
potessero essere “bilanciati” dal mero stato di incensuratezza.
6. I ricorsi debbono quindi essere dichiarati inammissibili, con condanna dei ricorrenti al
pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma che pare congruo
determinare in euro 1.000,00 ciascuno ai sensi dell’art.616 cod.proc.pen.
E’ appena il caso di aggiungere che la manifesta infondatezza dei ricorsi preclude la
possibilità di dichiarare (per alcune delle violazioni) la prescrizione.
P. Q. M.
Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali,
nonché al versamento alla cassa delle ammende della somma di euro 1.000,00 ciascuno.
Così deciso in Roma il 24/03/2015
Il Consigli -r- est.

Il Presidente

In proposito aveva già esaustivamente argomentato il Tribunale (pag.14,15) e non risulta
che la questione sia stata oggetto di specifica impugnazione con i motivi di appello.

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