Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14594 del 24/03/2015


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14594 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: AMORESANO SILVIO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Catania
avverso la sentenza del 16/01/2014
della Corte di Appello di Catania
nei confronti di:
Ternullo Antonino, nato a Siracusa il 06/07/1928
visti gli atti, il provvedimento impugnato ed il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere Silvio Amoresano;
udito il P.M., in persona del S. Proc.Gen. Pasquale Fimiani,
che ha concluso, chiedendo l’annullamento, con rinvio,della
sentenza impugnata;
udito il difensore, avv. Paolo Chicco, che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.

1

Data Udienza: 24/03/2015

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1.La Corte di Appello di Catania, con sentenza del 16/01/2014, confermava la sentenza del
Tribunale di Catania, emessa in data 25/06/2012, con la quale Antonino Ternullo era stato
mandato assolto con la formula “per non aver commesso il fatto” dal reato di cui all’art.10 bis
D.L.vo 74/2000.
Nel disattendere l’appello del P.G., secondo cui la mera qualifica di rappresentante legale
della “T.H.I. Catania s.r.i.” comportava la responsabilità penale per l’omesso versamento delle
somme risultanti dalle certificazioni rilasciate ai sostituiti (per l’anno di imposta 2006), rilevava
la Corte territoriale che, dall’istruttoria dibattimentale, ed in particolare dalla testimonianza di
Gravagna Maria Grazia, già direttore amministrativo della società, era emerso che, negli anni
2006 e 2007, l’imputato era presente soltanto saltuariamente in azienda, era privo di libretto
di conto corrente autonomo, non si occupava della gestione amministrativa e contabile; i
pagamenti delle imposte venivano effettuati dalla società-madre con sede in Torino.
Tali circostanze erano state confermate anche dal teste Lera Giulio, legale rappresentante
della sede centrale.
Secondo la Corte territoriale siffatte risultanze escludevano ogni responsabilità penale
dell’imputato per l’omesso versamento delle ritenute certificate, non avendo egli, neppure
parzialmente, poteri autonomi nel settore amministrativo rispetto a quelli della società madre.
2.Ricorre per cassazione il P.G. presso la Corte di Appello di Catania per inosservanza ed
erronea applicazione dell’art.10 bis D.L.vo 74/2000, nonché per contraddittorietà e manifesta
illogicità della motivazione.
Risultava incontestabilmente dagli atti che l’imputato era amministratore delegato della
“T.H.I Catania s.r.l.” nel periodo in contestazione. Il Tribunale, inoltre, aveva dato atto che era
stato il Ternullo a sottoscrivere i modelli cartacei certificativi.
Egli, pertanto, non può andare esente da responsabilità solo perché non aveva la
disponibilità finanziaria; né tanto meno può invocare il difetto di dolo non risultando alcuna sua
richiesta alla sede centrale di Torino di trasmissione delle risorse finanziare per estinguere il
debito verso l’Erario.
Illogico è poi il riferimento fatto dalla Corte territoriale al concorso morale del Ternullo,
risultando dagli atti che egli era l’autore materiale della omissione.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1.11 ricorso è fondato e va, pertanto, accolto.
2. Secondo la giurisprudenza di questa Corte (anche con riferimento ad altre fattispecie di
reato) sul legale rappresentante di una società gravano doveri di vigilanza e controllo in ordine
alla corretta gestione, i quali non cessano neppure quando alcuni settori dell’attività siano
affidati alla responsabilità di altri soggetti inseriti nell’organizzazione aziendale, pur se il
conferimento dei relativi poteri risulti in modo certo e documentato da idonee forme di
pubblicità (Cass. sez. 3 n.25047, 25/5/2011). L’accettazione della carica attribuisce al
rappresentante legale doveri di vigilanza e controllo sulla corretta gestione degli affari sociali, il
cui mancato rispetto comporta responsabilità a titolo di dolo generico, nell’ipotesi di accertata
consapevolezza che dalla condotta omissiva possano scaturire gli eventi tipici del reato, ovvero
a titolo di dolo eventuale in caso di semplice accettazione del rischio che questi si verifichino
(Cas. Sez. 3 n.7770 del 5/12/2013).
Per quanto riguarda più specificamente le obbligazioni fiscali, si è ritenuto che il legale
rappresentante di una società risponda dell’omesso adempimento anche per violazione del
semplice dovere di vigilanza, ove non dimostri di essere soltanto un “uomo di paglia” e di non
aver scientemente accettato detta situazione. La carica di legale rappresentante costituisce,
infatti, il soggetto in una posizione di garanzia rispetto alla trasparenza e correttezza contabile
in funzione degli obblighi tributari contemplati dalla legge e gli impone pure di impedire la
commissione dei reati ivi previsti attraverso un’attenta vigilanza (Cass. sez. 3 n.3240 del
2/2/1999).
Anche più di recente (cfr. Cass.pen. sez. 3 n.47110 del 19/11/2013) è stato affermato che,
in tema di reati tributari, il prestanome non risponda dei delitti in materia di dichiarazione

2

RITENUTO IN FATTO

3.Risulta pacificamente che il Ternullo fosse il rappresentante legale della “T.H.I. Catania
s.r.l.” nel periodo in contestazione e che, quindi, su di lui gravassero gli oneri di gestione e
vigilanza in ordine agli adempimenti amministrativi anche di natura contabile.
La Corte territoriale ha escluso la responsabilità in ordine al reato ascritto non perché
l’imputato fosse una mera “testa di legno”, ma perché egli non si sarebbe occupato della
gestione amministrativa e contabile. Ma, sotto tale profilo, non spiega come possa conciliarsi
tale affermazione con quanto aveva già dato atto il Tribunale in ordine alla sottoscrizione
proprio da parte del Ternullo delle certificazioni rilasciate ai dipendenti.
La Corte di merito fa, poi, riferimento alla mancanza di disponibilità di risorse finanziarie
per assolvere al debito fiscale. Anche sul punto, però, non accerta se il prevenuto abbia assolto
ad un minimo di dovere di diligenza, connesso alla posizione di garanzia derivantegli dalla
qualifica rivestita, di sollecitare alla sede centrale la trasmissione delle risorse per far fronte
alle obbligazioni fiscali.
4. La sentenza impugnata va, pertanto, annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di
Appello di Catania per nuovo esame alla luce dei principi e dei rilievi in precedenza indicati.
P. Q. M.
Annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra sezione della Corte di Appello di Catania.
Così deciso in Roma il 24/03/2015
Il Presidente

previsti dal D.L.gs.n.74/2000 solo se è privo di qualunque potere o possibilità di ingerenza
nella gestione della società (Nella specie la Corte ha annullato la sentenza che aveva assolto il
legale rappresentante di una società, trascurando la circostanza che lo stesso era a conoscenza
della dubbia regolarità della gestione societaria da parte dell’amministratore di fatto)

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