Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14588 del 10/12/2014


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Penale Sent. Sez. 3 Num. 14588 Anno 2015
Presidente: SQUASSONI CLAUDIA
Relatore: GRILLO RENATO

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
BUTTIERI STEFANO N. IL 22/12/1955
avverso la sentenza n. 4106/2011 CORTE APPELLO di BOLOGNA,
del 07/02/2014
visti gli atti, la sentenza e il ricorso
udita in PUBBLICA UDIENZA del 10/12/2014 la relazione fatta dal
Consigliere Dott. RENATO GRILLO
Udito il Procuratore,Geilerale in persona del Dott.
che ha concluso perckeLC

Udito, per la parte civile, l’Avv
Udit i difensor Avv.

c c-

Data Udienza: 10/12/2014

RITENUTO IN FATTO

1.1 Con sentenza del 7 febbraio 2014 la Corte di Appello di Bologna in parziale riforma
della sentenza del Tribunale di Ferrara del 13 luglio 2011 emessa nei riguardi di BUTTIERI
Stefano, imputato dei reati di cui agli artt. 2 comma 22 del D.Lgs. 74/00 e 10 medesimo D.
Lgs. (fatti commessi quanto ai capi a) e b) il 20 dicembre 2004, 12 ottobre 2005 e 23 ottobre
2006 e quanto al capo c) accertato il 25 maggio 2009), previa esclusione della contestata

allo stesso ascritti per intervenuta prescrizione, ad eccezione delle condotte di cui al capo a)
riferite all’anno 2006, perché estinti i reati per prescrizione, e, concessa la circostanza
attenuante di cui all’art. 2 comma 3 del citato D. Lgs., riduceva, per la residua condotta
riguardante l’anno 2006, l’originaria pena inflitta dal primo giudice a mesi otto di reclusione
che sospendeva condizionalmente, confermando nel resto.
1.2 Ricorre avverso la detta sentenza l’imputato a mezzo del proprio difensore
lamentando, con un primo motivo, carenza assoluta di motivazione in ordine al mancato
proscioglimento dell’imputato ai sensi dell’art. 129 comma 2 cod. proc. pen. ricorrendone i
presupposti di cui la Corte di merito immotivatamente non aveva tenuto conto. Con un
secondo motivo la difesa del ricorrente deduce inosservanza della legge processuale penale e
carenza di motivazione per contraddittorietà ed illogicità manifesta con riferimento alla
conferma del giudizio di responsabilità per la residua ipotesi delittuosa di cui all’art. 2 comma 2
del D. Lgs. 74/00 riferita all’anno di imposta 2006, con specifico riguardo al processo valutativo
delle prove. Con il terzo motivo la difesa si duole dell’inosservanza ed erronea applicazione
dell’art. 175 cod. pen. e dell’art. 460 comma 5 cod. proc. pen. per avere la Corte distrettuale
escluso il beneficio della non menzione in relazione alla sussistenza di due precedenti condanne
ritenute ostative al riconoscimento dell’invocato beneficio.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato nei termini e per le considerazioni che seguono. E’ certamente
infondato, in modo manifesto, il primo motivo di ricorso che si riferisce al mancato
proscioglimento immediato per evidenza della prova sulla insussistenza del fatto con
riferimento a tutte le condotte contestate ai capi a), b) e c) riferibili agli anni di imposta 2003,
2004 e 2005. La Corte di merito, posta di fronte alle contestazioni contenute nei capi di
imputazione riguardanti tali anni di imposta, ha fatto buon governo dei principi elaborati dalla
giurisprudenza di questa Corte Suprema in tema dei criteri da seguire per la pronuncia di una
sentenza di proscioglimento immediato, per evidenza della prova sulla insussistenza del fatto o
sulla non attribuibilità di esso all’imputato.
1.1 La contestazione di cui al capo a) concerneva l’indicazione nelle dichiarazioni fiscali
afferenti agli anni 2003-2005 di elementi passivi fittizi in connessione con l’imputazione di cui
,/,,
1

recidiva, dichiarava non doversi procedere nei confronti del predetto imputato in ordine ai reati

al capo b) riguardante l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Ed in effetti la Corte di
merito, sulla base delle prove raccolte e delle dichiarazioni rese dallo stesso imputato nel corso
del suo interrogatorio, non aveva acquisito la prova certa – indispensabile ai fini della
pronuncia di proscioglimento ex art. 129 comma 2 cod. proc. pen. – della insussistenza del
fatto. Siffatto ragionamento è in linea con l’indirizzo di questa Corte di legittimità secondo il
quale “La formula di proscioglimento nel merito prevale sulla dichiarazione di improcedibilità
per intervenuta prescrizione soltanto nel caso in cui sia rilevabile, con una mera attività

positiva della sua innocenza, e non anche nel caso di mera contraddittorietà o insufficienza
della prova che richiede un apprezzamento ponderato tra opposte risultanze” (in termini Sez.
6^ 22.1.2014 n. 10824, Culicchia, Rv. 259495; Sez. 4″ 7.5.2013 n. 23680, Rizzo e altro, Rv.
256202; S.U. 28.5.2009 n. 35490, Tettamanti, Rv. 244273).
2. Non è, invece, manifestamente infondato il secondo motivo con il quale si censura il
ragionamento svolto dalla Corte distrettuale per confermare il giudizio di responsabilità
residuale per le condotte di cui al capo a) riferibili all’anno di imposta 2005: si legge nel capo
di imputazione, dell’inserimento in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti che,
secondo quanto ritenuto dalla Corte di Bologna, sarebbero state emesse dalla ditta MAG di tale
LOTIERZO Giovanni, all’epoca dei fatti amministratore di detta società (fatture delle quali il
BUTTIERI si sarebbe avvalso per poi inserirle nella dichiarazione dei redditi). Tuttavia tale
ragionamento appare gravemente viziato da una serie di incompletezze ed incongruenze sul
piano logico che imporrebbero l’annullamento con rinvio per nuovo approfondito esame sul
punto.
2.1 Ed invero, indipendentemente dal rilievo (dalla Corte distrettuale nemmeno
accennato) della mancata acquisizione della dichiarazione dei redditi agli atti del processo, la
testimonianza CASTALDI (Ufficiale di P.G. che ebbe ad effettuare le indagini) è stata valutata
in modo certamente impreciso posto che il teste aveva riferito che in determinate occasioni il
documento di trasporto (la cui mancanza è stata ritenuta prova del reato con riguardo alla
effettività delle operazioni) poteva anche non essere necessario. Ancora, le “numerose
incongruenze” rilevate dalla Guardia di Finanza e trasfuse, poi, nella motivazione della
sentenza impugnata, non sono state adeguatamente indicate, essendo rimaste – come
obiettato dal ricorrente – nel vago e meritevoli, quindi, di un approfondimento probatorio mai
effettuato (ma doverosamente effettuabile). Inoltre appare manifestamente contraddittoria ed
illogica l’affermazione della Corte territoriale laddove, per un verso, afferma che tutte le fatture
emesse dalla MAG in favore della società del BUTTIERI riguardassero operazioni fittizie (come
asseritamente riferito dal LOTIERZO legale rappresentante della MAG) e, per altro verso,
afferma, ai fini del riconoscimento della circostanza attenuante di cui al comma 3 dell’art. 2 D.
Lgs. 74/00, che alcune di esse riguardavano operazioni effettivamente avvenute (così pag. 3
della sentenza impugnata).

2

ricognitiva, l’assoluta assenza della prova di colpevolezza a carico dell’imputato ovvero la prova

2.2 Tale vizio di manifesta illogicità e contraddittorietà renderebbe necessario, come
accennato, l’annullamento con rinvio della sentenza anche in vista di una analisi completa della
condotta contestata alla luce dei numerosi rilievi difensivi formulati nell’atto di appello e
sostanzialmente rimasti senza adeguata risposta da parte del giudice di merito.
3. Rileva, tuttavia, il Collegio che per il reato residuo, commesso nell’anno 2006, è
maturata la prescrizione in data 23 aprile 2014, per effetto del decorso di anni sette mesi sei
decorrenti dalla data di presentazione della dichiarazione 2006 (23 ottobre 2006): a tale

l’udienza del 15 aprile 2011 e quella del 5 giugno 2011 che fa slittare il detto termine al 13
giugno 2014.
3.1 Si tratta di prescrizione maturata dopo la sentenza di appello che rende del tutto
superfluo l’annullamento con rinvio e che va considerata quale causa di annullamento della
sentenza senza rinvio in ossequio al principio consolidato di questa Suprema Corte secondo il
quale, in caso di maturazione del termine prescrizionale dopo la sentenza di appello, in tanto è
possibile provvedere alla declaratoria di estinzione del reato in quanto il ricorso non risulti
manifestamente infondato: è, infatti, solo l’inammissibilità del ricorso dovuta alla manifesta
infondatezza dei motivi, a precludere la possibilità di rilevare e dichiarare le cause di non
punibilità a norma dell’art. 129 cod. proc. pen. non potendo considerarsi formato un valido
rapporto di impugnazione (Sez. 2^ 8.5.2013 n. 28848, Ciaffoni, Rv. 256463; Sez. 4^
20.1.2004 n. 18641, Tricorni, Rv. 228349; S.U. 22.11.2000 n. 32, De Luca, Rv. 217266).
3.2 L’accoglimento di tale secondo motivo assorbe il successivo afferente alla dedotta
inosservanza della legge penale in punto di diniego del beneficio della non menzione della
condanna ex art. 175 cod. pen.

P.Q.M.
Annulla senza rinvio la sentenza impugnata perchè il reato è estinto per prescrizione.
Così deciso in Roma il 10 dicembre 2014
Il Consigliere tensore

Il Presidente

periodo va aggiunta la sospensione della prescrizione nell’arco temporale compreso tra

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