Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14583 del 23/02/2015


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14583 Anno 2015
Presidente: BEVERE ANTONIO
Relatore: VESSICHELLI MARIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D’APPELLO DI
GENOVA
nei confronti di:
ORLANDI MATTEO N. IL 17/06/1987
avverso l’ordinanza n. 501/2014 TRIBUNALE di MASSA, del
19/04/2014
sentita la azione fatta dal Consigliere Dott. MARIA VESSICHELLI;
lette/s ite le conclusioni del PG Dott.
p Cn p
cèfz.kweect.z,k ,

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 23/02/2015

Fatto e diritto
Propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Massa,
avverso l’ordinanza in data 19 aprile 2014 (rectius 19 giugno 2014) con la quale il locale

Il giudice ha ritenuto che non sussistesse la fragranza osservando che i militari intervenuti, pur
avendo constatato la rissa in cui era coinvolto l’indagato e pur essendo riusciti a fatica a
sedarla non senza essere raggiunti dalle contumelie di costui, tuttavia non avevano saputo
descrivere con precisione il comportamento dell’Orlandi e dei presunti corissanti, essendo
rimasto incerto se si fosse in presenza di un fatto effettivamente qualificabile come rissa
ovvero di un attacco cui avesse fatto seguito un comportamento di natura meramente
difensivo.
Deduce il PM impugnante l’erronea applicazione dell’articolo 391 comma 4 cpp e il vizio della
motivazione.
Fa presente che nella stessa ordinanza impugnata il giudice ha dato atto di circostanze fattuali
chiaramente capaci di delineare lo stato di fragranza.
In particolare sotto la diretta percezione degli operanti era accaduto che, al loro terzo
intervento per sedare i contrasti tra il gruppo capeggiato dall’indagato e quello rappresentato
dalla famiglia Feliziani – Fruzzetti, e pur dopo avere i militari constatato i danni sull’esterno
della abitazione dei primi, era stato posto in essere un intervento punitivo ad opera dello
stesso indagato e di Nicola Antonioli, i quali si erano diretti, correndo, all’interno del giardino
degli avversari e avevano fatto ivi scoppiare la rissa.
Il Procuratore generale presso questa Corte ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
Il ricorso è fondato.
Come correttamente osservato dal Procuratore generale, del resto sulla stessa linea dei rilievi
del Pm impugnante, in sede di convalida dell’arresto, il giudice, oltre a verificare l’osservanza
dei termini previsti dall’art. 386, comma terzo e 390, comma primo, cod. proc. pen., deve
controllare la sussistenza dei presupposti legittimanti l’eseguito arresto, ossia valutare la
legittimità dell’operato della polizia sulla base di un controllo di ragionevolezza, in relazione allo
stato di flagranza ed all’ipotizzabilità di uno dei reati richiamati dagli artt. 380 e 381 cod. proc.
pen., in una chiave di lettura che non deve riguardare né la gravità indiziaria e le esigenze
cautelari (valutazione questa riservata all’applicabilità delle misure cautelari coercitive), né
l’apprezzamento sulla responsabilità (riservato alla fase di cognizione del giudizio di merito)
(Sez. 6, Sentenza n. 25625 del 12/04/2012 Cc. (dep. 02/07/2012 ) Rv. 253022).
Analogamente è stato sostenuto che il controllo che il giudice compie “ex post” circa i
presupposti richiesti dalla legge per la privazione dello “status libertatis” (gravità del fatto e
personalità dell’arrestato) non può esorbitare da una verifica di ragionevolezza sull’operato
della polizia giudiziaria, alla quale è istituzionalmente attribuita una sfera discrezionale
nell’apprezzamento dei presupposti stessi, dovendosi escludere che tale controllo possa
estendersi fino alla rivalutazione dell’operato della polizia giudiziaria fondata su diversi e
ulteriori elementi rispetto a quelli riportati nel verbale di arresto (Sez. 6, Sentenza n. 8029 del
11/12/2002 Cc. (dep. 18/02/2003 ) Rv. 223962).
Ciò posto, va evidenziato che il Giudice per le indagini preliminari non ha fatto corretta
applicazione dei suddetti principi dal momento che è andato ben oltre la predetta verifica di
1

Giudice per le indagini preliminari ha disposto di non convalidare l’arresto di Orlandi Matteo,
eseguito il 18 giugno 2014 in ordine all’imputazione di rissa ( fatto configurato come aggravato
perché commesso mentre l’Orlandi era ammesso ad una misura alternativa alla detenzione in
carcere).

del 20/11/2007 Cc. (dep. 17/01/2008 ) Rv. 238533).
Consegue l’annullamento, senza rinvio, ai sensi dell’art. 620 cod. proc. pen., comma 1, lett. I),
della ordinanza impugnata, essendo stato l’arresto legittimamente eseguito.
L’annullamento va disposto, come detto, senza rinvio, con trasmissione degli atti al Tribunale
di Massa giacché, con l’ accoglimento del ricorso per cassazione del pubblico ministero avverso
l’ordinanza di diniego della convalida di arresto, il ricorso, avendo ad oggetto la rivisitazione di
una fase ormai definitivamente perenta, è finalizzato esclusivamente alla verifica della
correttezza dell’operato degli agenti di polizia giudiziaria, mentre l’eventuale rinvio del
provvedimento impugnato solleciterebbe soltanto una pronuncia meramente formale, senza
alcuna ricaduta di effetti giuridici (Sez. 6, 11 luglio 2006, Adamo).
P.Q.M.
Annulla, senza rinvio, la ordinanza impugnata, essendo stato l’arresto legittimamente eseguito.
Così deciso in Roma,i1 23 febbraio 2015.

ragionevolezza dell’operato della polizia giudiziaria, trascendendo l’inequivoco tenore del
verbale d’arresto pure riportato del provvedimento impugnato – indicativo del coinvolgimento
dell’indagato nella rissa svoltasi al cospetto delle forze dell’ordine- ed anzi valorizzando, ai fini
della configurazione quantomeno del dubbio sulla legittima difesa, elementi acquisiti
successivamente in udienza e, per le ragioni dette, non valorizzabili ai fini del mero giudizio
sulla convalida dell’arresto.
In sede di convalida di un provvedimento coercitivo, infatti, il giudice è tenuto unicamente a
valutare la sussistenza degli elementi che legittimavano l’adozione della misura con una
verifica “ex ante” (deve tener conto, cioè, della situazione conosciuta dalla polizia giudiziaria
ovvero da quest’ultima conoscibile con l’ordinaria diligenza al momento dell’arresto o del
fermo), con esclusione delle indagini o delle informazioni acquisite successivamente, le quali
sono utilizzabili solo per l’ulteriore pronuncia sullo “status libertatis”( Sez. 3, Sentenza n. 2454

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