Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14581 del 15/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14581 Anno 2015
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CURIA GAETANO N. IL 04/10/1976
avverso l’ordinanza n. 218/2014 CORTE APPELLO di CAGLIARI, del
28/02/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 15/12/2014

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dott. Mario FRATICELLI, ha concluso
chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso.

RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza emessa in data 28 febbraio 2014 la Corte d’Appello di Cagliari ha dichiarato
inammissibile l’impugnazione proposta da Gaetano CURIA avverso la sentenza di condanna
(per il reato di cui all’art. 660 cod. pen.) emessa dal Tribunale di Cagliari in data 26 settembre
2013

dicembre 2013, oltre il termine di quindici giorni stabilito dall’art. 585 lett. a) cod. proc. pen,
che decorreva dalla data della notificazione all’imputato contumace dell’avviso di deposito con
l’estratto della sentenza, effettuata il 7 novembre 2013.

2. Con atto sottoscritto dal difensore e depositato in data 2 aprile 2014, Gaetano CURIA ha
proposto ricorso, censurando la circostanza che nell’estratto contumaciale notificato non fosse
indicato il termine per l’impugnazione e chiedendo in via preliminare che sia sollevata
questione di legittimità costituzionale dell’art. 548 cod. proc. pen. nella parte in cui stabilisce
che “l’avviso di deposito con l’estratto della sentenza è in ogni caso notificato all’imputato
contumace”, perché sarebbe in specifica contrapposizione con l’art. 24 Cost. nella parte in cui
si stabilisce che ” la difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento” e con
l’art. 111 Cost. nella parte in cui si evince che “nel processo penale, la legge assicura che la
persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della
natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico…”.
Ha quindi chiesto l’annullamento dell’impugnata ordinanza, con rinvio alla Corte di Appello
perché proceda a giudizio.
In data 15 dicembre 2014 è stata depositata memoria nella quale il difensore del ricorrente ha
reiterato le censure e le istanze già formulate.

3. Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione ha concluso chiedendo la declaratoria di
inammissibilità del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è manifestamente infondato e, di conseguenza, ne va dichiarata l’inammissibilità.

1. Come si è detto sopra, con l’ordinanza in esame la Corte territoriale ha ritenuto la tardività
dell’impugnazione proposta con atto depositato in data 19 dicembre 2013, oltre il termine di
quindici giorni stabilito dall’art. 585 lett. a) cod. proc. pen, che decorreva dalla data della
notificazione all’imputato contumace dell’avviso di deposito con l’estratto della sentenza,
effettuata il 7 novembre 2013.
2

La Corte ha rilevato la tardività dell’impugnazione proposta con atto depositato in data 19

Il ricorrente lamenta il fatto che dall’estratto contumaciale notificatogli non avrebbe potuto
desumere l’esatto termine per impugnare, giacché non è stato indicato che la sentenza era
stata emessa con motivi contestuali.

2. Quanto dedotto dal ricorrente appare irrilevante e per vero sembra finalizzato solo a
giustificare il mancato rispetto dei termini per la proposizione dell’appello.
E’ il caso di evidenziare che l’art. 548, comma 3, cod. proc. pen. statuisce che “l’avviso di
deposito con l’estratto della sentenza è in ogni caso notificato all’imputato contumace”,

dopo la pubblicazione (come avvenuto nel caso di specie) ovvero entro i termini previsti
dall’articolo 544 commi 2 e 3 (comma 1 della stessa norma).
E l’art. 585, dopo aver fissato in via generale il termine di quindici giorni per proporre
impugnazione avverso i provvedimenti emessi nel caso previsto dall’articolo 544 comma 1,
prevede che tale termine comunque decorra solo dal giorno in cui è stata eseguita la
notificazione dell’avviso di deposito con l’estratto del provvedimento per l’imputato contumace.
Si tratta di un sistema posto proprio a garanzia dell’imputato che sceglie di rimanere
contumace e che viene messo nelle condizioni di conoscere l’esito del processo svoltosi a suo
carico.
Orbene, nel caso in esame non v’è contestazione della rituale notifica dell’avviso e quindi del
fatto che l’imputato abbia avuto conoscenza legale ed effettiva del deposito della sentenza.
Si sostiene nel ricorso che “non esiste alcuna comunicazione relativamente al processo ed alla
questione assolutamente importantissima della contestualità delle motivazioni della sentenza
impugnata: importantissima in quanto da quella data inizia a decorrere il termine per
l’impugnazione”.
Tale deduzione è evidentemente erronea: come si è visto il termine per l’impugnazione della
sentenza contumaciale decorre per l’imputato dalla data di notificazione dell’estratto e non da
quella di lettura della sentenza, con motivazione contestuale, in udienza (Sez. 2, n. 36938 del
28/09/2011, Rv. 251140).
Nel caso di specie la notifica è avvenuta il 7 novembre 2013 e l’atto di appello risulta
depositato il 19 dicembre 2013 ovvero anche oltre il termine di giorni trenta previsto dall’art.
585 nel caso previsto dall’articolo 544 comma 2.

3. Questa Corte da tempo ha avuto modo di affermare che l’estratto contumaciale della
sentenza non deve contenere tutti gli elementi formali contemplati dall’art. 546 cod. proc. pen.
ma soltanto quelli essenziali al fine di dare notizie all’imputato che una sentenza è stata
pronunciata nei suoi confronti, in sua contumacia, onde porlo in grado di esercitare il diritto di
impugnazione entro il termine prescritto (Nella specie è stato escluso l’obbligo di indicazione
dell’avvenuta lettura della motivazione di seguito alla lettura del dispositivo) (Sez. 4, n. 10455
del 15/11/1996, Rv. 206440).
3

prescindendo quindi dai casi in cui la sentenza sia depositata in cancelleria immediatamente

Si è detto, in particolare, che l’estratto non deve contenere l’indicazione del termine per
impugnare, essendo onere dell’imputato prendere tempestiva visione della sentenza e
informarsi presso il difensore di quale sia, nel caso specifico, il termine di impugnazione (Sez.
3, n. 35740 del 08/06/2011, Rv. 251239).
E’ stato condivisibilmente precisato che le notizie che l’estratto contumaciale deve contenere
sono: 1) l’indicazione dell’autorità che ha emesso la decisione e delle generalità dell’imputato;
2) l’enunciazione del titolo del reato; 3) il dispositivo integrale della sentenza.
Quindi, l’estratto non deve precisare quale sia il termine per impugnare, essendo onere

suo difensore di quale sia, nel caso specifico, il termine che è tenuto ad osservare (Sez. 2, 15
marzo 2000, Franzoni).
L’eventuale negligenza dell’interessato non si riflette sulla validità dello estratto o sulla sua
idoneità a fare decorrere il termine per la proposizione del gravame.

4. Alla luce di quanto precisato sopra, è evidente come la Corte territoriale nel caso di specie
abbia correttamente dichiarato la tardività dell’impugnazione derivante da negligenza
dell’imputato e del suo difensore.
E’ altrettanto chiaro che la questione di legittimità costituzionale nei termini proposti dal
ricorrente sia irrilevante ai fini della decisione.

P. Q. M.

La Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali e di euro 1000 in favore della Cassa delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2014
Il consigliere estensore

Il presidente

dell’imputato quello di prendere tempestiva cognizione della sentenza e di informarsi presso il

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