Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14578 del 15/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14578 Anno 2015
Presidente: PALLA STEFANO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
SNIDAR ALESSANDRO N. IL 17/06/1975
avverso la sentenza n. 1809/2011 CORTE APPELLO di LECCE, del
14/02/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 15/12/2014

•rt

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dott. Massimo GALLI, ha concluso chiedendo
il rigetto.

RITENUTO IN FATTO

1. Con sentenza della Corte di Appello di Lecce del 14 febbraio 2014 è stata rigettata la
richiesta di revisione della sentenza, emessa dalla Corte di Appello di Bari, nel processo nel
quale Alessandro SNIDAR era stato condannato per il reato di cui all’art. 416 bis cod. pen., per

del gioco d’azzardo e, in particolare, nel campo dei videopoker di genere proibito di cui aveva
la piena gestione.

2. Ha proposto ricorso lo SNIDAR, con atto sottoscritto dal suo difensore, deducendo violazione
di legge e vizio di motivazione.
Si sostiene che erroneamente la Corte territoriale avrebbe ritenuto insussistente un contrasto
di giudicati tra la sentenza (di cui è stata richiesta la revisione) e la sentenza del Tribunale di
Bari del 24 novembre 2005, che ha giudicato con il rito ordinario i coimputati dello SNIDAR
quali partecipi alla associazione criminale indicata nell’imputazione, escludendone però la
natura “mafiosa”.
Altrettanto illegittimamente, ha sostenuto il ricorrente, la Corte di Appello di Lecce avrebbe
escluso la natura di “nuova prova” delle dichiarazioni rese (in sede di indagini difensive) dai
coimputati Luca Alizzi e Nicola Diomede, i quali hanno escluso ogni coinvolgimento dello
SNIDAR nell’attività illecita che gli si contesta.

3.

Con memoria depositata in data 23 maggio 2014 il Procuratore Generale presso la Corte di

Cassazione ha chiesto il rigetto del ricorso.

CONSIDERATO IN DIRITTO

Il ricorso è infondato e, di conseguenza, merita il rigetto.

1. La Corte territoriale, dopo aver dato conto delle fonti di prova sulle quali era stata fondata
l’affermazione di responsabilità dello SNIDAR, ha correttamente ritenuto che non possono
essere considerate “prove nuove” le dichiarazioni rese da due coimputati, che peraltro risultano
smentite dalle risultanze processuali indicate e non sono in grado di incidere sul quadro
probatorio a carico del suddetto ricorrente.
Giova rammentare che, in tema di revisione, il giudice di merito, nel corso della fase
preliminare, ha il limitato compito di valutare in astratto, e non in concreto, la sola idoneità dei
nuovi elementi dedotti a dimostrare – ove eventualmente accertati – che il condannato,
2

aver preso parte all’associazione facente capo a Nicola Diomede, esclusivamente nell’ambito

•-

attraverso il riesame di tutte le prove, unitamente a quella “noviter producta”, debba essere
prosciolto a norma degli artt. 529, 530 e 531 cod. proc. pen.; detta valutazione preliminare,
tuttavia, pur operando sul piano astratto riguarda pur sempre la capacità dimostrativa delle
prove vecchie e nuove a ribaltare il giudizio di colpevolezza nei confronti del condannato e,
quindi, concerne la stessa valutazione del successivo giudizio di revisione, pur senza gli
approfondimenti richiesti in tale giudizio, dovendosi ritenere preclusa, in limine, una
penetrante anticipazione dell’apprezzamento di merito, riservato, invece, al vero e proprio
giudizio di revisione, da svolgersi nel contraddittorio delle parti (Sez. 5, n. 15403 del

E nel caso in esame la Corte territoriale, con motivazione non censurabile, ha valutato non solo
la non affidabilità della nuova prova, ma anche la sua non persuasività e congruenza nel
contesto probatorio già acquisito nel giudizio di cognizione, del quale ha identificato il tessuto
logico-giuridico (Sez. 1, n. 20196 del 05/03/2013 – dep. 10/05/2013, Scimone, Rv. 256157)

2. Altrettanto corretta, poi, appare la valutazione della Corte di appello sull’insussistenza di un

contrasto tra giudicati, “essendo stata riconosciuta in entrambe le sentenze l’esistenza di un
medesimo organismo associativo, laddove la sua diversa qualificazione (mafioso o meno) è,
per l’appunto, la conseguenza di una valutazione effettuata su una diversa piattaforma
probatoria”.
Questa Corte ha più volte chiarito che il contrasto di giudicati rilevante ai fini della revocabilità
di un provvedimento definitivo non ricorre nell’ipotesi in cui lo stesso verta sulla valutazione
giuridica attribuita agli stessi fatti dai due diversi giudici. (Sez. 6, n. 15796 del 03/04/2014,
Rv. 259804; Sez. 6, n. 12030 del 04/03/2014, Rv. 259461; Sez. 6, n. 30029 del 27/02/2014,
Rv. 259449; Sez. 5, n. 3914 del 17/11/2011, Rv. 251718).
Mentre si è ritenuta la sussistenza dei presupposti per la revisione solo quando il fatto
dell’esistenza dell’associazione per delinquere di stampo mafioso posto a fondamento della
sentenza di condanna, o di applicazione della pena, nei confronti di un associato, sia
contrastato da altra sentenza penale irrevocabile che assolva, “perché il fatto non sussiste”,
tutti gli altri imputati della stessa (Sez. 1, n. 43516 del 06/05/2014, Rv. 260702); ipotesi che
con evidenza non ricorre nel caso di specie.

P. Q. M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 15 dicembre 2014
nsigliere estensore

Il presidente

07/03/2014 – dep. 03/04/2014, Molinari, Rv. 260563).

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