Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14575 del 03/12/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14575 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: MICCOLI GRAZIA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
CIMATO MERCURIO N. IL 23/03/1968
avverso l’ordinanza n. 53/2014 TRIB. LIBERTA’ di VIBO
VALENTIA, del 31/07/2014
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. GRAZIA MICCOLI;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

Uditi difensor Avv.;

Data Udienza: 03/12/2014

Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, dott. Pasquale FIMIANI, ha
concluso chiedendo la declaratoria di inammissibiltà del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Con ordinanza del 31 luglio 2014 il Tribunale di Vibo Valentia ha rigettato la
richiesta di riesame, proposta da Mercurio CIMATO, avverso il decreto di
convalida del sequestro probatorio, emesso in data 10 luglio 2014 dal Pubblico

di furto di energia elettrica.
2.

Ha proposto ricorso il CIMATO, con atto sottoscritto dal suo difensore,

deducendo in primo luogo la nullità dell’ordinanza impugnata.
Il Tribunale avrebbe erroneamente ritenuto che il difensore dell’indagato,
sebbene abbia diritto all’impugnazione del sequestro probatorio, non ha diritto
alla notificazione dell’avviso di deposito ex art. 355, comma 2, cod. proc. pen.
Il Tribunale, però, avrebbe fatto confusione, perché l’eccezione di nullità
proposta in sede di riesame era attinente alla mancata notifica al difensore del
decreto di convalida del sequestro e non dell’avviso di deposito.
Il ricorrente ha quindi rappresentato che era stato lo stesso Pubblico Ministero a
disporre nel decreto di convalida del sequestro che tale atto fosse notificato al
“difensore di fiducia che risulti già nominato”.
Il ricorrente ha pure evidenziato che nel suddetto decreto erroneamente era
stato nominato un difensore di ufficio, sebbene fosse stato già designato un
difensore di fiducia.
Infine, il ricorrente ha dedotto che non sarebbero stati trasmessi al Tribunale del
riesame tutti gli atti utili per la decisione e, in particolare, la relazione di servizio
redatta dai tecnici della Società Enel, intervenuti durante le operazioni di
accertamento e sequestro.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso è manifestamente infondato e, conseguentemente, ne va dichiarata
l’inammissibilità.
1. In relazione all’eccezione processuale di nullità, va rilevato che, in data 9
luglio 2014, i Carabinieri della stazione di Nicotera, con l’ausilio di alcuni tecnici
dell’ENEL, dopo aver accertato che per mezzo di un dispositivo

(by pass) era

possibile il prelievo abusivo di energia elettrica presso uno stabilimento balneare,
provvedevano a sequestrare il suddetto dispositivo in danno del CIMATO,
presente a tutte le operazioni.
Il sequestro veniva convalidato con decreto del Pubblico Ministero in data 10
2

Ministero nel procedimento instaurato a carico del suddetto indagato per il reato

luglio 2014, che veniva notificato il successivo 12 luglio al CIMATO e a un
difensore d’ufficio, sebbene in sede di identificazione l’indagato avesse nominato
come suo difensore di fiducia l’avv. Mario Bagnato.
Quest’ultimo in data 18 luglio 2014 ha proposto impugnazione dinanzi al
Tribunale del Riesame, riservando i motivi a sostegno del ricorso.
All’udienza del 31 luglio 2014 il difensore ha dedotto unicamente la nullità del

sebbene l’indagato lo avesse nominato in data 9 luglio 2014.
E’ evidente, allora, che nel caso in esame risulta soddisfatta la finalità della
notifica al difensore di fiducia del decreto di convalida del sequestro, così come
disposta dallo stesso Pubblico Ministero nel suddetto atto.
Va infatti rilevato che la suddetta notifica è legata alla possibilità per il difensore
di fiducia di proporre l’impugnazione del provvedimento di convalida, ai sensi
dell’art. 355, comma terzo, cod. proc. pen., impugnazione che nel caso in esame
-come si è detto- è stata comunque presentata tempestivamente.
Peraltro, questa Corte ha avuto modo di precisare in tema di riesame della
convalida del sequestro probatorio, che viene eseguito dalla polizia giudiziaria e
deve essere convalidato dal pubblico ministero, che per la decorrenza del
termine di proposizione dell’istanza, che l’art. 355, comma 3, cod.proc.pen.
individua nella data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto
sequestro, occorra fare riferimento non al momento in cui l’interessato sia
venuto comunque a conoscenza del sequestro, bensì a quello in cui abbia avuto
notizia del sequestro convalidato e quindi abbia avuto conoscenza delle ragioni
poste a base del provvedimento di convalida (Sez. 2, n. 774/2005, rv. 233333).
Ed ancora, si è affermato che, in caso di sequestro operato di iniziativa della
polizia giudiziaria, il termine per proporre istanza di riesame decorre dalla data di
notifica del decreto di convalida ovvero, in caso di mancata notificazione, dalla
data in cui l’interessato ha avuto conoscenza dell’avvenuto sequestro,
intendendosi per tale il sequestro convalidato (Sez. 1, sentenza n. 41693/2008,
Rv 241428), con l’ulteriore specificazione che, in materia di riesame del
provvedimento di convalida del sequestro, il termine di dieci giorni fissato
dell’art. 355, comma 3, decorre esclusivamente dalla notifica del provvedimento
all’interessato.
Si è ulteriormente precisato che, in tema di sequestro del corpo del reato o di
cose ad esso pertinenti ad iniziativa della polizia giudiziaria, il termine per la
proposizione della richiesta di riesame non può decorrere dalla notifica del
3

decreto di convalida del sequestro per la mancata notifica al difensore di fiducia,

decreto di convalida al difensore. Infatti, malgrado l’art. 355, comma 3,
cod.proc.pen. legittimi quest’ultimo a proporre istanza di riesame, non esiste
alcun obbligo di notifica del suddetto provvedimento al difensore medesimo,
sussistendo l’obbligatorietà di tale adempimento, per espressa statuizione
dell’ultima parte del comma 2 del citato articolo, soltanto nei confronti della
“persona alla quale le cose sono state sequestrate” (Sez. 2, n. 38721 del

12/6/2003, Sent. n. 29493/2003 Rv. 226771).
2. Manifestamente infondato è anche il secondo motivo di ricorso.
Va detto, infatti, che esso non risulta essere stato dedotto in sede di riesame e,
peraltro, il contenuto del verbale di sequestro redatto dalla polizia giudiziaria
specificamente conto delle operazioni compiute con l’ausilio dei tecnici dell’ENEL,
operazioni alle quali il CIMATO ha presenziato, così come risulta dallo stesso
suddetto verbale.
3. Alla declaratoria di inammissibilità segue, per legge (art. 616 cod. proc. pen.),
la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali nonché
(trattandosi di causa di inammissibilità determinata da profili di colpa emergenti
dal ricorso: cfr. Sez. 2, n. 35443 del 06/07/2007 – dep. 24/09/2007, Ferraloro,
Rv. 237957) al versamento, a favore della cassa delle ammende, di una somma
che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 1.000,00.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento
delle spese processuali e della somma di Euro 1.000,00 in favore della Cassa
delle Ammende.
Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2014
Il consigliere estensore

Il Presidente

06/06/2014, Rv. 260518; Sez. 3, Sent. n. 39003/2007 Rv. 237933; Sez. 2,

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