Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14572 del 27/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14572 Anno 2015
Presidente: DUBOLINO PIETRO
Relatore: DE BERARDINIS SILVANA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
FRANCESK VUKAJ N. IL 01/10/1957 parte offesa nel procedimento
c/
SALATI ROMANO N. IL 30/05/1939
avverso il decreto n. 733/2008 GIP TRIBUNALE di PARMA, del
10/07/2012
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. SILVANA DE
BERARDINIS,
ette/splfite le conclusion del PG Dott.

.~0

Data Udienza: 27/11/2014

RILEVATO IN FATTO
Con il provvedimento di cui in epigrafe fu accolta la richiesta di archiviazione degli atti del
procedimento instaurato a carico di SALATI Romano su denuncia querela di FRANCESK Vukai per il
reato di ingiurie.
Avverso detto prowedimento ha proposto ricorso per cassazione, a mezzo del proprio difensore,
il denunciante lamentando violazione dell’art. 408 c.p.p., per mancato avviso della richiesta di
archiviazione, nonostante espressa richiesta contenuta — si afferma — nell’atto di denuncia
querela, nonché vizio di motivazione per mancata valutazione delle prove addotte a sostegno della
A seguito della requisitoria scritta del procuratore generale presso questa Corte, nella quale si
chiedeva che il ricorso fosse dichiarato inammissibile, attesa l’esistenza, in atti, della prescritta
notifica dell’awiso alla persona offesa, effettuata a mani del suo difensore, la difesa del ricorrente
ha fatto pervenire memoria nella quale, sull’assunto che la richiesta del procuratore generale si
basasse sulla ritenuta tardività del ricorso, rispetto alla data in cui la persona offesa aveva avuto
notizia del provvedimento “de quo”, sostiene che il gravame sarebbe invece da ritenere
tempestivo ed insiste poi sulla già dedotta nullità per violazione dell’art. 408 c.p.p..
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il ricorso va dichiarato inammissibile per la ragione indicata nella requisitoria del procuratore
generale, la quale non è costituita dalla tardività del gravame (cui nella detta requisitoria non si fa
menzione alcuna, essendosi il requirente limitato soltanto a richiamare, nell’illustrare in sintesi la
vigente disciplina in materia di impugnazione del decreto di archiviazione, anche l’esistenza del
termine per la eventuale proposizione dell’impugnazione, senza minimamente far cenno ad una
sua ipotetica inosservanza nel caso di specie), ma è invece costituita (come già indficato nelle
premesse in fatto), dalla riscontrata esistenza, in atti, della prescritta notifica dell’avviso previsto
dall’art. 408 c.p.p., validamente effettuata a mani del difensore, presso il quale la persona offesa
deve ritenersi domiciliata “ex lege”, ai sensi dell’art. 33 disp. att. c.p.p. (si vedano, a quest’ultimo
proposito: Cass. VI, 10 — 23 luglio 2009 n. 30743, p.o.in proc. Doinati, RV 244775; Cass. III, 13
maggio —23 giugno 2010 n. 24062, p.o. in proc. L, RV 247794; Cass. V, 20 ottobre — 6 dicembre
2012 n. 47525, p.o. in proc. Nencioli, RV 254075).
Quanto, poi, alla dedotta mancanza di motivazione a sostegno della ritenuta infondatezza della
notizia di reato, per mancata valutazione di quelli che si assume sarebbero stati gli elementi di
prova prodotti a corredo della denuncia — querela, vale osservare che, non risultando che, a
seguito della rituale notifica dell’avviso di cui all’art. 408 c.p.p., sia stata proposta opposizione, fa
difetto la condizione per la proponibilità, da parte della persona offesa, della suddetta doglianza.
A ciò aggiungasi che, d’altra parte, sostenendosi nello stesso atto di ricorso che l’archiviazione
sarebbe stata chiesta in considerazione della maturata prescrizione del reato e non contestandosi
che tale maturazione si fosse effettivamente verificata, non si vede da quale interesse
giuridicamente apprezzabile possa essere sostenuto il proposto gravame, il quale sarebbe quindi,
anche per tale ragione, comunque inammissibile.

rappresentata ipotesi di reato.

La ritenuta inammissibilità del ricorso comporta le conseguenze di cui all’art. 616 c.po.p.„ ivi
compresa, in assenza di elementio che valgano ad escludere ogni profilo di colpa, anche
l’applicazione della prescritta sanzione pecuniaria, il cui importo stimasi equo fissare in euro
cinquecento.
P. Q., M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese proicxessuali e
della somma di euro 500 a favore della Cassa delle ammende.

Così deciso in Roma, il 27 novembre 2014.

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