Sentenza Sentenza Cassazione Penale n. 14568 del 25/11/2014


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Penale Sent. Sez. 5 Num. 14568 Anno 2015
Presidente: OLDI PAOLO
Relatore: PEZZULLO ROSA

SENTENZA

sul ricorso proposto da:
DE MARTINO FILOMENA N. IL 19/03/1957 parte offesa nel
procedimento
c/
FERRARI ANTONELLA N. IL 17/01/1956
DI PIPPO CONCETTA N. IL 05/02/1971
POLIDORO LORELLA N. IL 21/05/1960
D’ASCENZO FABIANA N. IL 30/10/1973
NALETTO SIMONETTA N. IL 12/03/1957
MANCUSI NICOLETTA
LA CAPRUCCIA GABRIELLA N. IL 12/03/1974
SANTOPONTE GIOVANNA N. IL 12/03/1970
MALAGOLI PATRIZIA N. IL 05/11/1961
GUERRA ANDREINA N. IL 27/11/1955
PULLICA DONATELLA N. IL 07/05/1958
RIVAROLI ELISA N. IL 21/12/1968
BASCHIERI ROBERTA N. IL 15/12/1961
BABBINI ANNA N. IL 01/12/1979
GHINELLI ARTURO N. IL 11/07/1950
SALANITRI ROSANNA N. IL 22/09/1973
SACCO ORSOLA N. IL 26/06/1973
VITALE MATILDE N. IL 03/03/1962
PIRRERA ROSANNA
VARONE ERASMO
MAZZOTTIN GENTILI ELISA
ZANI SILVIA N. IL 23/06/1980
BLEVE MARIA LUCIA N. IL 10/12/1976
FONTANINI ANTONELLA N. IL 14/02/1954
MASELLI ANNA N. IL 12/04/1965
BURSI GRAZIELLA N. IL 04/05/1956
LO TITO MARIA N. IL 06/02/1971
GHIRRI MARIA N. IL 04/04/1970
GUANDALINI GABRIELLA
LEONARDI CINZIA N. IL 25/05/1973

Data Udienza: 25/11/2014

avverso il decreto n. 8961/2010 GIP TRIBUNALE di MODENA, del
05/10/2013
sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. ROSA PEZZULLO;
lette/sentite le conclusioni del PG Dott.

TACCONI CRISTINA N. IL 20/03/1970
SOSSIO TERESA N. IL 02/11/1955
ANGELINI PAOLA N. IL 20/02/1966
INFUSO ALEXANDRA N. IL 27/11/1978
MUNARI TIZIANA N. IL 04/06/1968
RAGUSA MARIANGELA
LINO LAURA
GALDERISI ANNA MARIA N. IL 28/04/1973
SENESE MARIA ROSARIA N. IL 28/11/1977
COPPOLA ARIANNA N. IL 30/06/1976
GUAZZI CHIARA N. IL 21/04/1971
SILVAGGIO ROSALIA N. IL 17/07/1965
SENETTONE ERMEUNDA N. IL 24/09/1965
PERRI PASQUALINA N. IL 03/01/1964
ZANNI PAOLO N. IL 15/06/1958
SILVESTRI ROSA MARIA N. IL 14/04/1976
TIOLI SILVIA N. IL 21/06/1961
GARUTI DENIS N. IL 27/06/1953
BIGNARDI ISA N. IL 05/07/1953
GALLIANI PAOLA N. IL 18/06/1970
TUBEROSA ROSA N. IL 28/02/1975
CATTINI ADRIANA N. IL 18/02/1954
ROMPIANESI CECILIA N. IL 03/03/1955
GOLDONI ELISA N. IL 15/06/1979
DEL BUONO VANDA N. IL 08/02/1957
ADANI DANIELA N. IL 10/04/1953
VECCHI MARIA ANGELA N. IL 03/12/1958
CAPPELLI ANNA N. IL 06/04/1963
AIELLO ANGELA
FRANCHINI MARIA ELENA N. IL 25/07/1969
RONCAGLIA MONICA N. IL 28/08/1967
MOLINARI MARINA N. IL 05/06/1963
FESTA ORSOLINA N. IL 19/11/1954
MURATORI ANTONELLA N. IL 08/07/1970
ZANOTTI GABRIELA N. IL 23/03/1957
BONI MELANIA N. IL 13/02/1965
BORTOLAI PAOLA N. IL 30/06/1965
COSCIA ILEANA N. IL 12/06/1974
DELLA PORTA ADELE N. IL 06/11/1973
DE MARINIS LUCIANA N. IL 16/01/1983
MARCHI MARILENA N. IL 14/10/1953
MARTINELLI PAOLA N. IL 22/11/1953
PATERNUOSTRO LORENZA
PENNICA VALENTE MANUELA N. IL 26/11/1973
RASPA MARYLISA N. IL 15/09/1957
RICCA RITA ROSARIA N. IL 07/10/1952
SBERNA MARIA N. IL 31/12/1979
VULCANO ROSA N. IL 15/09/1956
MAGNANINI LORETTA N. IL 23/01/1947
BOTTI ANNA MARIA
MATTIOLI OMBRETTA N. IL 20/06/1961

RITENUTO IN FATTO
1. Con decreto in data 5.10.2013 il Giudice per le indagini preliminari del
Tribunale di Modena disponeva l’archiviazione del procedimento nei confronti di
Ferrarí Antonella ed altri, per il reato di cui all’art. 595 c.p., in danno di De
Martino Filomena, ritenendo che l’opposizione alla richiesta di archiviazione
fosse inammissibile, in quanto priva delle condizioni tassativamente previste
dall’art. 410/1 c.p.p. e, specificamente, del requisito di rilevanza delle richieste
di indagini suppletive.

cassazione, a mezzo del proprio difensore, lamentando la ricorrenza del vizio di
cui all’art. 606, primo comma, lett. c) c.p.p., per violazione di legge, in
relazione agli artt. 127 – 409 – 410 c.p.p. e violazione del diritto al
contraddittorio; in particolare, la valutazione effettuata dal G.i.p. è errata,
essendo il suo sindacato limitato esclusivamente alla pertinenza delle
investigazioni suppletive richieste, non rientrando nei suoi poteri la facoltà di
effettuare valutazioni prognostiche, in merito all’esito delle investigazioni
suppletive indicate dalla persona offesa; la decisione impugnata sì è tradotta, in
concreto, nella violazione del diritto al contraddittorio della parte lesa che, in
presenza dell’opposizione, deve essere garantito.
3. Il procuratore generale ìn sede ha presentato conclusioni scritte per
l’inammissibilità del ricorso.
CONSIDERATO IN DIRITTO
Il

ricorso è inammissibile, siccome manifestamente infondato.

1. Ed invero, non merita censure il ragionamento, con il quale il G.i.p. ha
ritenuto di disporre l’archiviazione del procedimento nei confronti di Ferrari
Antonella ed altri, ai sensi dell’art. 410/2 c.p.p., in presenza dell’opposizione
della p.o., non essendo tale valutazione in contrasto con i limiti del sindacato di
“ammissibilità” devoluto al giudice, in base alla predetta disposizione.
2. Giova richiamare in proposito i principi più volte affermati da questa
Corte, secondo cui, ai fini dell’ammissibilità dell’opposizione della persona offesa
alla richiesta di archiviazione, il giudice deve valutarne la pertinenza, ossia
l’inerenza alla notizia di reato, e la rilevanza, cioè l’incidenza concreta degli
elementi di prova sulle risultanze dell’attività compiuta nel corso delle indagini
preliminari, senza, tuttavia, apprezzarne la capacità probatoria, non potendo il
giudice anticipare, attraverso il decreto, valutazioni di merito in ordine alla
fondatezza o all’esito delle indagini suppletive indicate, dal momento che
l’opposizione è esclusivamente rivolta a sostituire il provvedimento “de plano”
con il rito camerate (Sez. 5, n. 3246 del 12/12/2012 , Rv. 254375). Il giudice, in
particolare, può e deve valutare nel giudizio di ammissi

dell’opposizione

2. Avverso tale decreto De Martino Filomena ha proposto ricorso per

s
I

l’incidenza del tema di prova sul complessivo quadro probatorio, mentre esula
dall’ambito operativo del giudizio di ammissibilità “de plano” la valutazione
dell’idoneità degli elementi dedotti alla dimostrazione del predetto tema di prova,
non consentita in tale sede (Sez. 5, n. 26809 del 17/04/2014 Rv. 260571).
Qualora il G.i.p. abbia dichiarato “de plano” l’inammissibilità dell’opposizione
della persona offesa, motivandola sotto entrambi i profili richiesti dall’art. 410
cod. proc. pen. (pertinenza e rilevanza), il giudice di legittimità non può
sindacare la valutazione di merito già effettuata dal G.i.p. sulla infondatezza

3. Tanto premesso, si osserva che il G.i.p., nel caso di specie, ha fatto
corretta applicazione di tali principi, atteso che, dopo aver analizzato la vicenda
nella quale si inserisce la lettera inoltrata da 80 insegnai al Provveditore agli
Studi, al competente Ministero, all’URS, ai Sindacati di categoria, all’Assessore
alla Pubblica Istruzione e alla Dirigente scolastica, contenente le espressioni
ritenute “diffamatorie” dalla De Martino- direttore dei Servizi Generali e
Amministrativi presso la Direzione Didattica 3° circolo di Modena- ha concluso
che nelle espressioni “poca chiarezza nel fornire informazioni, la sua difficoltà a
gestire le normali procedure di organizzazione del lavoro.., atteggiamenti
intimidatori e perfino vessatori, il tentativo reiterato di screditare il Dirigente o il
Collegio Docenti, mettendo in più occasioni uno contro l’altro il personale
scolastico o, peggio ancora, genitori contro docenti o contro il Dirigente…” “a
più riprese siamo stati testimoni di svariati episodi di intimidazione, abuso di
potere, indisponibilità a fornire dati e informazioni necessari al buon
funzionamento delle nostre attività” che” il clima destramente difficile e negativo
causato dal comportamento del D.S.G.A. ha fortemente compromesso il
rapporto di stima e di fiducia necessario per il buon funzionamento della nostra
scuola” non fosse ravvisabile il reato di diffamazione, stante la ricorrenza
dell’esimente del diritto di critica. In particolare, ha evidenziato il G.i.p., che la
lettera in questione si accompagnava ad una serie di note indirizzate alla
querelante, con la quale diversi insegnanti lamentavano la mancata erogazione
di fondi, già stanziati da enti diversi e finalizzati all’acquisto di attrezzature o ad
attività ludiche, senza che nessuna spiegazione venisse fornita sul mancato
-A;
utilizzo tali fondi, l’ingiustificato spostamento di collaboratori addetti
all’assistenza di alunni con gravi patologie, l’ingiustificato rifiuto di autorizzare
permessi anche non retribuiti ed altro, sicchè tale lettera era in realtà rivolta
alle diverse autorità allo scopo di richiedere una più efficiente, serena e
collaborativa gestione del servizio e le espressioni in essa utilizzate erano
funzionali al ristabilimento della corretta azione dell’ufficio manifestazione del
diritto di critica.

2

della notizia di reato (Sez. 5, n. 47634 del 26/05/2014 Rv. 261675).

’41

4. In tale contesto, non appare censurabile la valutazione contenuta nel
provvedimento impugnato, secondo cui le indagini suppletive richieste dalla De
Martino- consistenti nell’acquisizione del verbale del Collegio Docenti e dell’atto
di mozione oggetto di discussione del Collegio docenti, nonché nell’assunzione a
s.i.t. di Maurizia Bigi e Ermes Ghiddi che avevano effettuato una visita ispettiva
per il controllo degli atti amministrativi- non si presentano rilevanti. Tale
valutazione, infatti, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, lungi
dal tradursi in una proiezione prognostica in merito alla fondatezza o all’esito
è strettamente collegata alla ritenuta

infondatezza della notizia di reato, stante la configurabilità dell’esimente del
diritto di critica, in relazione alla quale, le indagini suppletive richieste non si
presentano, appunto, idonee a contrastarla, non incidendo su quanto già emerso
nel corso delle indagini preliminari.
5. Alla declaratoria di inammissibilità segue per legge la condanna della
ricorrente al pagamento delle spese processuali, nonché, trattandosi di causa di
inammissibilità riconducibile a colpa del ricorrente (Corte Costituzionale n. 186
del 7-13 giugno 2000), al versamento, a favore della cassa delle ammende, di
una somma che si ritiene equo e congruo determinare in Euro 1000,00, ai sensi
dell’art. 616 c.p.p..

p.q.m.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle
spese processuali e della somma di euro 1000,00 in favore della cassa delle
ammende.
Così deciso il 25.11.2014

delle indagini suppletive indicate,

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